LIBERTA’ DI STAMPA: LA TURCHIA E IL CASO ZAMAN

Uno sfondo nero campeggiante una scritta a caratteri cubitali: “un giorno vergognoso per la stampa libera in Turchia”.

E’ come è apparso il 4 marzo 2016 l’ultimo numero del giornale turco Today’s Zaman, edizione in lingua inglese dell’omonima testata Zaman, uno dei pochi quotidiani d’opposizione in Turchia e per questo commissariato dal presidente Recep Tayyip Erdoğan.

Il “caso Zaman”, però, è solo l’ultimo in ordine cronologico. Infatti, il governo di Ankara, è da molto tempo al centro dell’attenzione per quanto riguarda la mancata tutela dei diritti umani e la censura esercitata sulla stampa.

Una situazione controversa, considerate le spinte sempre maggiori, provenienti da ambo le parti, e che vorrebbero la Turchia stato membro dell’Unione Europea entro la fine del 2016.

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E così, tra caos e proteste, con la polizia intenta a sedare le manifestazioni davanti la sede del giornale con idranti e lacrimogeni, si è conclusa l’avventura editoriale di quello Zaman che in Turchia vantava una tiratura di oltre 2 milioni di copie, sino a quando, il commissariamento, con il conseguente allontanamento dello storico direttore Abdülhamit Bilici e dell’ingresso nel consiglio direttivo di Tahsin Kaplan, Sezai Şengönül e Metin Ilhan, avvocato e fervente sostenitore di Erdoğan, hanno fatto colare a picco, portandolo sull’orlo del fallimento.

Quando il 4 marzo, il tribunale di Istanbul ha sancito la necessità di dover commissariare il Feaz Media Group, gruppo editoriale proprietario di Zaman e Today’s Zaman, con l’accusa, mai provata, di manipolare le notizie su ordine dell’organizzazione terroristica Fethullahista, a capo della quale vi è il religioso Fethullah Gülen, un tempo braccio destro del presidente Erdoğan ma attualmente, suo principale oppositore, nell’aria vi era già l’odore di censura.

Il giornale, inoltre, è stato anche accusato di parteggiare per la costruzione di uno stato parallelo e di collaborare con il PKK( Partito dei lavoratori del Kurdistan ndr), operazioni, secondo il governo, a tal punto note e pericolose, da dover essere bloccate al più presto.

E così, poche ore dopo la decisione del procuratore capo di Istanbul, la polizia ha fatto irruzione nella sede di Zaman, allontanando con la forza i due direttori: Abdülhamit Bilici e Sevgi Akarçeşm, quest’ultima, è stata addirittura spintonata con violenza fuori dalla struttura. Le forze dell’ordine, per impedire che venissero diffuse immagini, hanno anche distrutto i computer e le telecamere presenti nella redazione.

 

Turkish anti riot police enter the Zaman Daily headquarters in Istanbul on March 5, 2016. An Istanbul court on March 4, 2016 ordered into administration a Turkish Zaman daily newspaper that is sharply critical of President Recep Tayyip Erdogan, amid growing alarm over freedom of expression in the country. / AFP / Zaman Daily Newspaper / AKIF TALHA SERTTURK (Photo credit should read AKIF TALHA SERTTURK/AFP/Getty Images)
La polizia mentre fa irruzione nella redazione di Zaman

Molti sono stati i giornalisti ai quali è stato concesso, il giorno successivo, di poter tornare regolarmente a lavoro ma, la maggior parte di questi, ha denunciato l’impossibilità di accedere alla proprio email redazionale e la mancanza di connessione internet.

I redattori, indignati, prima di dare le proprie dimissioni, hanno divulgato tramite i loro account Twitter, le condizioni nelle quali gli era stato imposto di svolgere la professione giornalistica.

Alcuni giorni dopo, viene stampata la prima edizione del “nuovo” Zaman, un quotidiano completamente diverso dal precedente, privo di quel taglio critico e indipendente che lo ha portato ad essere uno dei giornali più venduti in Turchia e, con in prima pagina, una foto di Erdoğan in trepidante attesa di inaugurare il nuovo ponte sullo stretto del Bosforo.

Ma, con la stessa velocità, i fuoriusciti di Zaman, capeggiati dagli storici direttori delle due edizioni del quotidiano: Abdülhamit Bilici e Sevgi Akarçeşm hanno dato vita a Yarina Bakış( Sguardo al domani ndr), giornale creato e dato alle stampe in pochissimi giorni e che si propone di dare nuova voce all’opposizione anti-Erdoğan in Turchia.

Operazione, questa, fortemente sentita e appoggiata nello stato del Bosforo, al punto tale che, Yarina Bakış, pur essendo un giornale prepotentemente ostacolato e osteggiato dal governo turco, può contare su di un record di vendite e letture senza precedenti. Mentre, è di pochi giorni fa la notizia secondo cui il “nuovo” Zaman rischia la chiusura, avendo ridotto la sua tiratura a poco più di 2000 copie.

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Nonostante questa sia una situazione prettamente turca, il “caso Zaman” imbarazza non poco l’Unione Europea, che continua a spingere per l’ingresso della Turchia nella UE.

I termini dell’accordo sono noti: in cambio della chiusura delle frontiere turche per oltre 3 milioni di profughi, Erdoğan si è impegnato a liberalizzare in poco tempo i visti e a stanziare 3 miliardi di euro.

Sia la Merkel che Holland, si sono detti favorevoli ad una soluzione di questo tipo, pur non approvando la politica repressiva e anti-immigrazione di Ankara. Resta da capire, però, come reagiranno i membri dell’Unione Europea, di fronte a un nuovo, emblematico caso di cronaca che ha interessato la Turchia in questi giorni: l’agguato compiuto ai danni di Can Dündar, giornalista, economista e direttore di Cumhuriyet, testata in strenua opposizione alla politica governativa.

L’uomo, però, nonostante sia scampato miracolosamente all’attentato, è stato condannato, alcuni giorni dopo, a 5 anni di carcere, con l’ “accusa” di aver indagato sul traffico di armi in Siria.

 

Valentina Nesi

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