VERSO ORIENTE: IL BOOM ECONOMICO DELLA CINA

Fino al XIX secolo leader indiscussa della politica e dell’economia asiatica, la Cina, dopo una battuta di arresto che si è protratta sino al secondo dopoguerra, con la creazione della Repubblica Popolare Cinese ad opera di Mao Tse-tung, e le conseguenti innovazioni apportate ad un sistema culturale ed economico sino a quel momento lacunoso, si conferma protagonista indiscussa dell’economia globale.

La fluttuazione da sistema autocratico, che ne ha assicurato il controllo territoriale, a liberismo “sfrenato”, è stata l’arma vincente della Cina che, negli ultimi anni, ha potuto vantare di essere non solo una delle maggiori detentrici del debito pubblico statunitense, con la Fed( Federal Reserve ndr) che solo da poco ha riconquistato il primato in patria, ma anche la culla di alcune delle più importanti multinazionali al mondo.

Secondo il Boston Consulting Group, su 100 compagnie nate nei paesi emergenti e che stanno per diventare multinazionali, 41 sono cinesi.

Infatti, negli ultimo vent’anni, il legame tra Cina e multinazionali si è rinsaldato sempre più grazie a quella che in economia è definita complementarità di interessi e che ha portato all’aumento degli investimenti dall’estero nella terra del dragone e alla conseguente crescita del commercio globale.

L’esportazione di merci a basso costo, sopratutto negli Stati Uniti, innescando un sistema che il sociologo Walden Bello ha definito chaingang economics, una sorta di do ut des tra la Cina che produce a prezzi molto bassi e gli U.S.A. che consumano smodatamente, permette a creditore e debitore di dar vita ad un sistema che si potrebbe definire “a domino” e nel quale la complementarità di intenti è parte fondamentale per il mantenimento dello status quo.

fabbrica cina

Ovviamente, la crisi del capitalismo occidentale e la nascita del neoliberismo con la conseguente diffusione della globalizzazione e la sovraproduzione, hanno favorito di molto l’incremento dell’economia cinese, penalizzando, altresì, i sistemi economici degli altri Paesi, emergenti e non, che non possono contare su alcuni fattori determinati quali: produzione e manodopera a costi decisamente inferiori e mancato rispetto di alcune norme sindacali e finanziari che hanno consentito alla Cina di riuscire a speculare in modo spregiudicato e a produrre molte merci in pochissimo tempo.

Ma, con la crisi economica ormai galoppante, diversi sono stati i Paesi che hanno cercato di rivitalizzare le proprie economi, mandando in “crisi” quello che solo fino a qualche anno fa era inespugnabile: il sistema economi cinese.

Per contrastare ciò, Pechino ha dato vita ad un piano di modernizzazione industriale, atto a potenziare non solo il settore dell’elettronica, vero e proprio motore trainante della Cina con Lenovo e Huawei che fatturano circa 16 miliardi di dollari l’anno, ma anche il ramo siderurgico che, con una produzione generale di circa 980 milioni di tonnellate di ferro l’anno, potrebbe essere determinate nel ristabilire la leadership della Cina nel mercato globale.

I costi, però, di questo strabiliante successo economico in perenne evoluzione sono altissimi.

Residents look at a heavily polluted river in the town of Zhugao in China's southwest Sichuan province on February 4, 2009. As millions of migrant workers from China's countryside face unemployment its communist leaders are concerned about the potential for social unrest among its roughly 800 million people who live in the nation's largely poor and polluted countryside. AFP PHOTO/Peter PARKS - salom

Non solo l’inquinamento atmosferico che raggiunge di giorno in giorno spaventosi record, con il limite delle emissioni di CO2 ben al di sopra della media e che porta il cielo a colorarsi di un rosa intenso che, a dispetto della tonalità cromatica, sta ad indicare un palese pericolo per la salute dei cittadini, tanto da portare ad un netto incremento delle morti premature, ma anche una violazione dei diritti umani che vede gli operai spesso costretti a lavorare a ritmi serrati e a dormire persino nelle fabbriche pur di soddisfare gli standard di produzione imposti.

Dicotomie, queste, che non possono passare inosservate e che portano la Cina ad essere considerata non solo il più vistoso dei miracoli economici ma anche la più grande contraddizione attualmente esistente.

 

Valentina Nesi

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