ATTUALITÀ

LA VITA È ALTROVE -IL GOVERNO TURCO E LE VIOLAZIONI DEI DIRITTI UMANI

Un rapporto dell’Alto commissariato delle Nazioni Unite per i diritti umani, divulgato il 10 Maggio, ha reso note alcune segnalazioni di violazioni aberranti, commesse nel sud-est della Turchia dalle forze militari e dalle forze di sicurezza turche. La situazione è piuttosto drammatica, poiché nell’ormai città fantasma di Cizre, situata nella provincia sud-orientale di Sirnak, dove il coprifuoco imposto ha superato le norme previste da qualsiasi dichiarazione dei diritti, sono stati commessi atroci crimini contro l’umanità. 

A riguardo, si è in possesso di una documentazione “ufficiale” cronologicamente limitata, che riguarda il periodo di tempo che intercorre tra il mese di Febbraio e il mese di Maggio 2016, ma di cui si possiedono segnalazioni e rapporti che risalgono fino al mese di Dicembre 2015. 

 

LE OPERAZIONI MILITARI A CIZRE

Nel corso delle violente operazioni militari –  definite “di successo” dal ministro degli Interni turco Efkan Ala –  che hanno visto muovere la Turchia contro i quartieri e le città curde, numerosi civili disarmati, tra cui donne e bambini, sono stati deliberatamente colpiti da cecchini o da altri membri dell’esercito e delle forze dell’ordine, durante i periodi di coprifuoco o durante le azioni di sicurezza e militari.

In particolare, si segnalano solo alcuni dei numerosi rapporti registrati dall’IHD (Human Rights Association) nel Dicembre 2015. I dati sono stati riportati dall’associazione, in riferimento alla segnalazione di violazioni del diritto alla vita nella città di Cizre:

  • 16 Dicembre, Hediye Şe, 30 anni, civile disarmato, sparata e uccisa dalle forze dell’ordine mentre camminava nel suo giardino di casa.
  • 18 Dicembre, Ibrahim Akan, 15 anni, dichiarato morto per lesioni da fuoco prodotte da carro armato.
  • 22 Dicembre, Mehmet Saçan, 38 anni, civile disarmato, sparato in testa dalle forze dell’ordine.
  • 24 Dicembre, Ferdi Kalkan, 19 anni, civile disarmato, deceduto a causa di un colpo di cannone che ha colpito la sua abitazione.
  • 25 Dicembre, Miray Ince, 3 mesi di vita, gravemente ferita sul volto a causa di spari delle forze dell’ordine, non è stato possibile salvarla.
  • 25 Dicembre, Ramazan Ince, nonno di Miray Ince, 73 anni, civile disarmato, sparato e ucciso dalle forze dell’ordine mentre cercava di portare sua nipote verso un’ambulanza in attesa sulla strada principale.
  • 28 Dicembre, Hüseyin Erten, 16 anni, sparato e ucciso dalle forze dell’ordine.
  • 28 Dicembre, Hüseyin Selçuk, 5 anni, sparato e ucciso dalle forze dell’ordine.

Alcuni rapporti, inoltre, segnalano un numero elevato di arresti arbitrari di civili (più di 1.285 persone arrestate solo in un anno), confluiti in azioni di tortura e in altre forme di maltrattamento. In alcune situazioni è stato impedito il soccorso dei feriti e l’accesso ad ambulanze e a personale medico nelle aree curde. Le autorità turche hanno in aggiunta impedito a organi legali, ad associazioni per i diritti umani, a osservatori esterni e persino a inquirenti delle Nazioni Unite di entrare nelle zone sottoposte a coprifuoco, rendendo così complesse le indagini; e chi ha trovato il coraggio di denunciare le violazioni in corso «è stato minacciato, sottoposto a indagine penale o altrimenti perseguitato», come riporta il comunicato di Amnesty International del 21 Gennaio.

 

Cizre dopo attacchi

Città di Cizre dopo le operazioni militari turche

 

 

I MASSACRI NEL SEMINTERRATO

Nel mese di Febbraio sono state segnalate e documentate le violazioni più terrificanti. Nonostante la presenza di tali documentazioni, l’oscurantismo del governo di Ankara non rende possibile il calcolo preciso delle vittime coinvolte.

Più di tre gli edifici assediati dall’esercito turco. All’interno di essi, nei seminterrati, trovavano rifugio più di un centinaio di persone, tutti civili disarmati, tra i quali vi erano anche bambini e feriti. Il 7 Febbraio i media locali hanno riportato la notizia, ritirata in seguito, dell’uccisione di 60 terroristi negli stessi seminterrati, dai quali, poco dopo, sono stati estratti 167 corpi bruciati.

I documenti fotografici mostrano come i corpi, accatastati, riportassero chiari segni di traumi subiti pre-mortem: alcuni cadaveri erano privi di testa, di occhi o riportavano tagli e lesioni profonde. Ai parenti delle vittime è stato vietato l’avvicinamento ai corpi. 

 

 

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Durante le operazioni militari, l’esercito e le forze dell’ordine turche hanno aperto il fuoco contro civili disarmati, colpendo anche bambini.

 

A una settimana dall’accaduto, il ministro degli Interni turco Efkan Ala, ha celebrato la riuscita delle operazioni militari a Cizre tra i festeggiamenti dell’esercito e della polizia turca, i quali hanno solennizzato il momento sparando ininterrottamente per aria. 

Zeid Ra’ad Al Hussein, l’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani, ha aperto un’inchiesta e ha invitato irremovibilmente la Turchia  a collaborare e concedere l’accesso al personale ONU, ad altri organi e osservatori esterni, a organizzazioni della società civile e a giornalisti, per dare seguito alle indagini. La Turchia sembra aver accettato la richiesta, se pur in ritardo e con fare negazionistico.

(Fonti: UNHCHR, UN, Amnesty International, IHD)


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