CULTURA

VOTA CON LA TUA FORCHETTA – L’INCHIESTA CULINARIA TARGATA NETFLIX

La mia missione è quella di cambiare il modo in cui noi mangiamo. Per questo io voglio raggiungere tutte le persone che posso e incontrarle dove loro si trovano”. Queste furono le parole di Michael Pollan quando decise di trasformare il suo libro del 2013, Cooked. A Natural History of Transformationadbdd52a4c6d8db84ff40845131bbd5eb9894b53
in un vero e proprio documentario, una sorta di serie TV in quattro puntate, con lo scopo di informare il pubblico sull’importanza di cucinare il cibo che si mangia. Un viaggioall’interno della cucina tradizionale di popolazioni remote e meno lontane, che hanno coltivato nel tempo, la necessaria passione per i modi di cucinare il cibo. Questo progetto, realizzato con Netflix, ha proprio in nome di Cooked. Sono quattro le puntate in cui il documentario è suddiviso: Fuoco, Acqua, Aria e Terra e per ognuna di queste tematiche, Pollan descrive la storia dell’uomo in relazione al cibo per poi arrivare a un’aspra critica del mercato culinario moderno, soprattutto quello della grande distribuzione; una società distopica dove sempre meno persone cucinano il cibo per la gioia di farlo e di condividerlo con familiari e amici. Pollan riflette su tutto ciò e asserisce che l’atto del cucinare “è qualcosa che è nascosto in piena luce. Abbiamo visto nostra madre farlo, nostro padre farlo, ma non ci abbiamo fatto caso, e continuiamo a non farci caso, soprattutto da quando le grandi industrie ci pensano al posto nostro”. Questa è un’aspra critica a tutto ciò che la società contemporanea è diventata e questo documentario ce lo dimostra passo dopo passo. Basti pensare che la prima scena del pilot “Fuoco” si svolge in Australia dove dei gruppi di aborigeni danno fuoco alla steppa. Una volta spento il fuoco queste persone si lanciano alla ricerca di qualcosa tra il terreno bruciato. Jigsaw_Cooked_PromoStills_Fire_06aresize.0Scavano nella sabbia rossa e dopo pochi istanti tirano su dei mega lucertoloni affumicati che sbattono figorosamente a terra per assicurarsi della morte. Quello è il loro cibo primordiale, forse più antico della storia stessa. Ciò vuole essere semplicemente un esempio: se delle persone sono disposte a dedicarsi con molta fatica alla ricerca e alla preparazione di un cibo, perché non dovremmo farlo anche noi? Effettivamente, guardare Pollan mentre impara come si realizza un brasato o un souflée perfetto, fa venir voglia a chiunque di mettersi dietro i fornelli. d41221e8899b0fb18c7b58da74440ddd-1455886858E soprattutto, questo documentario ha la grande qualità di non far sembrare impossibile la realizzazione di un piatto. Se pensiamo ad altri format televisivi, come Masterchef, vediamo come il cibo viene spettacolarizzato, la perfezione della presentazione, l’equilibrio dei colori, l’abbinamento quasi surreale degli ingredienti, spesso difficili da reperire, trasformano la cucina in pornografia, quello che su instagram chiameremmo #foodporn. Ecco, Pollan riesce a liberare uno sho televisivo sul cibo da questa esigenza, creando una letteratura della cucina, dei sapori e dell’equilibrio.

Un altro tema scottante, trattato in questo show televisivo, è l’incremento esponenziale di chi si dice intollerante al glutine. Mentre molte persone sono realmente affette da celiachia, il numero di chi si dichiara celiaco, secondo Pollan, è ben lontano dalla realtà. Il mercato dei cibi per
celiaci è in crescita, ma perché molti consumatori sentono il bisogno di comprare questi prodotti anche non essendo affetti da questa patologia? Quindi bisogna essere cauti e considerare il fatto che un distur
bo della digestione non può affliggere una percentuale sempre maggiore della popolazione mondiale, in concomitanza convotewithyourfork l’aumento dell’offerta di prodotti che quel disturbo possono arginarlo. Infatti nell’episodio “Aria”, Pollan e Myhrvold, sostengono che, durante la preparazione casalinga del pane, secondo la tecnica della “lenta fermentazione (o lievitazione)”, i peptidi di glutine, che contribuiscono ai disturbi digestivi delle persone, subiscono una significativa riduzione. Quindi, il pane fatto in casa ha una considerevole quantità di glutine in meno rispetto al pane comprato al sopermercato, proveniente dalla grande distribuzione.

Altro argomento importante trattato da Pollan è quello della “politica del cibo”, ovvero quanto la politica e l’amministrazione di uno stato ha interesse verso la produzione di cibo sano e soprattutto controllato. Investire nella produzione di cibo di alta qualità è certamente più costoso che farlo in quella di cibo di medio-bassa qualità. Per esempio il governo americano investe molte risorse nella produzione della soia e del gran turco, nello stato americano dell’Iowa, sterminate distese di pannocchie e soia non lasciano spazio a nessun’altra coltivazione. Ecco perché, prodotti derivati da queste due componenti sono molto economici, mentre la verdura fresca, negli Stati Uniti, è inacquistabile per quanto sia cara. E inoltre, tutto ciò può essere ricondicibile al fatto che, sempre negli USA, allevatori di maiali giganti ipernutriti con chissà cosa, riescono ad ottenere fondi statali, mentre, allevatori che praticano un allevamento di maiali sostenibile, non prendono nessun contributo.

Cooked apre gli occhi e fa sognare. Fa viaggiare lo spettatore verso mete sognate, come l’India e l’Australia, di cui immagina gli odori e i sapori, i colori di terre lontane e cibi sconosciuti. Cooked ci insegna l’equilibrio tra uomo e gusto, tra necessità e piacere, perchè, come dice Pollan, “Ciò che distingue gli animani da noi umani è il fatto che noi abbiamo bisogno di cuocere il cibo”.

 

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