ATTUALITÀ

TTIP

È possibile, dal mese scorso, consultare in rete le carte del trattato transatlantico per il commercio e gli investimenti: l’accordo di libero scambio in atto tra Stati Uniti e Europa, conosciuto con la sigla TTIP (Transatlantic Trade and Investement Partnership). A renderne noti e fruibili i documenti è stata l’associazione non governativa Green Peace, “per garantire la necessaria trasparenza e promuovere un dibattito informato su un trattato che interessa quasi un miliardo di persone, nell’Unione Europea e negli USA”.

 

OBBIETTIVI DEL TTIP

L’obbiettivo dell’accordo è quello di rendere più fluido il commercio transatlantico con la modifica delle regolamentazioni e delle barriere non-tariffarie, al fine di abbattere dazi e dogane tra Stati Uniti e Europa.

La modifica e la rimozione delle barriere non tariffarie, ossia di quelle differenze legislative e regolamentari, che attualmente non permettono ad alcuni prodotti o sostanze di essere esportati dagli Usa in Europa, e viceversa, potrebbe comportare l’esportazione o l’importazione di materiale commerciale che si adegui a determinati standard, relativi alla tutela della salute e dell’ambiente, meno restrittivi rispetto a quelli attualmente in uso nella Comunità Europea.

Ad esempio gli Stati Uniti possiedono norme di riferimento che permettono la commercializzazione di carni provenienti da animali trattati con ormoni della crescita, la commercializzazione di OGM o altri cibi trattati con sostanze chimiche e pesticidi non riscontrabili attualmente nelle norme sanitarie e ambientali europee. Inoltre, da quanto emerge dai documenti sarebbe valorizzata la protezione dei diritti degli investitori e sarebbero trascurate le politiche a difesa del pubblico interesse.

 

I QUATTRO PUNTI DISCUTIBILI DELL’ACCORDO

1) CLIMA ED ENERGIA: le “barriere” al commercio riscontrate dai negoziatori del TTIP sono:

  • etichette di efficienza energetica;
  • standard di efficienza dei consumi per automobili;
  • politiche di sostenibilità negli appalti pubblici;
  • regolamentazione dell’estrazione di combustibili fossili da fonti non convenzionali;
  • standard di sostenibilità per la bioenergia;
  • divieti per gas fluorati ad effetto serra per elettrodomestici come frigoriferi e congelatori.

Ad esempio, eliminando queste “barriere” al commercio si renderebbe legittima l’esportazione di combustibili fossili (come Shale gas e petrolio prodotto da sabbie bituminose), considerando concorrenza sleale, quindi barriera al commercio, la produzione di energia pulita da parte di comunità locali e associazioni.

 

2) SOSTANZE CHIMICHE: altro ostacolo al commercio sarebbero, secondo l’accordo, le norme europee per la tutela dalle sostanze chimiche nocive e le norme sui pesticidi.

Attualmente in Europa la norma REACH decreta che, prima della commercializzazione di un prodotto chimico, occorre dimostrarne la sicurezza per l’ambiente e per la salute umana. Negli Stati Uniti, invece, gli standard di commercio, a priori, considerano sicuri i prodotti chimici, fino a quando non ne viene smentita la sicurezza.

 

3) CIBO, PESTICIDI E OGM: demolendo alcune barriere non tariffarie, come accennato, potrebbero entrare in commercio OGM o cibi dei quali sarebbe complesso dimostrarne la salubrità, poiché la responsabilità di provare la sicurezza o meno di un determinato prodotto alimentare ricadrebbe sulle autorità pubbliche (che regolamentano gli standard di commercio) e non sul singolo produttore. In sostanza le autorità pubbliche europee, armonizzandosi con le norme statunitensi, potrebbero non riconoscere la tossicità di determinati pesticidi o cibi messi in commercio, a meno che non ne venga dimostrata la nocività, e permettere alla distribuzione di esportarli o importarli, prima che venga accertata la sicurezza effettiva dei prodotti stessi.

 

4) ISDS (INVESTOR-STATE DISPUTE SETTLEMENT): come constatabile dai documenti del trattato, vi è la possibile introduzione di un meccanismo di risoluzione delle controversie tra investitori e Stato, l’ISDS. Questo meccanismo permetterebbe alle grandi aziende straniere di fare causa agli Stati, qualora riscontrassero barriere o limitazioni nelle normative in essere. Inoltre le dispute legali sarebbero gestite da corti speciali, composte da avvocati privati e non da corti nazionali senza alcun diritto di appello, poiché la decisione della corte sarebbe applicabile direttamente a livello nazionale. Tale meccanismo, di fatto, creerebbe un sistema giudiziario separato e privilegiato che andrebbe a proteggere gli interessi finanziari delle grandi aziende.

 

I documenti rilasciati non sono integrali, Green Peace Olanda è in possesso, su un totale di 17, di 13 capitoli, liberamente consultabili al seguente link: https://www.ttip-leaks.org/.

 

(Fonte: Green Peace; documenti parziali dell’accordo TTIP, resi pubblici da Green Peace Olanda)

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