L’INDUSTRIA DELLA SOIA IN BRASILE

Divenuto, ormai, tra i Paesi più influenti al mondo, il Brasile, con un pil di 2.080 miliardi di dollari, occupa il sesto posto nella classifica mondiale delle nazioni con il maggiore sviluppo economico.

In quarant’anni, il Paese Sud Americano, può vantare di aver aumentato la produzione agricola da 30 a 180 milioni di tonnellate e di aver salvaguardato quella biodiversità che ne fa il vero e proprio polmone verde del globo.

Tra piantagioni di caffè, frutta, cereali e barbabietole da zucchero, a spiccare è la produzione della soia che, solo in Brasile, copre il 40% del fabbisogno dell’intero pianeta.

Utile non solo per l’alimentazione ma anche come combustibile, il biodisel ricavato dalla soia punta ad essere il carburante “pulito” del futuro, scelto anche e soprattutto in virtù della sua economicità.

Il mercato della soia in Brasile, però, è quasi interamente controllato dalle multinazionali che, vista la versatilità di questo legume e l’aumento delle richiesta da parte dei mercati esteri, ne ha fatto il suo prodotto di punta.

La grande varietà di merci che si possono ricavare dal processo di frantumazione della soia, che vanno dall’olio ai cosmetici, ne fanno una risorsa molto appetibile e sul quale è quasi d’obbligo investire.

Secondo solo agli Stati Uniti in quanto a produzione, il Brasile, ha dato il via gradualmente, dall’inizio degli anni ’60, alla coltivazione di questo cereale.

soia_prezzi

Ma sarà solo a partire dagli anni ’90, con l’introduzione delle nuove tecniche di biotecnologia applicate all’agricoltura, che il settore prende impulso, diventando vero e proprio motivo di vanto e portando anche allo sviluppo dei settori affini e paralleli come i centri di ricerca e l’industria chimica.

Il costo del trasporto, poi, che avviene prevalentemente su strada, ha dato una sferzata maggiore all’industria della soia, che in questo modo, può vantare non solo grandi profitti, ma soprattutto spese ridotte.

Nonostante tutto questo, però, la questione riguardo la produzione di biocarburante naturale, risulta essere ancora complessa.

Nel 2004, il governo Brasiliano, diede vita al Piano nazionale di produzione e uso del biodisel, con lo scopo di garantire la diffusione di questo combustibile.

La situazione si complica quando, per favorirne l’acquisto, il Brasile ha imposto una quota obbligatoria di miscela.

Per sopperire a questo provvedimento, che a lungo andare sarebbe diventato molto invalidante, i grandi industriali hanno spinto e finanziato affinché venissero terminati i restanti impianti per la produzione di biocarburante, provocando una conseguente impennata delle vendite.

Forte di oltre 40 anni di ricerca nel settore, l’industria della soia in Brasile, si prepara ad una svolta storica, firmando, alcuni giorni fa, con il governo brasiliano, una moratoria permanente alla deforestazione.

Infatti, la produzione di questo legume era da tempo nell’occhio del ciclone dato che, è considerata una delle principali cause di abbattimento della flora.

In occasione della Giornata mondiale dell’ambiente, il WWF ha spiegato, attraverso un dossier dal titolo emblematico: Amazzonia nel piatto, di come questa sia devastata dalla coltivazione del legume, attualmente utilizzato, visto anche il suo alto valore nutritivo, come mangime per animali(è stato stimato che la superficie di foresta Amazzonica coltivata a soia sia pari a circa 1 milione di chilometri quadrati ndr).

soia

Sempre secondo il rapporto del WWF, ogni anno, vengono distrutti circa 2 milioni di ettari di foresta per coltivare l’area con questo legume e per l’allevamento del bestiame. Dati allarmanti, questi, anche perché se associati al problema, del degrado e della mancata tutela della foresta, creano una situazione a dir poco allarmante.

Questo agrobusiness brasiliano, complicato anche dalla “bipolarità” della politica attuata da Lula, il quale se da un lato prometteva di sanzionare i coltivatori, dall’altro faceva loro forti agevolazioni per incentivare la produzione della soia nell’area amazzonica, ha portato per molto tempo a trascurare il benessere del polmone verde del pianeta.

Aerial view of an unpaved road dividing a soy (Glycine max) monoculture from the native Cerrado, in the region of Ribeiro GonÁalves, PiauÌ, Brazil.
Aerial view of an unpaved road dividing a soy (Glycine max) monoculture from the native Cerrado, in the region of Ribeiro GonÁalves, PiauÌ, Brazil.

Secondo Greenpace, il rendere permanente la moratoria è una grande vittoria perché, garantirebbe comunque, il medesimo accesso al prodotto pur salvaguardando la natura.

Infatti, l’Amazonia, che vanta oltre il 53% delle foreste pluviali, producendo circa il 20% dell’ossigeno che si respira nel globo è di estrema importanza per la tutela del pianeta.

Grazie alla sua azione di barriera anti-CO2, aiuta a tenere sotto controllo i livelli di inquinamento e soprattutto l’incremento del gas serra nell’atmosfera.

E’ stato stimato, infatti, che da quando in Brasile è in vigore la moratoria, nonostante la produzione della soia sia aumentata del 260%, solo un 1% di questo incremento ha riguardato aree deforestate.

Un accordo epocale, quindi, perché sembra essere riuscito ad accordare entrambe le parti: da un lato l’industria che può continuare a produrre e guadagnare agli stessi ritmi e dall’altro la natura che, in questo modo viene tutelata e salvaguardata.

 

Valentina Nesi

 

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