ATTUALITÀ

LO STREET FOOD: DALLE ORIGINI AL TREND DI UNA SOCIETA’ IN CRISI

Ludwig Feuerbach, filosofo tedesco ottocentesco, affermava:«Noi siamo quello che mangiamo».

Mai altra affermazione fu più vera. Il cibo che ingeriamo influenza non solo la nostra salute fisica, ma anche le coscienze ed il modo di pensare. Si può riconoscere un uomo da ciò che mangia poiché ciò che mettiamo sulle nostre tavole è anche il risultato di antiche e millenarie tradizioni.

Il modus operandi è sempre lo stesso. È il tramonto, le strade si affollano, si inizia con il fare una passeggiata ed ecco che sopraggiunge spietato  il ‘’richiamo delle sirene’’. Quel delizioso profumino da strada che rapisce. La perdizione ha un solo nome: lo street-food. Si sa, le mode vanno e vengono e lo street-food è ritornato prepotentemente a regnare tra le abitudini di una generazione sempre più frenetica e impaziente. Questo perché? Innanzitutto vanno analizzati diversi fattori. Come nasce lo street-food?

Circa diecimila anni fa, presso i porti di città imponenti come Alessandria d’Egitto, Roma o Ercolano, Pompei e molte isole greche, ci si accingeva a dar vita ad un’usanza che avrebbe attraversato le sabbie del tempo fino a raggiungere le nostre pance: il cibo da strada. Il cibo più venduto per le strade al largo dei porti era proprio il pesce, fritto in una sorta di cucinotto che si affacciava direttamente sui vicoletti, adibito alla vendita di cibi cotti, come minestre preparate con ingredienti poveri, ovvero farro, fave o cicerchie.

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Thermopolia, luogo di ristoro dell’antiche città di Ercolano e Pompei

Negli antichi scavi di Ercolano e Pompei, ancora oggi è possibile osservare resti di thermopolia, luoghi di ristoro dove era possibile acquistare cibi pronti per il consumo. Erano costituiti da un bancone di piccole dimensioni, nel quale erano incassate grosse anfore di terracotta, atte a contenere le vivande. Una preistorica versione dei nostri fast-food moderni. Gran parte della popolazione, a quei tempi, viveva in condizioni precarie. Molti non avevano una casa o un posto in cui dormire, figuriamoci cucinare o ristorarsi in taverne. L’unica soluzione era proprio mangiare per strada.

Così, con l’evolversi delle civiltà e delle tradizioni dei popoli, lo street-food, grazie a questa originaria connessione con la plebe, è giunto fino a noi. È impossibile non notare come l’ingegno umano sia portato a dare il meglio di sé proprio nei momenti più precari. Perché diciamo la verità, trattasi pure di ingredienti poveri e semplici, ma non di certo scadenti. Il cibo da strada non ha nulla da invidiare a manicaretti da chef stellati. Fabio Picchi, chef e scrittore, autore di libri e ricette di cucina, dice: «Credo molto poco ai cuochi d’artificio,credo molto di più alle tante donne e ai tanti uomini, che nei loro furgoncini girano per le campagne a strappare spezie, rosmarini, salvie, per dar profumo a quello che loro cucinano. »

Osservando cibi tipici della nostra tradizione, come l’intramontabile pizza, regina indiscussa di semplicità e bontà, scopriamo che anche questa nasce da una necessità. Verso la fine del 1800 (probabile data di origine), non tutti possedevano un forno nelle loro case per poter preparare pani o focacce, cosi, coloro che vivevano e lavoravano per le strade, pensarono bene di friggerne l’impasto. Et voilà, ecco pronta una preistorica pizza che ancor non conosceva il suo principale ingrediente: il pomodoro. Le origini umili sono il comune denominatore di molte di queste tradizioni.
Persino il fish and chips , il piatto più rappresentativo della cucina britannica è semplice, nutriente, preparato con acqua, pastella e una varietà di pesce che va dal merluzzo alla platessa. Non si hanno certezze sulle sue origini. Di sicuro sappiamo che era già noto ai tempi di Dickens, annoverato nella sua opera più celebre Oliver Twist (1838), che lo vedeva servito e arrotolato tra fogli di vecchi giornali, i quali facilitavano l’assorbimento dell’olio. Oggi, per questioni igieniche vengono serviti in apposite carte per alimenti, ma molte di queste riportano una stampa da quotidiano proprio per un richiamo alle                                                                                        origini.

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fish and chips

Come dicevamo, il cibo è la rappresentazione della tradizione di un popolo e varia da Paese a Paese. Ad esempio, in Spagna ci sono bancarelle di churros ovunque, una pasta fritta che viene ricoperta di zucchero e (per i più golosi) affogata nella cioccolata calda. In India e in altri Paesi dell’Asia, incalzano i samosa, un tipico antipasto di forma triangolare composto da pasta di farina  ripiena di verdura speziata e poi fritta. Anche la cucina etiope è entrata a far parte del gotha dello street-food internazionale, grazie alla injera, una focaccia preparata con la farina di teff, un cereale originario degli altopiani etiopici. Molte altre sono le specialità che potreste trovare in giro per il mondo: dal tofu a base di soia (in Oriente), al doner kebab in Turchia, il panino con la carne cotta su di uno spiedo verticale; fino ai bachi da seta fritti, conditi e mangiati per strada, molto popolari in Corea. Un piatto tradizionale asiatico che non troverà mai l’approvazione dei palati europei.

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Dunque, alla soglia del XXI secolo si ha un’unica certezza: tutti pazzi per lo street-food. Tra le più note città del mondo, comprese quelle italiane, spopolano friggitorie, gelaterie, fino ai classici camioncini di panini (dei quali molti privi di licenza). E’ il trend del cibo veloce da mangiare passeggiando. Ma questa non è che l’altra faccia della crisi che sta cambiando il volto delle città e le abitudini dei consumatori. Chiudono i negozi storici, soprattutto di abbigliamento e nelle vie principali dello shopping aprono le friggitorie, prese d’assalto da un pubblico di giovani e non solo.

 

dove-mangiare-a-palermo-5 Tra i paeselli siciliani, si va dal tradizionale panino con la milza fino alla classica porzione di patatine fritte.  

Si mescolano le tradizioni con il cibo internazionale da strada per eccellenza.

Questo perché a pesare sulle casse dei commercianti oggi sono i fitti esorbitanti.

 

metro gourmet Gli ultimi a giungere sulla scena sono i metro eater, dinamici ricercatori dello street-food gourmet, che prediligono le ricette legate alla tradizione italiana con una spiccata attenzione all’origine delle materie prime e all’aspetto salutistico. Oggi, persino le più importanti testate internazionali come la CNN e Forbes, scrivono guide su come trovare street-food di qualità. Ebbene, Feuerbach aveva ragione: non siamo altro che ciò che mangiamo ma, crisi o non crisi, al di là delle singole tradizioni, quando si tratta di riempirci la pancia, siamo sempre pronti a scender giù per strada.

 

 

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