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IL VOLTO SEXY DEI LEGAL DRAMA: SUITS

Avete presente le atmosfere grigie tipiche dei legal drama all’americana? Quei commissariati bui con i tanti volti più o meno ingessati e seri? O ancora, quegli studi legali in cui si sviluppano vicende che molto possono avere di vero ma che poi finiscono con l’appiattirsi su un tecnicismo ed una serietà di narrazione a volte esasperate e piacevole forse solo agli addetti ai lavori.
Bene. Dimenticate completamente questo tipo di format, ovvero serie tv che si occupano, solo, di avvocati ed investigazione, e date un caldo benvenuto ad una serie televisiva che, rispetto ai principali esempi del genere, si presenta ammiccante e sensuale.
Stiamo parlando di Suits, elegante legal drama ideato dalla statunitense USA Network ed in onda dal 2012, che narra le vicende di uno dei più grandi e rinomati studi di New York.
D’altronde, già dal nome, è possibile cogliere un legame dirompente con lo stile e l’eleganza che questo telefilm dimostra di possedere non solo nella storyline, ma anche nelle atmosfere piacevoli al gusto estetico che fanno da sfondo alle vicende. Suits, infatti, in inglese, indica l’abito elegante, divisa di ordinanza per qualunque avvocato che si rispetti e che, in questo telefilm, è un must per ciascuno dei protagonisti, i quali dimostrano una costante attenzione al look ed all’eleganza in generale.
Ma veniamo alla trama. I protagonisti principali sono Harvey Specter (interpretato dall’intrigante Gabriel Macht) e Mike Ross (interpretato da Patrick J. Adams), l’uno punta di diamante dello studio newyorkese “Pearson & Hardman”, l’altro studente fallito dalla memoria eidetica sorprendente che, per aver coperto un amico, durante il test di ammissione al college, viene espulso da Harward non riuscendo così a laurearsi in legge. Due personaggi apparentemente diversi ed inconciliabili che però, a causa di un intreccio che è quasi una sliding door, incrociano le proprie strade.
Harvey, è di gran lunga il migliore avvocato dello studio per cui lavora, con un ego smisurato e una personalità, tanto fredda quanto affascinante, al punto da renderlo il classico stereotipo dell’avvocato newyorkese: bello, cinico e ambizioso. In poche parole, unico.
E visto che lo studio per cui lavora assume ogni anno solo praticanti legali provenienti dal prestigioso ateneo di Harward, ogni anno Harvey è costretto a tenere, per conto dello studio, dei colloqui ai praticanti senza però mai riuscire a trovare alcun nome interessante, visto che non reputa nessuno dei candidati degno di poter crescere sotto la sua ala.
Mike Ross invece, incontra casualmente Harvey Specter quando, trovatosi in un albergo per consegnare una valigetta piena di marijuana, per conto del suo coinquilino e migliore amico (lo stesso che aveva causato la sua espulsione dall’università), si imbatte in un poliziotto sotto copertura e per nascondersi si intrufola nella stanza in cui la “Pearson & Hardman” sta tenendo i colloqui. Harvey resta colpito da quel ragazzo così preparato e brillante, al punto tale da ricordargli sé stesso. Ma Mike, che pure è in cerca di un modo per rimettere la sua vita in carreggiata, non è laureato in legge. Ciononostante Harvey, decide di dargli un’opportunità, tenendo ovviamente nascosto questo piccolo particolare. In questo modo, la narrazione della serie finisce per essere triplice: nelle prime stagioni dove, accanto alle vicende dei singoli casi sui quali di volta in volta i due si trovano a lavorare, si sviluppano emotivamente le storie personali dei due protagonisti ed in particolare quelle degli antagonisti che rischieranno di scoprire il segreto di Mike.
Il risultato, è dunque un legal drama che, senza abbandonare la coerenza tecnica dei contenuti legali, riesce a diventare morbido e piacevole nella narrazione di ogni singolo episodio, suadente mix tra la serietà legale richiesta dallo sviluppo narrativo del singolo caso ed i momenti di complicità con il telespettatore che si instaurano quando dal piano professionale si passa a quello dei rapporti personali di ciascuno. In un continuo mescolarsi di vicende che, a lungo andare, rivelano non solo l’immagine di personaggi che nelle loro vite rivestono sempre il ruolo degli squali, ma al contempo la debolezza, la fragilità e l’emotività che ciascuno di questi porta con sé, al di là della maschera, spesso ingombrante, obbligati ad indossare per il mestiere che praticano.
Da segnalare, infine, anche l’eccellente colonna sonora di Suits, che spazia dal blues degli anni 40/50 al rock/folk, integrandosi perfettamente con i momenti del telefilm e con le vicende che vengono narrate e sulle quali, le varie tracce che la compongono, si stagliano con una naturalezza sorprendente.

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In foto i personaggi principali del cast di Suits

In foto i personaggi principali del cast di Suits

 

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