ATTUALITÀ

Bambini migranti a rischio

Sono numerosi i bambini rifugiati vittime dei lenti e irregolari sistemi di asilo. La maggior parte dei minori trascorre mesi, spesso anni, dietro le sbarre, in strutture di detenzione o in custodia di forze dell’ordine. Le procedure per determinare la richiesta di asilo sono complesse e lunghe e richiedono fino a due anni di tempo; il processo per il ricongiungimento familiare può essere altrettanto lento. Coloro che trascorrono lunghi periodi in centri di accoglienza, spesso restano fuori dal contesto scolastico per anni. Nel 2015, 406.000 bambini hanno presentato domanda di asilo, dei quali 96.000 non accompagnati.

Ad oggi, più di 10.000 sono i bambini non accompagnati, dei quali  si sarebbe persa ogni traccia (7.000 solo in Italia). Il 19 maggio la Commissione Europea ha reso noti dati preoccupanti riguardo l’incremento dei rischi legati alla tratta di esseri umani, che i bambini migranti corrono in Europa.

I dati del 2015 mostrano come su 26.000 bambini non accompagnati, giunti in Europa, 1.171 sarebbero vittime di traffico minorile, secondo le registrazioni effettuate in Italia nel periodo compreso tra il 2010 e il 2012. Tra il 2013 e il 2014, delle 15.846 vittime registrate, 2.375 erano bambini.

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 IL TRAFFICO MINORILE

Lo studio della Commissione Europea, ha classificato e distinto la tratta di bambini in sei categorie, tendendo conto delle segnalazioni presentate dai Paesi membri dell’UE. I casi maggiormente segnalati riguardano lo sfruttamento sessuale. Le sei categorie, elencate in ordine crescente per numero di casi, sono:

1. Sfruttamento sessuale

2. Lavoro forzato

3. Partecipazione alle attività criminali

4. Accattonaggio minorile

5. Matrimonio di minori

6. Adozioni illegali

Attività di pedo-pornografia e prostituzione minorile sono i casi più frequenti di sfruttamento sessuale. Il numero degli episodi accertati, esponenzialmente in aumento, è preoccupante: in soli due anni 6.505 bambini sarebbero stati vittime di abusi sessuali, dei quali più di 350 avevano un’età compresa tra 0 e 15 anni. Attualmente si riscontra un aumento del traffico sessuale di minori nei Paesi dell’Europa centrale (Repubblica Ceca, Polonia, Slovacchia).

Il lavoro forzato è al secondo posto per numero di casi segnalati. Bambini al di sotto dei 14 anni sarebbero forzati al lavoro all’interno di fabbriche, ristoranti, attività stagionali e addirittura in impieghi di servitù domestica. Le vittime, oltre a subire vari maltrattamenti dai trafficanti, vengono costantemente minacciate con il sequestro di documenti e passaporti, con intimidazioni alle loro famiglie. I rapporti nazionali mostrano come i Paesi più colpiti siano Belgio, Danimarca, Germania, Irlanda, Spagna, Italia, Regno Unito e Austria. Il traffico di minori ostacola lo sviluppo dei bambini e li danneggia permanentemente. Ai bambini vittime di tratta sono negati tutti i diritti, dall’educazione alla salute, alla conduzione di una vita in un ambiente sicuro per lo sviluppo psico-fisico.

EDUCAZIONE NEGATA

Se da un lato le falle dei sistemi di asilo non riescono a tenere traccia di tutti i bambini che arrivano in Europa, dall’altro non riescono neppure ad assicurare i diritti e le cure necessarie ai bambini di cui è accertata la presenza. Nonostante l’articolo 28 della Convenzione delle Nazioni Unite sui Diritti dell’Infanzia e dell’Adolescenza sancisca il diritto all’educazione dei minori e inviti gli Stati membri a garantire pari opportunità e uguaglianza di accesso a questo diritto, la metà dei 7,3 milioni di bambini rifugiati non ha accesso allistruzione, come rende noto una dichiarazione rilasciata dal Direttore Generale di Save the Children, Helle Thorning-Schmidt.

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I bambini che hanno rischiato la vita per raggiungere lEuropa stanno sprecando i migliori anni della loro vita tra campi profughi e centri detentivi, bloccati dietro a confini chiusi da recinzioni e muri. Molti di loro non hanno vissuto altro che conflitti, violenze, migrazioni forzate e la terribile condizione in cui si trovano attualmente, che lascia loro poche speranze per il futuro, ha affermato il direttore in occasione del World Humanitarian Summit.

Secondo lo studio, i bambini siriani rifugiati sono stati esclusi dal contesto scolastico per una media di 25,8 mesi, mentre i bambini rifugiati afgani hanno trascorso in media 10,7 mesi fuori dalle aule scolastiche. Inoltre se un minore rifugiato rimane sfollato per più di sei mesi, sarà condannato con ogni probabilità a rimanere in questa condizione per almeno due anni, a causa dei tempi necessari, o nei casi più estremi, per ben 17 anni, come mostra una preoccupante media globale segnalata da Save the Children, senza avere alcuna possibilità di accesso a sistemi scolastici o educativi, nella privazione anche della propria infanzia.

Francesco Andriano

(Fonti: Eurostat, Commissione Europea, Save the Children, Unicef)

Copyright foto:

http://www.eunews.it/2016/04/26/il-parlamento-britannico-respinge-3-000-bambini-siriani-profughi/56938

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