ATTUALITÀ

DUE SISTEMI SCOLASTICI A CONFRONTO: FINLANDIA E GIAPPONE

L’istituto di ricerca inglese The Economist Intelligence Unit ha stilato la prima classifica mondiale delle scuole “perfette”. Tra i sistemi scolastici più efficienti al mondo figurano, ai primi posti, quello giapponese e quello finlandese. È diventata una consuetudine citare questi due Paesi quando si ci riferisce ad una scuola di qualità. La notorietà è arrivata all’inizio del 2000, quando sono stati resi noti i risultati dei test PISA (Program for International Student Assessment), un’indagine promossa dal OCSE nata con lo scopo di valutare, con periodicità triennale, il livello di istruzione degli adolescenti nei principali paesi industrializzati. L’analisi dei dati raccolti sottolinea come, gli studenti Finlandesi e Giapponesi siano fra i più preparati al mondo in Lettura, Matematica e Scienze.

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In un momento di assoluta crisi dei principali sistemi scolastici mondiali, il successo di questi due modelli così diversi tra loro, è il risultato dell’ottimo lavoro svolto dalle rispettive istituzioni durante il secolo scorso. Non è un caso, infatti, se il motore del cambiamento sociale ed economico di entrambi gli stati risieda in oculate politiche d’investimento nell’istruzione della popolazione. Nello specifico, il sistema giapponese subì profonde trasformazioni solo dopo la seconda guerra mondiale. In seguito all’occupazione americana, con la nuova Costituzione del 1947, si ebbero sostanziali miglioramenti, come la libertà d’insegnamento e il diritto all’istruzione obbligatoria e gratuita che venne realmente esteso all’intera popolazione. Il caso della la Finlandia, invece, è la dimostrazione di come una nazione arretrata, priva di materie prime e scarsamente istruita, possa invertire rotta è trasformarsi nel giro di qualche decennio in un’economia post-moderna, d’avanguardia e competitiva, fondata sulla conoscenza. I risultati ottenuti sono frutto della volontà di trasformare una scuola arretrata, ingiusta e per pochi, in una scuola moderna e aperta a tutti.

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Una scuola, quella dell’obbligo finlandese, che è solo ed esclusivamente pubblica ed egualitaria, dove non esistono distinzioni sociali tra gli studenti, in cui s’incentiva la cooperazione tra di essi, piuttosto che stimolarne la competitività. All’età di sette anni, i bambini finlandesi iniziano la scuola dell’obbligo, che dura nove anni ed è totalmente gratuita. A sedici anni, si possono iscrivere alla scuola superiore secondaria, della durata di tre anni, che dà la possibilità di accedere all’Università o ai Politecnici. Il sistema scolastico finlandese è contraddistinto da pochi standard nazionali, da quindi molta libertà alle scuole nella ricerca di soluzioni adatte ai singoli casi, proprio per non lasciare nessuno sul bordo della strada. Come afferma Pasi Sahlberg, esperto di sistemi di istruzione, in A short history of educational reform in Finland: “Gli insegnanti sono invitati a prendere rischi, ad inventare metodi nuovi d’insegnamento, a sperimentarli e gli studenti sono incitati a scovare le modalità d’apprendimento che convengono ad ognuno, perché ognuno impara a suo modo”. Non esiste un modo unico, stereotipato per apprendere. La scuola deve riconoscere questa varietà, e i docenti sono formati a farlo. Non si pilota la scuola con i test, ma con la fiducia, con la cultura della responsabilità degli insegnanti, che giudicano in modo professionale i loro studenti e i loro progressi. La valutazione è una componente della loro formazione. Questo sistema è reso possibile proprio dal fatto che tutti gli insegnanti ricevono un’ottima formazione, infatti, il requisito minimo per insegnare, già alle scuole elementari è la laurea magistrale, e l’abilitazione alla professione, ma il test per diventare insegnanti a tutti gli effetti, viene superato solo dal 10% dei candidati.

Competitività, disciplina, efficienza sono invece, le parole chiave del sistema scolastico giapponese. Un sistema che mira all’eccellenza, alla formazione di “prototipi” efficienti e funzionali al sistema produttivo. Articolato in quattro cicli, il sistema scolastico nipponico segue lo schema 6-3-3-4 (sei anni di scuola elementare, tre di scuola media inferiore, tre di scuola media superiore e di solito quattro anni di università). In Giappone la scuola è gratuita ed obbligatoria dai sei agli undici anni.

bambina a scuola

Nella maggior parte degli istituti medi inferiori e superiori, vieni richiesto ai propri studenti di indossare delle uniformi. A partire dai primi anni scolastici, sono numerosi i test e le prove che gli studenti devono affrontare, non a caso essi definiscono il loro sistema scolastico Shinken Jigoku ossia “inferno degli esami”. I risultati dei test vengono resi pubblici e confrontati a livello nazionale col fine di stimolare la competitività tra gli studenti. Pertanto, risulta di fondamentale importanza seguire il giusto percorso formativo. Si predilige la scelta di istituti privati, che godono di ottima reputazione, fin dalle scuole elementari, poiché il giusto curriculum è l’unico modo per accedere a Università prestigiose, e di conseguenza, ambire a un ottimo lavoro. I test d’ammissione sono altamente selettivi, e spesso, gli studenti, per poterli superare, frequentano costosi corsi serali o scuole specializzate. La scuola giapponese gioca un ruolo fondamentale nell’educazione culturale e morale dei giovani, ogni istituto pone delle precise regole di condotta e non tollera alcuna infrazione. Qualsiasi inosservanza delle regole viene punita e segnalata sul curriculum scolastico, che lo studente porterà con sé anche nel mondo del lavoro.

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L’ampio successo ottenuto da questi due Paesi è la dimostrazione di come si possano cambiare anche i peggiori sistemi scolastici con le giuste strategie. Nonostante ciò, nello specifico i due modelli difficilmente risulterebbero cosi efficienti in contesti differenti da quelli d’origine, a causa delle profonde differenze culturali, sociali e politiche esistenti tra le varie nazioni, che generano differenti modalità di apprendimento da parte dei singoli.

Emanuele Cerrito

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