ATTUALITÀ

GLI ORFANOTROFI DI SIEM REAP

Siem Reap e’ la città satellite fiorita attorno ai templi di Angkor, uno dei luoghi più suggestivi della Cambogia e dell’intero Sud-est asiatico. Qui, la solidarietà di tanti turisti supporta molte istituzioni benefiche che cercano di risollevare le condizioni miserevoli in cui versa il Paese, con particolare riguardo alla piaga dei numerosi bambini orfani o abbandonati dalle loro famiglie. In questo variegato universo della solidarietà, fra associazioni che lavorano diligentemente, ve ne sono alcune discutibili che concepiscono solo un’economia fondata sul bisogno

Il naturalista Henri Mouhot, percorrendo a fatica l’intreccio fitto della foresta tropicale a nord del Tonle Sap, il cuore d’acqua della Cambogia, sognava di rintracciare sconosciute specie animali da registrare nel suo diario delle scoperte, quando, incredulo, si ritrovò a varcare le colonne istoriate di un tempio magnifico, sorto dal nulla nella foresta. Angkor e’ tornata così, alla fine del diciottesimo secolo, alla conoscenza del mondo dopo secoli di oblio. In un magnifico teatro naturale, in una foresta alta e impenetrabile, fra specchi d’acqua larghi e tremolanti, i templi della civiltà Khmer sono racconto metaforico della forza della natura che li circonda. Arenaria scavata da innumerevoli segni e impregnata dal respiro centenario della foresta. Muschi ed escrescenze sono cresciute sui muri a corrompere l’architettura primigenia, il colore sfuma dagli alberi ai templi e il disegno delle foglie e quello sulle pietre si rispecchiano in una moltitudine di significati. Ogni tempio e’ istoriato, le figure di animali o di dei si muovono sulle pareti quasi mobili per la luce agitata dal vento. Questo connubio magnifico fra il genio dell’uomo e il trionfo della natura e’ dal 1992 patrimonio mondiale dell’umanità’.

backpic-Siem-Reap

Da allora Angkor e’ meta obbligata del turismo nel Sud-est asiatico, il risultato e’ Siem Reap una città piena di alberghi di lusso, di ristoranti multietnici, di risciò e turisti d’ogni dove. La cittadina moderna, appare come il miraggio di un’oasi nel deserto della disastrata Cambogia, un paese che e’ stato teatro di uno dei più cruenti e drammatici esperimenti sociali della storia. È qui che sono entrati nell’immaginario dell’orrore i Khmer Rouge di Pol Pot, le camere della tortura di Tuol Sleng e i campi della morte, che per anni hanno fatto di questo paese un immenso campo di concentramento a cielo aperto. I cambogiani di oggi sono i sopravvissuti di quell’eccidio, con tutto quello che ne deriva da un punto di vista sociale. L’eredita’ di questa discesa nell’orrore e’ ben presente nell’animo di queste persone, quasi quotidianamente, ad esempio, si legge nelle cronache locali di drammi familiari dovuti ad episodi di violenza efferata, scatenata da futili motivi, e di risse sorte dal nulla, in un circolo di amici, una violenza divenuta endemica che contrasta con le manifestazioni di accoglienza e fratellanza tipiche della cultura buddhista di questo popolo. Nella Cambogia in rovina, alla fine degli anni novanta, sono arrivate numerose organizzazioni internazionali per supportarne la ripresa. Uno dei problemi più importanti che caratterizza questo paese in difficoltà deriva da una distribuzione demografica molto sbilanciata, i conflitti hanno decimato due generazioni di uomini, per questo oggi in Cambogia circa metà del totale della popolazione ha meno di 18 anni. Il numero di bambini e adolescenti che vive in situazione di emergenza all’interno di famiglie problematiche o che vengono abbandonati a loro stessi per le strade dei principali centri del paese e’ molto alto. Ad acuire il problema e’ sopraggiunta, negli ultimi anni, una crisi economica che ha messo a rischio il fragile percorso di sviluppo del paese. In Cambogia circa un terzo della popolazione vive al di sotto della soglia di povertà assoluta e deve accontentarsi di meno di un dollaro al giorno per soddisfare i bisogni primari. Ciò ha esposto ancora di più i bambini a nefasti scenari di sfruttamento, maltrattamento, abuso di sostanze stupefacenti, malattie croniche e violenze sessuali. Per contenere questo dramma sociale, nel Paese, negli ultimi 20 anni, sono nati moltissimi centri di accoglienza per bambini. Fra le organizzazioni internazionali attive nella tutela dei bambini e’ da sempre in atto un dibattito circa le problematiche sociali introdotte da questa istituzionalizzazione di massa. Bambini che hanno vissuto per molti anni all’interno di queste strutture, mostrano, infatti, scarsa indipendenza in età adulta e la loro difficile integrazione e’ oggi un altro nodo da fronteggiare nel percorso di sviluppo del Paese.

IMG_0793-1920x1440

In questo contesto Siem Reap vive una situazione particolare, qui la presenza di un turismo di massa e quindi di un importante volume di denaro da esso generato, ha generato le condizioni ideali per la creazione e il sostentamento di centri di accoglienza, e infatti ce ne sono più di sessanta. Di questi molti posso essere classificati come orfanotrofi, le cui attività sono legate all’ospitalità e all’educazione, altri offrono servizi un po’ più strutturati cercando di lavorare anche al reinserimento di questi bambini in famiglia e in società prima del raggiungimento dell’età adulta. Purtroppo molti centri non sono altro che ingranaggi di un business turistico, si verifica spesso, ad esempio, che molti gestori di alberghi aprano un orfanotrofio per convogliare la solidarietà dei loro clienti, visto che è prassi assai diffusa per i visitatori fare donazioni a queste istituzioni. Per di più gli stessi alberghi ospitano a pagamento i volontari che da tutto il mondo vengono a Siem Reap per lavorare con i bambini. I volontari sono un altro lato del business visto che grazie alla loro presenza costante l’industria turistica riesce a funzionare a buon regime anche nei periodi di bassa stagione. Il risultato e’ un “area grigia” dove l’indigenza genera profitto per alcuni e quindi diventa valore aggiunto. Ci sono molti esempi di centri di accoglienza dove i bambini sono tenuti in condizioni miserevoli, in maniera da impietosire i turisti e generare, in questo modo, più introito.

camb_pursat

I visitatori di Angkor fanno spesso visita agli splendidi templi e agli orfanotrofi nelle stesse giornate, grazie a pacchetti turistici che prevedono bellezza e miseria come offerta comune. La fioritura di orfanotrofi in quest’area ha portato anche a trasferimenti coatti di bambini verso Siem Reap da altre aree del Paese e ciò, evidentemente, crea una maggiore difficoltà nel percorso di reinserimento in famiglia e in società dei piccoli. Per fortuna, in questo scenario preoccupante, ci sono organizzazioni rispettabili che gestiscono nel migliore dei modi i loro centri e che offrono servizi di istruzione basilare anche ai bambini indigenti che vivono nell’area. Accanto alle organizzazioni che gestiscono centri di ospitalità ce ne sono poi altre che cercano di offrire un servizio a monte, attraverso un supporto sociale ed economico che sostiene le famiglie in difficoltà, prevenendo del tutto l’istituzionalizzazione dei bambini.

rip

La situazione degli orfanotrofi di Siem Reap evidenzia anche il problema delle aree grigie del business che si creano alle spalle di interventi di sviluppo di aree di indigenza. Ci sono sfortunatamente, molte persone senza scrupoli che speculano sulle emergenze, gestendo queste senza nessuna intenzione di risolvere i problemi, ma favorendo meccanismi lucrosi. I bambini della Cambogia hanno alle spalle un passato scuro, ma come tutti i bambini hanno il diritto di guardare il mondo con gli occhi pieni di meraviglia, la solidarietà è una opportunità importante per garantire loro un futuro migliore ma questo supporto deve essere il più possibile critico e consapevole.

Andrea Listorti

[responsivevoice_button voice=”Italian Female” buttontext=”Ascolta questo post”]

Annunci

Rispondi