ATTUALITÀ

LA BUONA SCUOLA E I DUBBI SULLA RIFORMA SCOLASTICA RENZI-GIANNINI

E’ passato quasi un anno ormai da quando, il 9 Luglio del 2015, l’Aula del Senato ha approvato definitivamente il decreto di riforma La Buona Scuola, fortemente voluta dal governo Renzi. La tanto agognata riforma, che avrebbe dovuto tappare le molte falle del sistema scolastico italiano, di concreto, fino a questo momento, ha fatto ben poco. Sono innumerevoli le critiche mossegli da parte di insegnanti, genitori e sindacati. I quali contestano, in particolar modo, alcuni punti contenuti nella legge 107. Nello specifico:

Eliminazione delle graduatorie

Il piano delle assunzioni avrebbe dovuto risolvere il problema del precariato nazionale. In fase di disegno di legge era fissato a 150 mila posti, ridotti a 100 mila in fase di approvazione. I piani della riforma, infatti, prevedevano di chiudere le graduatorie ad esaurimento entro il 2015. Tramite l’assunzione di 45 mila precari entro settembre e di altri 55 mila nel corso dell’anno. Tutti gli altri, dovranno aspettare il concorso del 2016 per accedere a 60 mila cattedre. Da quest’anno in poi, si entrerà solo per concorso. I precari di seconda fascia, coloro che hanno svolto diversi anni di servizio come supplenti, sono rimasti tagliati fuori dalla riforma. Per avere la cattedra, infatti, dovranno nuovamente partecipare ai concorsi. Non verrà riservato loro alcun posto, bensì gli sarà riconosciuto un punteggio aggiuntivo per il servizio già svolto.

Preside “padrone”.

I nuovi poteri conferiti al dirigente scolastico sono principalmente due: la possibilità della chiamata diretta degli insegnanti e il diritto di premiare quelli più meritevoli. Il preside potrà scegliere il 10% degli insegnanti della propria scuola, conferendo incarichi per la durata massima di tre anni, che potranno essere rinnovabili se si riterrà necessario. Potrà, inoltre, sentito il parere del comitato di valutazione della scuola, licenziare i neo assunti dopo due anni se non ritenuti all’altezza, oppure, premiare i più meritevoli. Questo improvviso implemento dei poteri del direttore scolastico spaventa i docenti, che temono per la loro autonomia. Inoltre, nel commento al DDL fatto dal sindacato FLC CGL, si apprende che il Consiglio di istituto e il Collegio dei Docenti non saranno più gli organi deliberanti in materia di POF (Piano dell’offerta formativa), ma diventano organi consultivi: vengono esautorati dal Dirigente Scolastico che assume il pieno controllo del POF, lo elabora e lo approva. Il Collegio non lo elabora più, il Consiglio non lo adotta più, ma vengono solo “sentiti” dal Dirigente Scolastico. Ciò, quindi, che i sindacati non approvano è proprio questo esubero dei poteri del Dirigente a scapito evidentemente degli Organi collegiali e dell’autonomia didattica.

Scatti di carriera.

Nel disegno originario, il bonus di merito avrebbe dovuto sostituire gli scatti di anzianità. Il governo, però, ha dovuto fare dietro front sul progetto. La valutazione di merito sarà una forma supplementare non sostitutiva a quella di anzianità. Ogni tre anni, due prof su tre avranno in busta paga sessanta euro netti in più al mese. Non pochi dubbi suscitano i criteri tramite cui si provvederà a valutare l’operato degli insegnanti, se ad essere premiati saranno davvero i più meritevoli.

Agevolazioni fiscali per le paritarie.

L’articolo 19 della Buona Scuola prevede la detrazione dalle tasse per le spese sostenute per la frequentazione della scuola materna, primaria e secondaria paritaria.

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Ciò ha scatenato notevoli contestazioni da parte di genitori e docenti della scuole statali. Che contestano la decisione dello Stato di considerare le spese sostenute dai genitori per le rette degli istituti paritari, come spese per la pubblica istruzione. Il costo di questo provvedimento per i contribuenti è di circa 100 milioni l’anno. È questa una contraddizione in fieri, in quanto ad essere agevolate sono proprio quelle scuole le cui tasse di iscrizione sono, sicuramente, più alte rispetto alle scuole statali. A questo punto la domanda spontanea è: qual è La Buona Scuola che Renzi vuole?

Ridimensionamento dei sindacati. I sindacati contestano tutta una serie di decisioni che ridimensionano la loro autonomia. Tra cui, la possibilità del Dirigente di attribuire un premio in denaro ai docenti o di licenziare i neo-assunti. Precedentemente, tutte le questioni legate alla retribuzione venivano trattate dai i sindacati, sia a livello locale sia nazionale. Inoltre, gli stessi sindacati puntano il dito contro le gravi mancanze del DDL, possiamo parlare di “grandi assenze”, come la mancanza di un piano di finanziamento per il diritto allo studio.

Edilizia scolastica.

EDILIZIA

E’ uno dei punti centrali della riforma. Ben quattro i miliardi di euro stanziati dallo Stato per rigenerare le migliaia di edifici scolastici non in regola. Tra gli obiettivi del governo c’è la volontà di creare scuole innovative, e più sicure. È stato previsto un avviso pubblico da parte del Miur per la progettazione di scuole nuove da sottoporre alla Struttura di Missione dell’edilizia scolastica costituita presso la Presidenza del Consiglio.Sulla base delle progettazioni individuate, gli enti locali possono presentare progetti per la costruzione di nuove scuole altamente innovative.A tale fine sono messi a disposizione 300 milioni di euro per il triennio 2015/2017, che sono gli ex fondi INAIL. Inoltre, le Regioni sono tenute, entro 60 giorni dall’entrata in vigore della legge, a fornire al MIUR il monitoraggio completo dei piani già finanziati relativi al triennio 2007/08/09, pena la mancata successiva assegnazione di risorse.

I più scettici, si chiedono se i cambiamenti promessi arriveranno mai davvero, o se invece assisteremo all’ennesimo flop della politica italiana. La speranza è che questo aumento di risorse destinate all’istruzione produca un effettivo beneficio alle scuole, contribuendo a migliorare il livello qualitativo dell’istruzione italiana.

Emanuele Cerrito

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