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La morte ad Asmara: i crimini contro l’umanità in Eritrea

  «Eravamo uomini, donne e bambini, ci hanno obbligato a togliere tutti i vestiti – così svolgevano le loro indagini. Tutte le guardie erano uomini. Prendevano le donne e le toccavano. Le donne non potevano dire nulla. Alcune si sono sentite male, tutti noi ci siamo sentiti male, ma non potevamo fare niente. Hanno frugato ovunque, anche nei genitali, con le mani. Infilavano le dita nei genitali delle donne e delle bambine – c’erano due bambine una di 5 e una di 9 anni. Piangevano.»
(Testimonianza n.8, rilasciata alla Commissione di inchiesta delle Nazioni Unite sulle violazioni dei diritti umani in Eritrea)
 Crimini contro l’umanità sono commessi in modo capillare e sistematico da 25 anni nei territori eritrei. Secondo un rapporto, presentato l’8 giugno dal Consiglio per i diritti umani delle Nazioni Unite, riduzioni in schiavitù, detenzioni arbitrarie, sparizioni forzate, torture, persecuzioni, stupri, omicidi e altri atti inumani sarebbero perpetuati dal governo eritreo, dal 1991, per instillare paura, scoraggiare l’opposizione politica e avere controllo sulla popolazione civile. La mancanza di un sistema giudiziario indipendente e di reali istituzioni democratiche lascerebbe, inoltre, impuniti tutti i crimini commessi.

 

IL SERVIZIO MILITARE NAZIONALE

 In un clima di estremo terrore, attuato dal governo e dai suoi funzionari, sono riscontrabili molte forme di schiavitù, a partire dal servizio militare nazionale. Esso è la causa principale della fuga dal Paese, ha durata illimitata e costringe gli individui a prestare anche servizi non militari in attività che spaziano dal lavoro nei campi, allo stupro forzato di donne e bambine.

 Il rifiuto di eseguire qualsiasi tipo di ordine, comporta la detenzione forzata e la morte. L’arresto, può avvenire anche per “presunta diserzione”. La pena per i disertori o per i presunti disertori è la morte per esecuzione extra-giudiziaria, preceduta in alcuni casi da terribili torture, spesso utilizzate anche durante le fasi di l’addestramento militare. Nei campi di addestramento militare, oltre alle punizioni corporali e alle torture, che molti soldati di leva subiscono, le donne eritree – comprese coloro che prestano servizio nell’esercito – e talvolta anche le bambine, sono vittime di costanti abusi sessuali e violenti stupri.

 «Abbiamo visto abusi sessuali. Sistematicamente costringevano le ragazze a obbedire ai loro ordini. Se non obbedivano, venivano torturate. In caso di gravidanza abortivano.», racconta un ex soldato di Sawa.

 

LE DETENZIONI ARBITRARIE E LE TORTURE

 Motivi di detenzione sono l’obiezione di coscienza, la pratica di una religione non autorizzata, il tentativo di lasciare il paese, l’avere un membro della famiglia già in stato di fermo, l’offesa ad un alto rango del governo o ad un ufficiale militare. In aggiunta, la detenzione arbitraria in Eritrea risulta all’ordine del giorno. La maggior parte dei detenuti sopravvissuti ha affermato di essere stata arrestata senza il dovuto processo, di non essere stata arrestata sulla base di un mandato, di non essere stata informata sulla ragione della propria detenzione. Il governo, inoltre, ha soffocato con successo ogni forma di dissenso politico; e coloro che hanno parlato in passato sono scomparsi, fuggiti o sono stati fatti tacere con violente intimidazioni.

 

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 Nei centri di detenzione le pratiche di tortura sono violentissime e prevedono l’utilizzo di bastoni, tubi di plastica e metallo, inseriti durante gli interrogatori nei genitali femminili fino alla perforazione dell’utero, l’asportazione dei genitali maschili e altre pratiche di menomazione e lacerazione del corpo. L’uso della tortura è una parte integrante della repressione del governo eritreo sulla popolazione civile, insieme alle persecuzioni religiose, alle discriminazioni sessuali e razziali.

 «Per sei mesi, sono stato torturato. Mi hanno torturato ogni giorno, poi mi hanno lasciato in una cella con altri quaranta detenuti. Molti di loro furono torturati. Durante le mie torture mi dissero che non volevano che uno come me avesse figli, che i figli di persone come me non erano il benvenuto. Mi hanno detto che avrebbero fatto in modo di non permettermi più di “giocare”. Il mio testicolo sinistro è stato gravemente lacerato dalle torture. Ho liquido nei miei testicoli. Hanno applicato lo strumento che rilasciava elettricità sui miei genitali, sul palmo delle mani e sotto i piedi.»

(Testimonianza n.15, rilasciata alla Commissione di inchiesta delle Nazioni Unite sulle violazioni dei diritti umani in Eritrea)

 

GLI ABUSI SULLE DONNE

 In Eritrea la vita continua ad essere drammatica per molte donne e bambine – a volte costrette a sposarsi e ad abbandonare il contesto scolastico. Le donne che cercano di lasciare il Paese hanno un rischio maggiore di essere violentate e torturate. Come accennato gli stupri e la costrizione in attività di servitù domestica nei centri di formazione militari e nei centri di detenzione sono ripetuti e sistematici.

 Una donna, imprigionata per sei mesi in una stazione di polizia, ha detto di essere stata violentata ogni giorno dagli ufficiali. «Dopo aver finito, mi hanno minacciato di non dire nulla», ha confidato la donna, «mi hanno detto che se avevo intenzione segnalare lo stupro mi avrebbero trovata ovunque io fossi andata e mi avrebbero uccisa».

NESSUNA LEGGE NESSUN DIRITTO

 Nessuna norma di legge. Questi abusi continuano senza conseguenze, poiché lo Stato di diritto è praticamente inesistente. L’Eritrea non ha una vera costituzione, una magistratura indipendente o qualsiasi istituzione democratica. Questi feroci crimini restano impuniti e sono perpetuati ancora oggi.

 «Gli autori di questi crimini devono affrontare la giustizia e le voci delle vittime devono essere ascoltate. La comunità internazionale dovrebbe prendere alcune misure, tra cui appellarsi alla Corte penale internazionale, a giudici nazionali e ad altri meccanismi disponibili per assicurare una ferma condanna alle atrocità commesse in Eritrea », ha affermato il Presidente della Commissione di inchiesta delle Nazioni Unite, Mike Smith.

(fonte: OHCHR, Report of the Commission of Inquiry on Human Rights in Eritrea)

 

Francesco Andriano 

 

 

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