ATTUALITÀ

LA SCHIAVITÙ DEI BAMBINI CHE NON POSSONO STUDIARE

“Penso che un giorno così non ritorni mai più, mi dipingevo le mani e la faccia di blu…”.

Così cantava Domenico Modugno, nella sua meravigliosa “Nel blu dipinto di blu”.

Oggi mani e faccia dipinti di blu non si collegano più ad un senso di libertà, ma alla schiavitù e allo sfruttamento di bambini siriani, profughi, di età compresa tra i 7 e i 14 anni, impiegati in fabbriche tessili in Turchia, nella più completa illegalità. A far scattare l’allarme è stata un’indagine condotta dal Business & Human Rights Resource Centre (BHRRC), finalizzata a capire quali marchi internazionali di moda acquistino capi dagli stabilimenti turchi, in cui i bambini siriani vengono sfruttati. Sono state contattate 28 aziende, tra le più note ci sono H&M, Next, Inditex, C&A e White Stuff e solo alcune di esse stanno prendendo sul serio la questione. Il BHRRC ha reso noto alle aziende contattate i salari miseri, il lavoro minorile e le violenze sessuali subite da alcuni rifugiati che lavorano nelle fabbriche di abbigliamento turche, quelle stesse fabbriche che riforniscono la merce per il mercato europeo. Solo H&M e Next hanno rivelato di aver identificato la presenza di minori nelle loro fabbriche e hanno preso le dovute contromisure, dando un sostegno alle loro famiglie e la possibilità ai minori di tornare a studiare. Primark e C&A hanno affermato, invece, di avere siriani adulti tra i lavoratori dei loro fornitori. Nike, Puma, Adidas e Burberry hanno dichiarato di non avere alcun siriano nelle proprie catene di produzione.

Fonte foto: Business Human Rights

La legge nazionale turca vieta il lavoro minorile fino ai 15 anni e la Turchia è firmataria di vari accordi internazionali che vietano espressamente questo tipo di reato. Evidentemente, tutto questo non basta.

Questi bambini lavorano per 12 ore al giorno, 6 giorni su 7, per 5 lire al giorno (1,50 euro ) rispetto alle 30 lire al giorno di un adulto. Un bambino, dunque, guadagna in una settimana ciò che un adulto guadagna in un solo giorno. Sono incapaci di far valere i propri diritti all’infanzia, perché costretti dalle necessità di sopravvivenza in quanto, molto spesso, sulle loro spalle grava un’intera famiglia e non possono fare a meno di lavorare. È questa la fine che fanno i  profughi arrivati in Europa e rimandati in Turchia dopo l’accordo stipulato tra quest’ultima e l’Ue nel marzo scorso, affinché si contenesse l’immigrazione “illegale” e si tutelassero i migranti dagli insidiosi viaggi attraverso il mediterraneo. Sono stati dati tre miliardi di euro alla Turchia da parte di Bruxelles, affinché accogliesse i profughi siriani e altri tre ne verranno dati, a patto che la Turchia se ne prenda cura sostenendo anche l’istruzione dei più giovani cosa che, a quanto pare, non viene fatta. I dati Unicef ci dicono che i profughi siriani in Turchia sono 2,8 milioni e la metà di essi sono minori. Per loro è impossibile trovare lavoro perché, secondo la legge, non possono ottenere un visto lavorativo. Nella maggior parte delle famiglie sono i minori gli unici a portare un salario a casa. L’industria del tessile in Turchia copre circa il 7%  del pil  e l’Europa è il secondo paese ad importare prodotti dalla Turchia.

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I bambini impiegati in queste fabbriche sono per la maggior parte analfabeti, non sanno parlare neanche bene la propria lingua, eppure ognuno di loro ha dei sogni che è destinato a non realizzare. Proprio come Muhammad , 11 anni, che mentre cuce jeans intrisi di tinture tossiche con le sue “manine blu”, sogna di fare il medico.  All’affermazione: “ma per fare il medico bisogna studiare”, alza i suoi grandi occhi neri, che sembrano risaltare ancora di più nel suo viso tinto di blu e risponde: “lo farò quando sarà finita la guerra”. Ognuno di loro ha un sogno nel cassetto, c’è chi vuole diventare professore, chi ingegnere, chi semplicemente sogna di andare a scuola. Tutto ciò era possibile prima del conflitto, quando il 99% dei bambini siriani frequentava regolarmente la scuola primaria e alla secondaria aveva accesso circa l’82%. Oggi, invece, circa tre milioni di loro sono a rischio analfabetismo e questi dati si riferiscono soprattutto a quei profughi che vivono in Turchia. Si tratta di una generazione perduta e di un enorme passo indietro della Siria che, alla fine del conflitto, si ritroverà con una generazione di adulti completamente impreparata a sostenere il futuro del proprio Paese

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