CULTURA

LIBERO ALUNNO IN LIBERA SCUOLA: PREGI E DIFETTI DELL’EDUCAZIONE LENTA

Nel mondo del terzo millennio, dominato dalla equazione per cui l’efficienza corrisponde necessariamente alla velocità, può capitare di assistere a fenomeni di riscoperta di valori tendenzialmente opposti ed in parte dimenticati, come quello della lentezza. E così, se in sempre più ambiti della vita sembriamo essere preda di un’ossessiva quanto stringente logica della velocità, in molti altri ci rendiamo conto che la riscoperta e la valorizzazione della lentezza può essere tutt’altro che controproducente. Nel mondo dell’educazione, la migliore espressione di questo modo di pensare, è rappresentata da quella corrente definita apprendimento lento: una vera e propria filosofia pedagogica nata dapprima nel Regno Unito e poi recepita dagli studiosi e dai docenti di molti paesi.

Il principio da cui partono queste teorie, è similare a quello che, ad esempio, in ambito alimentare, è stato fatto proprio da Slow Food: sostenere la valenza migliorativa di un processo di apprendimento basato su processi naturali ed equilibrati in cui i ritmi di apprendimento seguono i tempi dell’alunno e non viceversa. Un principio di piena rottura rispetto al modello didattico di riferimento del nostro tempo, dove invece, la quantità “dell’appreso”, prevale spesso sulla qualità del apprendimento, in un contesto che spesso considera la competizione e l’accumulo di nozioni come strumenti necessari per arrivare a risultati apprezzabili. Il nostro, d’altronde, è un sistema dominato da voti, esami, prove ministeriali che cercano di razionalizzare i processi di apprendimento ma che al contempo finiscono, forse, col generare il rischio di ignorare le inclinazioni soggettive di ciascun alunno e nei casi più gravi persino generare, nello stesso, fenomeni psicologicamente negativi nel caso in cui questi non renda quanto il sistema gli richiede di rendere.

Da queste premesse, prende le mosse l’opera di Joan Domènech Fransesch, dirigente scolastico spagnolo, tra i primissimi a portare alla ribalta il modello dell’educazione lenta grazie al saggio Elogio dell’educazione lenta (edito Grao, Barcellona, 2009 ndr), nel quale lo studioso, tenta di motivare i benefici di una modalità educativa più rispettosa della tranquillità dell’alunno, fondata sulla pazienza e sulla lentezza ed in grado di dare modo, a ciascuno studente, di metabolizzare il sapere in modo migliore e più duraturo.

Joan Domenech Fransesch: è preside e autore del libro "Elogio dell'educazione lenta"

Joan Domenech Fransesch: è preside e autore del libro “Elogio dell’educazione lenta”

Ed accanto alla teoria, contenuta nel saggio pubblicato da Fransesch, tale modalità di pensiero ha cominciato a diffondersi anche nella realtà di alcuni istituti che hanno deciso di intraprendere la sfida dell’apprendimento lento tra cui anche l’istituto di cui lo stesso Frasesch è dirigente scolastico: “Ogni allievo, apprende ad un ritmo diverso e questo ritmo è diverso per ogni bambino presente in aula. Per questo nella nostra scuola ci sono molte attività basate sulla libera circolazione all’interno della scuola. Gli allievi, così, capiscono che si trovano in un luogo nel quale l’apprendimento è possibile ovunque. Non si apprende soltanto stando seduti al banco con un foglio di carta. Parlando, conversando e dialogando si impara moltissimo. Il punto è partire dagli allievi, da quello che chiedono: da questo si comincia per accompagnarli nel processo di apprendimento” – ha dichiarato in un’intervista Frasesch.

L’educazione lenta tende, dunque, non solo a ridefinire il modello educativo, ma come testimoniato anche dalle parole dell’autore, sembra volere spingersi fino a ridefinire i tempi delle relazioni e degli spazi sociali, fungendo da presidio di un vero e proprio modo di pensare opposto alla eccessiva superficialità e rapidità oggi dominanti. Per questo motivo, lo stesso saggio, fa richiamo esplicito al bisogno di un processo educativo più “sostenibile”, in grado di impiegare razionalmente le risorse dell’individuo e della collettività ed in aperto contrasto con le leggi dettate dal consumismo e dal mercato. Ma proprio per questo motivo, probabilmente, l’educazione lenta ha attirato su di se le critiche di quanti ritengono, invece, che un modello di insegnamento così libero da tradursi, quasi in un modello anarchico, non possa che portare ad apprendere peggio, traducendosi nel rischio di creare una classe di lavoratori poco propensi al dovere e generando un minore progresso per l’intera società. Non a caso, i detrattori di tale modello, portano, ad esempio, quanto accaduto in Giappone, Paese da sempre innalzato a paradigma dell’efficienza, con un altrettanto efficiente sistema di istruzione. In Giappone infatti, anche se i ritmi di apprendimento continuano ad essere molto intensi, il Governo è intervenuto per diminuire il carico di lavoro degli studenti nipponici. Tuttavia, se all’apparenza tale decisione può sembrare positiva, più di qualche docente giapponese sottolinea come non sia azzardato intravedere una connessione tra la diminuzione dei carichi di lavoro scolastici e la decrescita economica che lentamente comincia ad attanagliare il paese del sol levante sottolineando poi come, sul lungo periodo, gli effetti non potranno che essere ancora maggiori.

Il sistema di istruzione giapponese è ritenuto il più duro e produttivo culturalmente.

Il sistema di istruzione giapponese è ritenuto tra i più duri del mondo ed al contempo tra i più formativi

Al netto delle critiche però, il modello dell’educazione lenta, resta avanguardistico nell’interpretazione del modello di istruzione e che, peraltro, si rivela profondamente coerente, con il significato originale sotteso a questo termine, come l’etimologia stessa della parola educazione dimostra: educare che, come è noto, deriva dal latino ex ducere, ossia “far venire fuori. E per ottenere questo risultato, non si può evidentemente declinare l’apprendimento esclusivamente come il riempimento di un vaso con contenuti e nozioni slegati dalle caratteristiche peculiari che ciascuno possiede. Se educare, può voler dire far venire fuori ciò che è dentro di noi, il compito dell’educatore e con esso del modello di istruzione, non potrà che essere quello di aiutare ciascuno dei suoi alunni a raggiungere la conoscenza coerentemente ai suoi tempi ed a quello che si è. Che detto in altre parole, significa educare rispettando la personalità di ciascuno: ovvero uno dei molti modi per rispettare in sé la dignità dell’apprendimento e più in generale della persona.

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