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“PEN-SEN” E LE SCELTE ENERGETICHE ITALIANE

Le cronache recenti sono sconfortanti, assistiamo a scelte energetiche fondamentali per interi settori e dalle enormi ripercussioni economiche, fatte da ministri fragili e sotto ricatto personale e sentimentale. Abbiamo visto un referendum chiave come quello “sulle attività di ricerca, di prospezione nonché di coltivazione di idrocarburi liquidi e gassosi nei nostri mari” (Trivelle), essere ignorato dalla maggioranza degli italiani. Queste cronache sanciscono, purtroppo, un’ “ignoranza” civile, alla base di una cattivissima politica nazionale.

L’Italia è l’unico paese del G8 senza un Piano energetico nazionale (PEN), anche se una volta c’era. Il primo risale al 1975 e nacque come risposta alla prima grande crisi petrolifera.

Gli obiettivi, scontati per l’epoca, erano quelli di sostituire il petrolio disegnando uno scenario energetico futuro basato sul nucleare. Il piano ridotto nelle aspirazioni negli anni successivi, prevedeva la realizzazione, attraverso ENEL, di ben sessantadue centrali nucleari da attivare in Italia entro la fine del secolo. Questo stimolo, promosse in quegli anni, la ricerca e lo sviluppo nel settore fino al referendum abrogativo del 1987, che sancì, di fatto, l’abbandono di questa tecnologia per la produzione di energia elettrica.

 

Con l’abbandono del nucleare si spensero le speranze, al tempo, di superare la dipendenza dalle energie fossili. Nel 1988 il governo De Mita emanò un ultimo PEN che nel risparmio energetico e nella diversificazione degli approvvigionamenti (fossili ndr) tracciava la via per una (in)-sostenibilità energetica nazionale.

Il Nucleare è una tecnologia energetica superata e in sostanziale dismissione ma, a prescindere, vanno riconosciuti i risultati di quei piani che indirizzando gli investimenti, promossero la ricerca e lo sviluppo in questo settore, generando know-how, impiego lavorativo e dibattito politico.  Dal allora abbiamo dovuto attendere 25 anni per tornare a parlare in maniera strutturata dell’approvvigionamento e del fabbisogno energetico del nostro Paese. La strategia energetica nazionale (SEN) è stata presentata dal ministro Passera nel 2013. Il piano molto generico individuava quattro obiettivi: riduzione dei costi dell’energia, conseguimento degli obiettivi ambientali europei, indipendenza di approvvigionamento e stimolo alla crescita economica guidata dal settore energetico, da raggiungere attraverso 7 strategie: efficienza energetica, mercato competitivo del gas, sviluppo sostenibile delle energie rinnovabili, sviluppo delle infrastrutture e del mercato elettrico, ristrutturazione della raffinazione e della rete di distribuzione carburanti, produzione sostenibile di idrocarburi nazionali, modernizzazione del sistema di governance. Per il fatto di essere in sostanziale contrasto fra loro, alcune di queste strategie sono state fortemente criticate dalle associazioni ambientaliste. Difficile, infatti, coniugare Hub del gas sud-europeo e ristrutturazione rete carburanti con sviluppo energie rinnovabili e raggiungimento obiettivi ambientali europei. Quest’ambiguità, per molti suggerita dalle lobby degli idrocarburi, era il limite di quella strategia nazionale. Inoltre nel SEN erano contenute le riduzioni degli incentivi alle rinnovabili (governo Prodi 2007 ndr) uno dei provvedimenti più giusti e lungimiranti nel settore energetico nazionale che ha portato allo sviluppo di un comparto fiorente e alla forte distribuzione delle energie rinnovabili nel nostro paese. Basti pensare che lo sviluppo del settore ha consentito all’Italia di diventare in pochi anni il paese con la più alta percentuale al mondo di energia elettrica prodotta da installazioni fotovoltaiche, 8% nel 2014.

 

Nonostante queste fosche premesse, si scorgono i segni di un risveglio delle coscienze civili del nostro paese, un’attenzione crescente legata ai temi dell’energia e della sostenibilità ambientale, lo stesso referendum sulle “Trivelle” ha visto la partecipazione e l’impegno attivo di tanti giovani soprattutto nelle regioni del sud, Basilicata e Puglia in primis, dove queste trivellazioni ed estrazioni sono numerose.

PEN-SEN ha il suono del leitmotiv incalzante di un capolavoro di Sergio Leone, Giù la testa per le esplosioni, il rumore, l’impatto di tecnologie energetiche superate che imperano ancora solo per logiche d’interesse economico particolaristici e servilismo politico.

“Sean-Sean Sean-Sean…. E adesso, io?”

Andrea Listorti

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