ATTUALITÀ

Reportage tra i banchi di scuola

L’insegnante di sostegno è come un moderno Pico Della Mirandola. Onnisciente e versatile, egli si ritrova ad essere più che un insegnante. È un educatore, inteso nel significato più ampio. Non insegna solamente i ragazzi a scrivere e a far di conto, ma cerca di educarli a un futuro inserimento nella società, spesso chiusa verso questi ragazzi speciali. Andrea, ragazzo diversamente abile di 19 anni, ha raccontato la sua esperienza forte e piena di speranza: “Per me questi anni con gli insegnanti di sostegno accanto, dalla scuola materna fino a questo mio ultimo anno alle superiori, sono stati belli, costruttivi e positivi.

L'erbario realizzato dai ragazzi del Liceo Scientifico e ITCG di Bernalda (MT) nell'ambito del progetto l'orto delle idee

L’erbario realizzato dai ragazzi del Liceo Scientifico e ITCG di Bernalda (MT) nell’ambito del progetto L’orto delle idee

Mi hanno dato l’opportunità di vedere tante belle ma anche brutte situazioni sia dall’interno che dall’esterno”. E poi prosegue: “Con la classe mi sono trovato bene, anche se a volte ci sono stati dei momenti difficili. Ma sono stati anni molto formativi. Insieme abbiamo superato tutte le avversità con la comprensione”.
Alessandro invece ha meno di quarant’anni e già da molti anni è un insegnante di sostegno. La sua testimonianza è utile per capire le dinamiche, didattiche e personali, che si instaurano grazie all’esperienza quotidiana diretta con un ragazzo diversamente abile: “Essere insegnante di sostegno richiede motivazione, preparazione e determinazione, unite a pazienza e amore. Durante questi anni ho imparato, anche attraverso momenti in cui avrei voluto lasciare tutto e andare via, che il migliore insegnamento che si possa trasmettere ai ragazzi diversabili sia favorire lo sviluppo delle loro potenzialità e delle loro reali abilità, in modo tale che acquisiscano strumenti per la loro autonomia sociale e operativa. Strumenti che li possano far sentire ed essere realmente parte attiva della società ”. Prosegue “inoltre, trattandosi di ragazzi diversabili , il primo passo da fare per stabilire un buon rapporto è cercare di capire ciò che piace a loro e perché, ma soprattutto quale gratificazione ne ricevono. Partendo da ciò, gli vengono proposte attività che si traducono in mezzi di consolidamento delle abilità che già posseggono e lo sviluppo, quando ciò è possibile, di nuove abilità. Per esempio, con uno degli alunni che ho avuto in questi anni di servizio, ho sfruttato la sua passione per il computer, per potenziare le sue abilità di lettura- scrittura e ricerca on line. Come ho saputo di aver raggiunto lo scopo prefissato? Il suo sorriso!”.

L'orto delle idee realizzato dai ragazzi del Liceo Scientifico e ITCG di Bernalda (MT)

L’orto delle idee realizzato dai ragazzi del Liceo Scientifico e ITCG di Bernalda (MT)

Marilena, assistenze specializzata per ragazzi diversamente abili e laureata in psicologia, racconta la sua personale esperienza “Credo che ci siano due approcci paralleli nel mondo del sostegno, e questi, in qualsiasi scuola sono evidenti, saltano all’occhio o almeno ad un occhio allenato. Ci sono  insegnanti che lo fanno con passione, con tenerezza, amore con grinta. Sono quelli che corrono per recuperare il materiale, perché potrebbe piacergli, che battono su una scheda didattica affinché venga acquisita dall’alunno, perché potrebbe servirgli. Insegnanti che combattono per una gita scolastica perché il ragazzo potrebbe divertirsi, che perde un’ora di lezione per parlare e giocare perché potrebbe essere stanco. Inoltre, secondo me, la presenza di uno psicanalista sarebbe ad ogni modo un bene. Quello che sarebbe ancora meglio, credo che sia un buon metodo di integrazione ma condiviso da tutta la scuola. Parlo dell’integrazione sociale. Quindi, lavori di gruppo, attività ludiche e culturali con i pari, che abbiano continuità anche fuori dalla scuola ”.

Oltre alla didattica e al sostegno materiale, che insegnanti e assistenti forniscono ogni giorno a questi ragazzi, c’è un aspetto altrettanto importante da prendere in considerazione, ed è quello del sostegno psicologico che la scuola mette a disposizione di questi ragazzi. A proposito di ciò, Ilaria, psicoterapeuta dello sportello d’ascolto della scuola, sostiene che “L’approccio psicologico alla persona disabile non

Disegni e attività svolte dai ragazzi

Disegni e attività svolte dai ragazzi nell’aula di sostegno del Liceo Scientifico e ITCG di Bernalda (MT)

può prescindere dal contesto socio culturale di riferimento, dall’ambiente sociale extra familiare, dalla famiglia, dalla scuola e dall’individuo. Bisogna cercare di comprendere le diverse relazioni all’interno di ciascun sistema e tra un sistema e l’altro, alla ricerca di risorse e punti di forza per promuovere cambiamenti positivi nell’adattamento e nella qualità della vita. Molto importante nella scuola è la promozione della collaborazione all’intervento socio-riabilitativo da parte delle varie figure importanti (genitori amici docenti) che ruotano attorno al ragazzo. Il mio metodo di approccio alla persona è umanistico. In questa ottica il sostegno terapeutico e prima di tutto sostenere la qualità  di auto-guarigione o auto-realizzazione dell’individuo, stare in contatto con il bisogno primario espresso dalla persona che viene a parlarmi attraverso il sostegno, il nutrimento, il contatto e l’accoglienza”.

Tutte queste testimonianze dirette hanno un unico comune denominatore, quello della propensione all’accoglienza del diversamente abile. La società tende a relegare queste persone in campi tematici della vita sociale, quando invece, partendo dalla scuola, i nuovi metodi psicologici e didattici, possono aiutare l’individuo a un completo inserimento nella società e a una piena realizzazione personale. Al giorno d’oggi, molto si sta facendo in questa direzione, ma non è ancora abbastanza. Bisogna guardare questi ragazzi come delle risorse umane, dotate di uno sguardo diverso sul mondo e sulle relazioni. La speranza non muore e piccole realtà fatte da grandi educatori e psicologi potranno, in futuro, regalare a noi delle esperienze uniche e irripetibili. Il peso della diversità è ancora un discrimine troppo radicato, ma l’amore, si sa, distrugge ogni barriera.

 

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