ATTUALITÀ

IN SCENA A LECCE IL “PROCESSO ALL’EUROPA”

Lo scorso 25 maggio è andato in scena ai cantieri teatrali Koreja di Lecce: “ I figli dell’Europa, un processo”, l’atto finale di un percorso laboratoriale e didattico realizzato da Koreja e diretto da Giulia Maria Falzea su proposta del senatore Alberto Maritati. La prima parte dell’incontro si è svolta nel foyer del teatro, qui i capi d’accusa e le relazioni difensive sono state presentate dai professori Luigi Melica, Maurizia Pierri, Ubaldo Villani-Lubelli e Luca Zamparini dell’Università degli studi Salento.

Nel teatro poi, la parola è passata ai giurati, gli studenti del Liceo classico “Palmieri”, del Liceo scientifico “Banzi-Bazoli” e dell’Università di Lecce, coordinati nella discussione da Alberto Maritati, in veste di “presidente”.

Un’emozionata(nte) Europa, interpretata da Valentina Miceli, era al centro della scena ed ha accolto gli interventi sentiti dei giurati. I temi dell’immigrazione, dei poteri forti, dell’isolamento degli ultimi, del degrado ambientale sono stati il cuore dei gesti teatrali dei ragazzi. Il risultato è stato il ritratto di un’unione debole, per gli egoismi e delle visioni limitate degli stati membri, un’unione minacciata ulteriormente da massicci flussi migratori, promotori di oscure pulsioni xenofobe. Queste fondamenta tremolanti sono però, per i ragazzi, quelle della loro casa, da sostenere, comunque, con uno sforzo partecipativo diffuso.

Abbiamo scambiato poche battute con il senatore per approfondire i temi del progetto.

Senatore Maritati qual è il senso di questo processo all’Europa messo in scena dagli studenti?

Questo progetto nasce dalla necessità di arrestare il deterioramento sempre più evidente del “pianeta” Europa. Il deterioramento in atto è opera di movimenti antieuropeisti reazionari, che si oppongono alle forme di democrazia diffusa proprie del processo costitutivo dell’Unione Europea.

La UE, infatti, deve essere vista come un ampliamento della democrazia nazionale. E da quest’origine nasce la necessità di una diffusione delle idee europeiste soprattutto fra i ragazzi che saranno i cittadini di domani, che passi da un confronto e una riflessione sugli errori commessi durante il percorso.

UE

Oltre alle spinte antieuropeiste di stampo nazionalista, molti ragazzi hanno individuato nella difesa degli interessi economici particolari e nelle sue basi, più economiche che sociali, i limiti dell’Unione Europea, cosa ne pensa?

Quelle sono deviazioni ed errori tipici della politica europea. Il progetto, del quale abbiamo visto soltanto l’atto finale, ha previsto anche un percorso didattico che si è sviluppato nel corso degli ultimi due mesi ed ha visto la partecipazione di riconosciuti cultori della materia, fra i quali: Virgilio d’Astoli assistente di Altiero Spinelli, Paolo De Castro membro della Commissione Europea sull’Agricoltura e Franco Ippolito presidente della Corte di Cassazione. Durante questi incontri si è voluto condividere con i ragazzi le aspirazioni primigenie del progetto Europa e discutere, anche, degli errori commessi.

Questo percorso costitutivo è però sotto attacco. Infatti, oltre la già menzionata difesa dei poteri forti, sono cronaca di tutti i giorni i drammi dei migranti e le reazioni xenofobe che tali pressioni suscitano. Come possiamo riacquistare ottimismo verso il buon proseguo del cammino?

Attraverso la conoscenza del fenomeno e attraverso l’istruzione. Utilizzo una similitudine: oggi viviamo un processo simile a quello avvenuto con la costituzione degli stati nazionali nei secoli scorsi, un processo ineluttabile di fusione di piccoli stati in una struttura organizzativa più grande e quindi più forte. Auspicabilmente, e a differenza di quanto successo nei secoli scorsi, attraverso processi pacifici. E questo, ci tengo a sottolinearlo, è uno dei risultati più importanti del processo europeista: dal ‘45 noi viviamo in un Europa che non ha conosciuto guerre all’interno dei suoi confini.

Lei quindi, vede un progresso in atto?

Io sento che un’anima Europea c’è! Tuttavia oggi è fortemente turbata da due fattori interdipendenti: ignoranza e reazione. L’ignoranza rende debole il popolo, per esempio, oggi, purtroppo, pochissimi ragazzi conoscono la Costituzione nazionale o quella europea. Questa ignoranza genera reazioni di chiusura verso esperienze diverse dalla nostra. Nonostante questo i ragazzi si riconoscono ineluttabilmente europei. Sono nati nell’euro e non si può più  tornare indietro.

Come possiamo, allora, coadiuvare il percorso di crescita? cosa abbiamo imparato da questo processo all’Europa tenuto a Koreja?

Abbiamo imparato che un organismo debole e complesso ha bisogno di anticorpi appropriati per potersi sviluppare.

Da qui sorge l’importanza di diffondere la conoscenza tra i giovani. L’hanno chiesto i ragazzi stessi: “perché restare in Europa?

E la risposta, a mio parere, è semplice: perché questa è la nostra casa e bisogna lavorare per rafforzarne le fondamenta, proponendo istanze di pace, integrazione, cultura e accoglienza che sono al centro del progetto.

Bisogna arrivare ad una maggiore tutela dei popoli e dei territori che compongono l’Europa , proponendo strategie più innovative e concrete.

Un esempio è il Trattato di Lisbona, che suggerisce politiche virtuose fra le quali: ingenti investimenti nella ricerca scientifica e difesa dell’ambiente come strategie necessarie per lo sviluppo.

Dato che questi sono i settori in cui l’Italia investe di meno, sia in termini di politiche che economicamente, l’influenza della UE potrà contribuire a migliorare tutti questi aspetti tenuti in scarsa considerazione.

Per fare in modo che le strategie di politica Europea siano virtuose, abbiamo bisogno di una cittadinanza informata e appassionata e che possa eleggere una classe dirigente che sia la più competente ed adeguata possibile.

Andrea Listorti

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