ATTUALITÀ

LA CRISI E LA SVALUTAZIONE DEGLI STUDI UMANISTICI: DOV’E’ FINITO ACHILLE?

« Cantami, o Diva, del Pelide Achille l’ira funesta che infiniti addusse/ lutti agli Achei, molte anzi tempo all’Orco/ generose travolse alme d’eroi,/ e di cani e d’augelli orrido pasto/ lor salme abbandonò (così di Giove/ l’alto consiglio s’adempìa), da quando/ primamente disgiunse aspra contesa/ il re de’ Prodi Atride e il divo Achille” »

C’era una volta lo studio dei classici, della filosofia e dell’adorata poesia. C’era una volta e ora non c’è più. E dov’è finito?

Omero: << Achilleee, Achilleee, dove sei?>>

Dante: << E’ ormai da tempo nel secondo cerchio infernale, mio caro Omero, nel girone dei lussuriosi>>

Ebbene, tra non molto anche noi ci ritroveremo in un girone infernale, uno di quelli descritti da Dante, fatto di grafici, progetti, numeri e tabelle. Si, tanti numeri e davvero poche lettere.

In una società digitale, influenzata sempre più dalla tecnologia, in cui sin dalla tenera età iniziamo ad interagire con i dispositivi elettronici, rischiando di imparar a navigare ancor prima di pronunciare la parola ‘’mamma’’, ci si chiede sempre più spesso che valenza abbia lo studio di lingue ‘’ morte’’ come il greco, il latino o ancor peggio, lo studio della poesia, della letteratura o della filosofia. Che utilità può darci tradurre vecchi autori morti e sepolti o parafrasare Dante?

Ci fu un tempo in cui frequentare una scuola come il liceo Classico o dedicarsi allo studio di materie umanistiche era una cosa da privilegiati, come dire, da poeti; questo almeno fino al 2009. Secondo un sondaggio riportato qualche anno fa sul Corriere della Sera, erano tanti i giovani ragazzi che desideravano studiare le materie umanistiche. Secondo le rilevazioni ISTAT del 2013, invece, la media nazionale di iscrizioni ai licei, si è abbassata notevolmente arrivando al 6%. Ma quali sono le cause del fenomeno?

Tra le principali cause sicuramente vi è la tecnologia imperante e la grave crisi economica. La scelta è semplice: istituti tecnici professionali con diplomi immediatamente spendibili nel mondo del lavoro. La mancanza di sbocchi lavorativi per i laureati italiani è un problema serio.

Nel Continente asiatico, vi è una città-Stato, Singapore, che pur non avendo risorse naturali, ha investito sul capitale umano dei suoi giovani, riuscendo a produrre molto più dell’Italia.  I giovani cinesi investono le loro energie in studi tecnici e matematici per accrescere sempre più la produttività economica del Paese, non basando quasi per niente i loro studi su fattori umanistici ma piuttosto scientifici. Ma qui siamo in Europa, con risorse umane differenti e con una storia e una cultura differente.

La storia, la letteratura, la scrittura, la filosofia e la bellezza dell’arte sono i pilastri della formazione dell’individuo e indispensabili all’ essere umano. Se oggi le facoltà umanistiche si sono impoverite, è dovuto dal disprezzo materialistico di colore che credono che studiare ciò, sia studiare ‘’niente’’. C’è chi pensa che studiare un pensiero filosofico non equivalga, a parità di difficoltà, a studiare qualcosa di ‘’tecnico’’. Ma perché, padroneggiarsi in una discussione con un linguaggio degno del miglior oratore possibile, con scaltrezza di pensiero frutto delle miglior riflessioni, è forse l’eredità di uno studio tecnico-scientifico? L’uomo non si ciba di tabelle o grafici ed equazioni. Essere umanista equivale ad essere ‘’profondo’’ e non ad ignorante dei settori X.

E’ giusto che le nuove generazioni si evolvano con ciò che propone la società moderna, viaggiando, imparando nuove lingue vive o dedicandosi allo studio, per l’appunto,  delle nuove tecnologie. Studiare, ad. esempio, le lingue straniere come il tedesco o lo spagnolo, potrà facilitare maggiormente coloro che hanno, alle fondamenta della loro cultura, una classica, provenendo queste, proprio dalle lingue morte.

Il latino non sarà più, nell’ attuale 2016, la lingua dei dotti, ma dobbiamo riconoscere che, lo studio delle lingue classiche, ci perfeziona culturalmente. Che sia di ispirazione alle nuove generazioni affinché ritornino a sfogliare i grandi poemi e a riflettere sui pensieri degli antichi. Perché, forse, studiare la storia o la filosofia non apre direttamente le strade, ma di sicuro apre la mente.

 

 

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