INTERVISTA A VITTORIO SGARBI: L’ARTE, LA POLITICA, I FIGLI E CAPRA

E’ un Vittorio Sgarbi che non ti aspetti, quello che, cordialmente, accetta di rilasciare un’intervista per un nuovo magazine, per giunta, ancora poco conosciuto, e di rispondere ad ogni singola domanda, senza mai mostrarsi seccato o stizzito.

Lo fa dal sedile della sua auto, mentre è in viaggio verso Firenze, dando dimostrazione, durante la conversazione, di essere non solo un brillante interlocutore, ma anche di districarsi, con naturalezza, dall’arte alla politica, scivolando da un argomento all’altro e dando l’idea di quella profonda cultura e di quell’acuto senso critico al quale, il professor Sgarbi ci ha abituati, ormai, da decenni.

Vittorio Sgarbi: intellettuale, critico d’arte, politico e personaggio mediatico: in quale di queste definizioni si riconosce maggiormente? 

In tutte.

Da cosa nasce la sua passione per l’arte? 

Dagli insegnamenti universitari di un professore che si chiamava Francesco Arcangeli. Lui ha indirizzato la mia attenzione dalla letteratura, che è rimasta interesse fondante, all’arte che invece avevo sempre visto a scuola in maniera distaccata e non coinvolgente.

Lo scorso anno ha affermato che per salvare Pompei bisognerebbe renderla meno “napoletana” facendo anche accenno alla questione dei custodi, mi potrebbe spiegare il significato specifico di quest’affermazione? 

Se Pompei fosse a poca distanza da Verona funzionerebbe bene, ma, essendo vicina a Napoli porta con se una serie di disagi che sono quelli tipici della grande città.

Riguardo la “questione” custodi non è materia su cui ho fatto indagine, ma posso constatare che a Pompei vige un lassismo che è caratteristica generale dell’entroterra napoletano.

A mio parere i problemi di questa città, dovrebbero essere affrontati dallo Stato, attraverso una strategia che contempli interventi centripeti. Si potrebbero distribuire le case tra 500 persone, in modo che questi le “adottino”.

E’ impensabile che comuni come Roma o Milano si possano occupare di tutte le case lì presenti, ma sensibilizzare i cittadini che le abitano potrebbe risvegliare il loro senso civico, infatti, se dovessi “adottare” tre case, le potrei vigilare e controllare facilmente.

Il problema che si pone, però, è quello relativo alla quantità di affidatari con responsabilità di tutela e valutazione di un’area più vasta.

Personalmente, proporrei di stringere un patto con sostenitori, finanziatori e sponsor che si occupino di piccole porzioni di Pompei. Ognuno di questi, dovrebbe avere la responsabilità di tenere in perfette condizioni ciò che “sponsorizza”.

Questa, sarebbe una strategia più funzionale rispetto lo spendere 100 milioni di euro in grandi appalti di aree che sono distribuite in maniera non regolare e non continuativa.

Infatti, la quantità cantieri, dovrebbe essere proporzionale a quella di chi mantiene una determinata casa.

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Matera Capitale europea per la cultura nel 2019, scelta giusta o sbagliata?

Scelta perfetta. Mai decisione fu migliore.

Concorrendo città come Ravenna, Venezia, Bergamo, Urbino e Lecce, luoghi che hanno avuto, già, uno sviluppo turistico più o meno contraddittorio ma misurabile, Matera e i Sassi rappresentano quel meridione, in precedenza considerato degradato, infetto e malaticcio, ma che ora sta prospettando il suo riscatto.

Si è partiti dalla volontà di voler rovesciare il giudizio negativo sul meridione e Matera è la città che in modo esemplare, può rappresentare questo rovesciamento psicologico, un luogo da visitare e nel quale non si muore né di povertà né di malattia.

Candidandosi alle elezioni amministrative di Cosenza ha scelto come logo per il suo Partito della rivoluzione, una capra. Come mai? 

E’ una parola d’ordine, un filo che lega un uomo d’età matura come me ai giovani, stabilendo un collegamento che pochissimi hanno. E’ un dato di fatto: i giovani amano i giovani e quelli che giovani sembrano. Pochi politici hanno un rapporto con i ragazzi perché parlano un linguaggio a loro estraneo e l’utilizzare una parola come un insulto divertente ha stabilito un collegamento tra me e le nuove generazioni molto semplice e coerente.

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Ha cercato di far trasportare i Bronzi di Riace da Reggio Calabria a Milano in occasione di Expo 2015, attirandosi una pioggia di critiche, ora ha annunciato, attraverso il suo profilo Facebook, che il suo primo atto da assessore nella giunta di Mario Occhiuto sarà portare i Bronzi dal Museo di Reggio Calabria a Cosenza, come mai sembra determinato a volerli spostare dalla loro “sede storica” ?  

La mia è una provocazione, dato che questo è un potere che non ho.

L’assessore di Cosenza non può prendere decisioni sui Bronzi di Riace, la mia è solo una battuta per far abboccare i c*****i.

Reso celebre, come personaggio mediatico, grazie alla partecipazione al Maurizio Costanzo Show, dove, più che opinionista si è autodefinito polemista, balzando agli onori della cronaca per aver pronunciato la prima parolaccia in diretta televisiva il 23 marzo del 1989, Lei pensa che il non avere filtri sia un difetto o la sua più grande qualità? 

La mia più grande qualità. Sicuramente quella che mi è più riconosciuta.

Durante una puntata della trasmissione La pupa e il secchione ha avuto un acceso scontro con Alessandra Mussolini che Lei ha definito “capra e fascista”, a distanza di anni, il suo giudizio sulla Mussolini è rimasto invariato?

Sono passati tanti anni,  posso dire che ormai è una cosa che ho dimenticato.

In realtà diedi della capra a Busi non a lei.

Alla Mussolini dissi qualcosa di forte perché mi innervosì, molto, il gesto esagerato che fece: il togliermi gli occhiali.

Penso che sia stato suo lo sbaglio più grande.

Politicamente, ha ricoperto incarichi di grande rilievo, ma ha cambiato spesso schieramento politico, venendo definito da alcuni “il più grande trasformista d’Italia”, come risponderebbe?

Risponderei che non servono più i partiti. Non hanno nessun significato.

Gli schieramenti sono diventati coalizioni e l’identità e l’appartenenza hanno perso senso.

E’ esistito solo lo stare da una parte o dall’altra in maniera, spesso, contraddittoria.

Effettivamente, io, non sono mai stato da nessuna parte.

Potrebbe farci un breve resoconto riguardo la sua esperienza come sindaco di Salemi( Trapani), comune successivamente sciolto per inquinamento mafioso?

Dovrebbero sciogliere il cervello di chi lo ha sciolto, dato che a Salemi, non esisteva nulla, che avesse a che fare con la mafia, da almeno 30 anni.

La mia esperienza è stata interrotta da prefetti e magistrati che hanno elaborato una mafia a loro uso e consumo per avere vantaggi, posti e commissariamenti.

E’ stato un qualcosa di schifoso, fatto da uno Stato che è contro la Sicilia e che ha infierito su Salmei solo perché vi ero io.

Mi chiedo come mai, non abbiano agito su Alcamo o Castelvetrano, città nelle quali, i dati riguardo le infiltrazioni mafiose, erano più precisi e dimostrabili.

Hanno agito senza una ragione per un po’ di gloria fasulla.

Questa, è stata un’esperienza devastante per le istituzioni, dato che la stessa prefetta, inserita nel comitato di valutazione su Salemi, ha stabilito l’assenza di infiltrazioni a Roma, dove, ovviamente, la mafia non è determinate ma genera fenomeni discutibili, e stabilisce di trovarla a Salemi.

Sono solo cose schifose messe in atto da chi, inventa la mafia per poter innalzare un’effimera bandiera da eroe.

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Chi ritiene sia, attualmente, il miglior politico italiano? 

Io

Alla luce dell’inchiesta su “Mafia Capitale” chi ritiene sia il più qualificato tra la Raggi e Giachetti per governare Roma? 

Ovviamente la Raggi perché stabilisce un esempio di discontinuità rispetto i partiti ed ha quindi una credibilità superiore.

Poi vedremo cosa farà, le sue capacità, ora, non sono discutibili, perché non è di quelle che si parla, ma dell’inadeguatezza e della non dignità a governare di quelli che lo hanno già fatto.

Pochi giorni fa ha annunciato la sua candidatura come sindaco di Varallo Sesia, città nella quale Ginaluca Buonanno, morto di recente in un incidente stradale, era primo cittadino, come ha maturato questa decisione? 

Abbiamo rimesso a posto insieme a il paese.

Ho provato a dargli dei suggerimenti, Varallo Sesia è una città bellissima e la fiamma che lui ha acceso non si è spenta.

Probabilmente, l’unico successore di Buonanno, non è un erede più giovane ma un interprete più vecchio, di cui lui è stato il delfino.

Il rovesciamento di date stabilisce una continuità che io potrei dare, anche in virtù delle affinità sostanziali che abbiamo sempre avuto.

Sgarbi e la fede, un binomio intricato, lei come si definirebbe?

Mi definirei un cristiano secondo lo schema della scommessa di Pascal che dice: potete anche non credere ma se vi comportate seguendo i comandamenti avrete comunque fatto una vita giusta.

La nostra chiesa è l’espressione religiosa più vicina all’uomo e che non cerca di correggerne la condizione umana ma di comprenderla.

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Pensa che con la televisione attuale si possa far cultura? 

E’ difficile.

Vittorio Sgarbi, polemista, personaggio unico nel panorama televisivo italiano, stimato critico  d’arte, dalla grandissima cultura e che riesce ad essere originale anche nella vita privata. 

In passato ha affermato di aver avuto figli non voluti, di esser diventato padre secondo le leggi della natura ma di non essere e di non aver mai scelto di essere un genitore, poiché il diventare genitore è una scelta che Lei non ha mai fatto.

Che rapporto ha, attualmente, con i suoi figli?

Ottimo. Li vedo e con regolarità. 

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