UN GIORNO DI SCUOLA IN CARCERE

“Per comprendere cosa sia la vita degli uomini in galera, non c’è che da raccontarla in parallelo alla vita dei liberi”.

                                                                                                                                                     (Edoardo Albinati)

Il ruolo dell’istruzione all’interno delle carceri italiane rappresenta un aspetto della “rieducazione” detentiva, tanto affascinante quanto controverso.

Se da un lato abbiamo coloro che appoggiano e sostengono l’alto valore formativo ed educativo dato dal portare “dietro le sbarre” insegnanti ed educatori, vi sono molti altri che, invece, ritengono tutto ciò un’ inutile perdita di tempo.

Infatti, banalmente si pensa che il detenuto non abbia alcun interesse né d’imparare né di redimersi e che questo consideri l’atto del fare lezione quasi un regalo, una possibilità di “evasione” elargitagli da uno stato eccessivamente buonista.

Ma le opinioni e i giudizi sono tanti e differenti, proprio come lo sono le storie delle migliaia di persone che, ogni anno, per un motivo o per l’altro, affollano le carceri. Lo fanno per le ragioni più disparate, senza che il reato faccia distinzioni di sesso o razza.

Spesso le condizioni sociali dalle quali sono partiti risultano determinanti, mentre in altri casi a sperimentare l’esperienza detentiva è semplicemente qualcuno che ha commesso un singolo errore.

Bisogna ricordare, infatti, che nelle carceri italiane non vi sono solo “grandi” detenuti come l’assassino o il serial killer, che vivono con l’ossessione di scontare nel minor tempo possibile la loro pena per poter poi tornare attori nel palcoscenico delinquenziale, ma, molti dei carcerati sono persone che hanno la voglia e la determinazione di rimettersi, onestamente, in gioco.

Ed è questo il momento in cui tutti quegli insegnati e gli educatori che ogni giorno varcano le soglie di una vera e propria terra di confine, svolgono la loro più importante missione, entrando in una sorta di limbo con dinamiche e regole proprie e che, lasciandosi alle spalle tabù e pregiudizi, mettono a disposizione la propria professionalità e competenza, perseguendo un unico obiettivo: educare nella fabbrica delle pene.

Angela D’ercole insegna da oltre 25 anni. È docente di ruolo presso l‘Itcg “Olivetti- Loperfido” di Matera (Basilicata) e da circa 11 anni presta servizio come docente di Lettere nel carcere cittadino. La professoressa D’Ercole ha accettato di raccontarci la sua esperienza fatta di alunni, sbarre, burocrazia ma anche tantissima umanità(Gli altri docenti che prendo parte al progetto sono: Anna Lucia Dell’Acqua, Maria Scaramuzzo,  Antonella Cicorelli, Emanuela De Rienzo, Antonella Giasi, Domenico Gaudiano, Rosanna Di Muccio. I dirigenti scolastici che si sono impegnati per poter realizzare questo progetto sono: il preside Eustachio Andrulli dell’Itcg “Loperfido-Olivetti” e il preside Michele Ventrelli della Scuola media “Giovanni Pascoli” ndr).

misura-cautelare-in-carcere

Professoressa D’Ercole, come si svolge una lezione “tipo” all’interno del carcere?

Nel momento in cui sono entrata, avendo insegnato in altre realtà sociali, ero convinta di poter portare avanti il classico programma ministeriale senza alcun tipo di variazione, però, una volta varcata la soglia del carcere ho capito, che in quel caso, sarebbe stato più logico elaborare il programma con gli studenti stessi. La loro è una realtà molto differente rispetto quella esterna. Quando insegni in carcere, capisci, che non ti puoi limitare ad entrare in classe, fare l’appello e cominciare subito con la lezione, ma la prima cosa che bisogna fare è il chiedere loro come stanno, comprendere il loro stato d’animo, lasciarsi raccontare qual è il problema del giorno: tutto questo è tanto importante quanto svolgere regolarmente il programma.

Il carcere di Matera, infatti, non è a celle aperte. I detenuti vivono relegati in quattro mura e per loro la scuola è un diversivo non indifferente. Per i detenuti l’incontro con noi che proveniamo dall’esterno equivale a rapportarsi con una realtà che loro, ormai, non percepiscono da anni. Il programma, quindi, è sempre articolato in relazione ai loro bisogni. Se parlo dell’ Inferno di Dante, ad esempio, cerco di renderlo più attuale, prendendone soprattutto in esame l’aspetto politico e affrontando tutte quelle tematiche che ne avvicinano gli studenti alla lettura. Anche il Secretum di Petrarca piace loro molto. Infatti, gli studenti si riconoscono molto nell’incessante scavare del poeta dentro di sé. Il nostro ruolo, quindi,  non è solo quello dei docenti, ma anche e soprattutto degli ascoltatori. Promuovendo il dialogo ci rendono partecipi riguardo le loro angosce.

Le classi come sono?

Non si può superare il tetto massimo di 15 alunni per motivi di sicurezza. Quest’anno avevamo una classe seconda di amministrazione finanza e marketing. Sono partiti in 15, ma a causa di varie situazioni giuridiche, poi ci sono stati diversi trasferimenti. Infatti, chi sconta pene più lunghe chiede spesso di trasferirsi in carceri come quello di Orvieto, dove le celle sono aperte e dice sono presenti laboratori su misura. A fine anno, quindi, ci siamo ritrovati in 9.

Quali sono i reati più frequenti commessi dai detenuti-studenti?

Sono reati di vario genere. Abbiamo lo spacciatore e l’omicida ma anche l’innocente.

La classe è eterogenea?

Sono tutti uomini, dai 24 anni agli over 60.

 Quali materie prediligono?

Amano in particolare le lingue straniere, delle quali riconoscono la grande utilità, e l’informatica. A loro piace molto sperimentare nuovi programmi informatici, anche se non hanno a disposizione internet. Proprio per venire incontro a queste esigenze, lo scorso anno, la nostra scuola (Itcg Olivetti- Loperfido ndr) ha promosso un progetto in tale ambito.

Per un insegnate che tipo di esperienza è “fare lezione” in carcere?

Direi che è un’esperienza molto formativa. Infatti, nonostante insegni in carcere ormai da 11 anni, continuo sempre ad imparare qualcosa di nuovo. Ogni anno passato qui, quindi, è diverso dall’altro ed ha una sua specificità. La differente modalità d’insegnamento mi aiuta anche ad affrontare meglio i ragazzi che abbiamo all’esterno, portandomi a comprenderli più facilmente.BPersonalmente, nell’ambito del Progetto legalità, cerco sempre di lavorare in parallelo sia con la classe che ho nel penitenziario che con quella che ho all’esterno.  Ogni anno, poi, organizzo un incontro nel quale i ragazzi che stanno all’interno della casa circondariale e quelli dell’Itcg si confrontano, parlando soprattutto delle loro esperienze. Gli alunni del Loperfido-Olivetti, al termine di questa particolare giornata, manifestano sempre il loro entusiasmo, perché queste 3 ore passate nel carcere, con ragazzi molto simili a loro, li porta a capire che basta veramente poco per sbagliare.

carcere-01

La frequenza è facoltativa?

Sì. Gli educatori comunicano ai detenuti la presenza di una determinata scuola e questi, se sono interessati, presentano domanda per poterla frequentare.

Nella nostra mente il detenuto è una sorta di “orco” pronto ad aggredirci in ogni istante; secondo lei questa visione, a tratti stereotipata, corrisponde alla realtà?

Assolutamente no. Il detenuto è una persona normalissima e per giunta di una sensibilità incredibile. Penso che chi vive l’esperienza della detenzione, abbia una sensibilità maggiore e la cosa è riscontrabile anche dal rispetto che hanno, in primis verso il docente. Non cercano di nascondere il proprio passato e con profonda dignità confessano di voler espiare la propria colpa. I detenuti, quindi, non sono orchi, ma spesso solo persone che si trovano in questa condizione perché non sono stati in grado di fronteggiare tutte quelle circostanze che li hanno indotti a sbagliare.

Quali attività vengono realizzate in carcere oltre allo studio delle materie?

Il Laboratorio di legalità, il progetto informatico e il potenziamento linguistico. Infatti, alcuni docenti in pensione si sono messi a disposizione per portare avanti questi laboratori. La cosa più bella è vedere che insegnanti ormai esterni al sistema scolastico hanno comunque chiesto di rientrare come volontari.

Edoardo Albinati in Maggio selvaggio, libro autobiografico nel quale racconta la sua esperienza come docente di lettere all’interno del carcere di Rebibbia, scrive: “Per comprendere cosa sia la vita degli uomini in galera, non c’è che da raccontarla in parallelo alla vita dei liberi”. Lei è d’accordo?

Assolutamente, e lo percepisco tutte le volte che un adolescente “esterno” entra in carcere attraverso il Progetto legalità. Durante questo tipo di visita, il ragazzo e il detenuto dimenticano quasi,di essere all’interno di quelle quattro mura e si mettono alla pari. Nonostante la reticenza iniziale sia palpabile, bastano pochi istanti per consentire loro di entrare in contatto e di vedersi in parallelo. Percepiscono subito di non avere dinnanzi l’orco brutale che si aspettavano di trovare. Capiscono che molte persone sono in carcere, perché hanno avuto la sfortuna di nascere in un contesto sociale sfavorevole e che spesso li ha portati a delinquere per sopravvivere. Ho avuto come alunni diversi ragazzi di Scampia, i quali mi hanno raccontato che il loro ufficio di collocamento era la strada. Molti di questi ragazzi hanno intelligenze al di sopra della norma; semplicemente, sono stati sfortunati.

news65883

Le è rimasto impresso qualche studente in particolare?

Ognuno di loro mi ha lasciato qualcosa. Ognuno ha avuto una sua peculiarità, e quindi sono tutti dentro di me.

Lei pensa che l’insegnante del carcere possa aiutare il detenuto nel delicato processo di riabilitazione?

Sì, il nostro compito è proprio quello di accompagnarli fuori, ma è fondamentale che non si spezzi mai il filo tra realtà interna ed esterna.

 

Valentina Nesi

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...