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IL CASO DI VALENTINO T.

Valentino Tallunio, trentaduenne romano, balzato agli onori della cronaca come “L’ untore romano”, resta in carcere. E’ quanto ha stabilito il tribunale di Roma il 25 maggio scorso. Arrestato il 23 Novembre 2015 perché accusato di epidemia dolosa, Valentino è sempre rimasto in isolamento.

Ad oggi sono, più di trenta le vittime del bad-boy. A partire dal 2006, infatti, Valentino avrebbe volontariamente omesso alle proprie partner di essere sieropositivo, consumando con loro rapporti non protetti.

“Non volevo far del male a nessuna” ha dichiarato l’’uomo al pm Scavo, “ho avuto rapporti non protetti anche con cinque donne al mese. Molte non le ricordo nemmeno”.

Figlio di una tossicodipendente, malata di AIDS, Tallunio rimase orfano di madre a soli sei anni e venne allevato dai nonni. Alla tenera età di ventuno anni scoprì di avere l’HIV e da allora diede il via al suo piano “vendetta”.

“Ho saputo che un’altra ragazza con cui ero stato prima di saperlo, sapeva di essere sieropositiva, tramite amicizie in comune, quindi poi ho dedotto che magari l’avessi presa da lei”, ha dichiarato l’uomo nel corso degli interrogatori.

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Per anni non si è mai sottoposto a cure, nonostante i consigli dei medici, anzi, propinava referti falsi alle donne che gli domandavano se fosse sieropositivo. Sino a quando, una delle vittime, non lo ha denunciato. Si erano già lasciati quando lei, tramite Whatsapp, gli chiese: “Vale dimmi la verità, sei sieropositivo? ” e lui le ha risposto: “ vuoi scherzare? “.

E’ questa ragazza la principale accusatrice di Valentino T., è lei che ha denunciato l’uomo facendo venire a galla questo gioco perverso.

Le ragioni del gesto restano, però, ancora poco note, benché l’avvocato Giuseppe Minutoli sostenga che le donne siano state “complici disinibite”, avendo avuto, alcune di loro, una condotta libertina. Secondo l’avvocato di Valentino T.: “è responsabilità di ognuno salvaguardare la propria salute fisica, adottando le opportune precauzioni”. 

Vorrebbe una famiglia, ora, “l’untore romano”, pentito del suo gesto desidera solo tornare a casa dalla compagna e con lei trascorrere la propria vita: “Guardi, io quello che sto vivendo e capendo qua dentro, cioè non glielo so spiegare. Però so che non voglio più fare nulla che danneggi le persone a me care, e che mi possa far perdere quello che ho. Lo so può sembrare una cretinata ma è la verità. Cioè io…ad esempio lei mi ha detto dei nomi, comunque sono persone…cioè non è che lei dice non le conosci, gli hai fatto del male, va bè te passa. Però sono tutte notizie che a me colpiscono, mi dispiace tantissimo per quello che ho fatto a queste persone, cioè come le ho detto, il mese qua dentro..può sembrare stupido, venti giorni, venticinque giorni, uno magari non capisce tante cose però stando chiuso dentro a una cella, senza svaghi, uno pensa e può capire realmente dove ha sbagliato e si può convincere di non sbagliare più”, è quanto ha affermato durante gli interrogatori.

I giudici, però, tendono a considerare poco veritiere le affermazioni dell’ “untore di Roma, visto che a loro dire è particolarmente incline alla menzogna e se fosse scarcerato continuerebbe ancora ad essere un pericolo.

Valentino T. è anche accusato, inoltre, di aver violentato una delle sue ex fidanzate, legandole le caviglie e poi stuprandola.

Niente domiciliari, dunque, per l’ “untore di Roma” che resterà in carcere a Regina Coeli dove riceverà adeguate cure per la sua malattia.

Emanuele Cerrito

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