CULTURA

LA NASCITA DI VENERE

Io, Venere, Dea della bellezza e dell’amore, sono l’unica tra le dodici divinità maggiori  ad esser nata da un insolito evento . Il giorno in cui Crono  evirò suo padre e gettò in mare il divino attributo,  quest’ultimo si coprì di spuma  ( afros in greco) da cui pochi istanti dopo, son spuntata fuori io .

Il povero Botticelli, pittore fiorentino, figlio di un  bottegaio conciatore di pelli, non potendo dipingere l’evento della mia nascita, esibendo un membro tra le onde del mare  in pieno Quattrocento, ha preferito collocarmi su di una leggiadra conchiglia.

Il mio arrivo sulla  terra sembra aver provocato una svolta nelle abitudine dei mortali . Tutto ciò che prima era guerra, ora è amore.  Di bella sono bella, tanto è vero che sono stata anche la prima a vincere un concorso di bellezza. Quanti ricordano la scelta di Paride che, facendomi dono del pomo d’oro, mi proclamò la più bella delle belle? Beh, un concorso che generò la guerra di Troia ma questa è un’altra storia.

Di figli ne ho tanti, persino con mortali, ma neanche uno con mio marito. Rappresentando la potenza irresistibile dell’amore che sta alla radice della vita stessa, nessuno più di me sa come incendiare di desiderio le creature viventi . Insieme al David, reso eterno dal Michelangelo, sono stata per un tempo immemorabile simbolo di bellezza.

Questo capolavoro che raffigura la mia nascita venne commissionato intorno al 1482-1485 da Lorenzo di Pierfrancesco de Medici, banchiere, politico e ambasciatore italiano, esponente della famiglia Medici e cugino dell’omonimo Lorenzo il Magnifico. Il quadro venne realizzato per la villa medicea di Castello ma oggi è conservato nella Galleria degli Uffizi di Firenze.

Posta al centro del quadro, eccomi in punta di piedi sulla conchiglia con la mia chioma dorata, completamente nuda al di sopra di qualsiasi imbarazzo umano, vengo spinta dal soffio di Zefiro, Dio dei venti, rappresentato alla mia sinistra con la sua sposa Clori, Dea dei fiori.

Il loro compito è quello di spingermi a riva e condurre l’amore nel mondo. A destra, invece, ecco Ora, una delle ninfe che presiede al mutare delle stagioni, che mi porge amabilmente un mantello rosso di velluto che svolazza nel vento proveniente dal caldo soffio di Zefiro. Tutto si svolge in una pioggia di fiori che probabilmente preannuncia la primavera.

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Eolo, Dio dei venti

 

 

 

 

 

 

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Ora, ninfa che presiede il mutare delle stagioni

Il giovane Sandro utilizzò una tecnica piuttosto insolita per l’epoca. Mi dipinse su una tela: due teli di lino uniti tra loro su cui venne aggiunto del gesso tinto di blu, in modo da dare il particolare tono d’azzurro a tutto il dipinto.

Il mio lungo collo è un segno evidente dell’arte del Botticelli, continuo ricercatore di una bellezza e di un’armonia ideale.

L’opera nasconde un’allegoria neoplatonica: l’ amore che è la forza motrice della natura

La composizioni dei gesti rimanda all’iconografia classica del battesimo di Cristo, donando alla raffigurazione mitologica un più ampio significato. Botticelli vuole mostrare la sua famigliarità con la filosofia neoplatonica che vedeva nei miti antichi l’anticipazione delle idee cristiane. La mia nascita dalle acque marine è antesignana al pensiero cristiano della nascita dell’anima dall’acqua del battesimo.

Ma dopo questa breve spiegazione tecnica vi svelo qualche curiosità:

Sapevate che per raffigurare me Botticelli fece posare Simonetta Vespucci?

simonetta-vespucci-by-sandro-botticelli

Una fanciulla dell’epoca, probabilmente non molto conosciuta oggi, ma che ispirò versi sublimi sia nel Magnifico che nel Poliziano. Quest’ultimo scrive, nel poema ‘’ Stanze per la Giostra’’:

 “ch’i’ gli ho nel cor diritta una saetta dagli occhi della bella Simonetta”

Per i suoi contemporanei Simonetta Vespucci era ‘’la più bella donna vivente’’ e di lei si innamorò perdutamente Giuliano de Medici, il fratello del Magnifico. Un giorno Giuliano si impegnò ad una gara cavalleresca per conquistare l’affetto di Simonetta. Sulla sua bandiera fece proprio riprodurre il viso dell’amata che altro non era che la raffigurazione del Botticelli fatta per la mia nascita. Nel retro del ritratto, sulla bandiera di Giuliano, una dicitura svolazzava nel vento :

‘’ L’unica e sola’’

Molti altri quadri di Botticelli assomigliano fortemente alla bella Simonetta, tanto da suscitare il dubbio che l’artista stesso fosse innamorato di lei. Lasciò persino tra le sue volontà una richiesta: chiese di essere sepolto ai suoi piedi, richiesta accolta dalla famiglia Vespucci.

Che dire, un volto validissimo quello dell’ineguagliabile Venere fiorentina, resa immortale in un dipinto che rappresenta la nascita dell’amore.

Copyright foto copertina:

http://www.quotidianopiemontese.it/2014/05/30/biela-venere-botticelli-alle-21-linaugurazione-museo-territorio/

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