CULTURA

GIORNALISMO E MAFIA

Durante i settanta anni della Repubblica italiana, i giornalisti uccisi sono stati undici.

La loro colpa?

Quella di lottare contro l’indifferenza, contro chi cerca di imbavagliare il giornalismo e di renderlo servo del potere. Nella classifica di Reporter senza frontiere, riguardante la libertà di stampa, su 180 paesi l’Italia si è classificata alla settantatreesima posizione e sempre dalla stessa fonte si scopre che, nell’elenco dei 100 eroi dell’informazione, ce ne sono due italiani. Gli altri lavorano in regimi dittatoriali o in zone di guerra, i due italiani, invece, in un paese in cui la mafia, a quanto pare, incide in maniera drammatica sul panorama giornalistico.

Le mafie hanno bisogno di un consenso ottenibile soprattutto condizionando la stampa, per farlo, l’unico mezzo che hanno è quello dell’intimidazione e questo accade molto più spesso di quanto si immagini, perché dietro alla parte visibile, quella maggiormente raccontata, c’è una zona d’ombra composta da tanti piccoli eroi sconosciuti che combattono ogni giorno per raccontare la verità. Spesso questi giornalisti vengono lasciati soli ed è proprio la solitudine ad esporli al rischio più alto.

sianiIl 23 settembre del 1985, Giancarlo Siani, un giornalista precario che credeva fermamente in ciò che faceva, è stato ammazzato da due killer del clan Nuvoletta, per ciò che aveva scritto o forse per ciò che stava per scrivere. Siano si era occupato della guerra di mafia tra i Bardellino ed i Gionta. Dopo l’arresto di Valentino Gionta, Siani scrisse:

 “La sua cattura potrebbe essere il prezzo pagato dagli stessi Nuvoletta per mettere fine alla guerra con l’altro clan di ‘Nuova famiglia’, i Bardellino”.

Questa sarebbe la frase, secondo i giudici, che avrebbe decretato la condanna a morte dello stesso Siani, il quale, inoltre, indagava da un po’ di mesi sulla connessione tra classe politica vesuviana e criminalità organizzata. Il giorno in cui venne ucciso, aveva chiamato Amato Lamberti, sociologo impegnato nella lotta alla camorra. Voleva vederlo urgentemente, ma quell’incontro non ci fu e nessuno sa cosa Siani avesse da raccontare, né tantomeno furono trovati i documenti raccolti dal giovane cronista.

 

 

 

favaIl 28 dicembre del 1983 andò in onda una puntata di Filmstory, in cui Enzo Biagi intervistava Pippo Fava, scrittore, drammaturgo e giornalista, tra i fondatori della rivista I Siciliani.

Ad una domanda del conduttore, Fava rispose con queste parole:

 “I mafiosi sono in ben altri luoghi e in ben altre assemblee. I mafiosi stanno in Parlamento, i mafiosi a volte sono ministri, i mafiosi sono banchieri, i mafiosi sono quelli che in questo momento sono ai vertici della Nazione. Se non si chiarisce questo equivoco di fondo – cioè non si può definire mafioso il piccolo delinquente che arriva e ti impone la taglia sulla tua piccola attività commerciale, questa è roba da piccola criminalità che credo abiti in tutte le città italiane ed europee – il problema della mafia è molto più tragico e importante, un problema di vertici di gestione della Nazione che rischia di portare al decadimento politico, economico e culturale l’Italia. I mafiosi non sono quelli che uccidono, quelli sono gli esecutori, anche ai massimi livelli”.

Venne ucciso una settimana dopo, il 5 gennaio, da 5 proiettili sparati sulla nuca dai sicari di Cosa nostra. Era un personaggio scomodo a causa delle sue continue denunce sulla relazione tra imprenditori catanesi e boss mafiosi.

peppino impastatoCome non parlare, poi, di Peppino Impastato, nato in una famiglia mafiosa, alla quale si è successivamente ribellato, mettendo in atto una vera e propria rivoluzione culturale. Cacciato di casa dal padre, cominciò una campagna antimafia, attraverso attività politiche e culturali. Fondò “Radio Aut”, attraverso la quale denunciava gli affari dei mafiosi di Cinisi e Terrasini, soprattutto dei movimenti del capomafia Gaetano Badalamenti e nel programma Onda pazza, molto seguito, prendeva in giro mafiosi e politici.

 

 

Nel 1978 si candidò nella lista di Democrazia Proletaria, alle elezioni comunali e tra l’8 e il 9 maggio dello stesso anno venne assassinato. Venne adagiato sui binari della ferrovia con del tritolo posto sotto il suo corpo. Ad ucciderlo fu Gaetano Badalamenti.

Copyright foto copertina: http://catania.meridionews.it/articolo/32521/liceo-galilei-preside-ferma-il-murales-con-impastato-studenti-protestano-il-silenzio-lo-uccide-di-nuovo/

 

 

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