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Zoomafie: la nuova frontiera dei traffici illeciti

“Questo Di Matteo non ce lo possiamo dimenticare. Corleone non dimentica. E finisce come a Falcone che voleva venire a vedere la mattanza e poi ha fatto la fine del tonno”.

Con queste parole, in un dialogo intercettato dagli inquirenti, il boss di Corleone Totò Riina apostrofava il destino del Pubblico Ministero palermitano Antonino Di Matteo. Al di là delle parole, durissime, pronunciate contro l’illustre “nemico” della mafia, ciò che colpisce nel frammento intercettato è il riferimento tutto metaforico al tonno, per indicare la fine che quel magistrato avrebbe dovuto fare. Il riferimento mafioso alla figura dell’animale, peraltro, non è affatto raro nella narrazione del linguaggio mafioso, spesso intriso di metafore che hanno a che fare proprio con questo. Ma l’animale, non interseca il fenomeno mafioso soltanto per i riferimenti lessicali. Nel tempo, infatti, considerato anche il valore economico ragguardevole che molte specie animali hanno assunto, il business che li coinvolgeva ha cominciato ad ingolosire la criminalità organizzata internazionale, che grazie agli animali ha cominciato a tessere affari d’oro.

Basti pensare alle corse clandestini di cani e cavalli, ai combattimenti di qualsiasi tipo, nonché al commercio di cuccioli comprati all’estero e rivenduti a prezzi elevati nel mercato interno; fino ai ben noti reati internazionali di bracconaggio.

Dalla constatazione di un fenomeno mafioso che per rinnovarsi sceglie sempre più spesso di svincolarsi dalle classiche attività che lo contraddistinguono, prende avvio il lungo lavoro della LAV (Lega Anti Vivisezione Italiana) che, a partire dal 1998, non solo ha coniato un termine ad hoc per indicare quei reati che vengono commessi dalle organizzazioni criminali coinvolgendo gli animali, ma ha anche istituito un Osservatorio Nazionale Zoomafia, finalizzato all’analisi, anche criminologica, dello sfruttamento mafioso degli animali il quale collabora anche attivamente con le procure. Il prodotto di questo lungo percorso di ricerca statistica, giuridica e criminologica è contenuto in un rapporto (scaricabile all’URL: http://www.lav.it/cosa-facciamo/zoomafia/la-zoomafia-in-italia), diffuso dalla stessa Lega Antivivisezione a cura del criminologo Ciro Troiano, sullo stato dell’arte di quei fenomeni che, ormai, anche giuridicamente, vengono ricondotti al termine zoo mafie.

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Lav, Lega Antivivisezione Italiana: è l'associazione che cura il rapporto zoomafie. In basso, l'avv. Ciro Troiano che ha curato la redazione del rapporto per la LAV

Lav, Lega Antivivisezione Italiana: è l’associazione che cura il rapporto zoomafie. A destra, il criminologo Ciro Troiano che ha curato la redazione del rapporto per la LAV (fonti: animalrepublic.it e lav.it)

Ma cosa intendiamo esattamente quando parliamo di zoo mafie?

Stando alla definizione, coniata dalla stessa LAV, zoomafia significa sfruttamento degli animali per ragioni economiche, di controllo sociale o dominio territoriale, da parte di persone singole, associate o appartenenti a cosche mafiose e clan camorristici. E nonostante la definizione giuridica sia opportunamente snella e sintetica, questo non deve indurre a pensare che, ciò che nella realtà è etichettabile come zoomafia, sia un fenomeno criminale fisso e monotono. Tali reati infatti assumono le fattezze più varie, assumendo le forme di commerci veri e propri, di abusi che coinvolgono l’animale (come nel caso dei canili e degli allevamenti abusivi o delle sofisticazioni alimentari) o semplici attività che indirettamente lo interessano.

Così, il Rapporto sulle Zoo Mafie (ad oggi pubblicato per gli anni 2013, 2014 e 2015), è venuto col tempo ad essere uno strumento fondamentale per la comprensione di un fenomeno meno visibile rispetto al comune spaccio di sostanze stupefacenti o alla violenza mafiosa, ma non per questo, meno penetrante nella realtà e la cui ascesa è testimoniata dagli stessi dati contenuti nel rapporto: dai dati raccolti da 78 procure su un totale di 136, si evince infatti che il totale dei procedimenti aperti aventi ad oggetto violazioni dei diritti degli animali è di poco superiore a 5000 con una lieve flessione rispetto al 2013 (anno in cui il dato si era attestato attorno ai 5500 casi) dovuta però al fatto che non sono pervenuti alla ricerca i dati della Procura di Brescia (fonte: Ciro Troiano, Rapporto Zoomafie 2015,LAV).

Ed in testa a questa classifica, a riprova anche della caratterizzazione malavitosa che, attorno a questi può crearsi, c’è proprio un territorio ad altissima penetrazione criminale: Napoli.

Ovviamente, anche il dato appena riportato necessità di una lettura interpretativa perché, se da un lato è vero che il numero di procedimenti aperti testimonia una diffusione tutt’altro che sporadica di queste violazioni, d’altro canto, il gran numero di segnalazioni corrisponde ad un maggiore controllo sul fenomeno ed una maggiore presenza, sia degli inquirenti che delle associazioni animaliste, sulla scia di questi fenomeni criminali.

L’impegno delle forze dell’ordine e delle Procure su questi temi, infatti, agevolato anche da tutta una serie di provvedimenti che negli ultimi anni hanno visto la luce, è di segno crescente di anno in anno, con uno sforzo di uomini e mezzi che non coinvolge solo le forze dell’ordine in senso stretto ma anche i nuclei antisofisticazione, la Guardia Forestale e numerose associazioni che, specie dopo l’entrata in vigore della legge 189/04 la quale ha introdotto una serie di reati a tutela dell’ animale, sono divenute titolari del potere di denunciare chiunque si macchi di reati contro gli stessi.

Uno dei tanti sequestri di cuccioli destinati al mercato nero, operati dalle forze armate nell'ambito delle inchieste di zoomafia (fonte: http://www.lastampa.it/rf/image_lowres/Pub/p3/2014/08/07/LaZampa/Foto/RitagliWeb/zoomafia-kOZG-U10302394383115WcG-640x320@LaStampa.it.jpg)

Uno dei tanti sequestri di cuccioli destinati al mercato nero, operati dalle forze armate nell’ambito delle inchieste di zoomafia (fonte: http://www.lastampa.it/rf/image_lowres/Pub/p3/2014/08/07/LaZampa/Foto/RitagliWeb/zoomafia-kOZG-U10302394383115WcG-640×320@LaStampa.it.jpg)

Ed in un contesto nel quale la mafia, nelle sue concretizzazioni più varie, sembra quasi sempre riuscire a sfuggire le maglie della legalità, una presenza così forte su un tema apparentemente così insignificante, se paragonato per valore agli altri traffici delle associazioni criminali, può considerarsi, indubbiamente, valore positivo ed ulteriore scatto nella eterna ed estenuante lotta al potere mafioso, che tutto cambia di sé stesso, pur di non cambiare mai la sua natura. Nonostante tutto, quello stesso mostro che chiamiamo genericamente mafia, resta sempre ben visibile nel mirino di coloro che, di volta in volta, metro per metro, ne scovano le trame, rivelandone i meccanismi e riconsegnando all’alveo della legalità quei settori che esso aveva cercato di inquinare per il suo interesse.

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Copyright foto copertina: http://www.greenme.it/informarsi/animali/17257-zoomafie-2015

 

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