CULTURA

LA STRAGE DI BOLOGNA: UN MISTERO MAI RISOLTO

Era il 2 Agosto del 1980 il giorno della strage della Stazione centrale di Bologna. Erano le ore 10.25, quando un ordigno ad alto potenziale esplode all’interno della sala d’aspetto di seconda classe, trasformandola, insieme al ristorante e agli edifici del primo piano, in un cumulo di macerie. Il bilancio era di 85 morti e 200 feriti. Un attentato che segna il punto più oscuro della Strategia del terrore che da dieci anni a quella parte stava devastando l’Italia.

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Non sono bastati trentasei anni, e cinque gradi di giudizio per dissipare ombre e interrogativi cruciali. All’inizio si pensò allo scoppio di una caldaia, ipotesi che venne presto scartata. A seminare la morte nella stazione di Bologna fu una valigia con una miscela composta da tritolo e T4. Le prime indagini condussero verso una pista neofascista, in particolar modo verso i NAR – i cosiddetti Nuclei Armati Rivoluzionari – un gruppo di estrema destra guidato da Francesca Mambro e Valerio Fioravanti. Per la procura di Bologna è in quest’area che vanno rintracciati esecutori e mandanti della strage. Ad inchiodare la Mambro e Fioravanti arrivano le parole di Massimo Sparti, neofascista legato alla banda della Magliana, a cui i due avrebbero chiesto dei documenti falsi per lasciare il paese, vantandosi del polverone appena sollevato.

Sono tante le ombre e le false informazioni che accompagnarono l’inchiesta sulla strage, apparati deviati dei servizi segreti civili e militari, attuano una vera e propria opera di disinformazione atta a deviare le indagini che la procura di Bologna aveva indirizzato verso i gruppi di estrema destra a cui facevano riferimento i Nar. L’opera di depistaggio raggiunge l’apice il 13 Gennaio del 1981, quando proprio nella stazione di Bologna, durante l’ispezione di un treno proveniente da Taranto, venne ritrovata una valigia contenente un mitra Mab – che in seguito si capirà provenire dall’arsenale della banda della Magliana – e otto lattine di esplosivo identiche a quelle usato per l’attentato. Insieme alle armi vengono rinvenuti anche due biglietti aerei aventi come destinazioni Parigi e Monaco di Baviera. Questo ritrovamento conferma l’esistenza della cosiddetta operazione Terrore sui treni. Un piano che diversi mesi dopo si rivelerà una messa in scena attuata da due ufficiali del SISMI, il generale Pietro Musumeci e il colonnello Giuseppe Belmonte insieme a Francesco Pazienza collaboratore del servizio segreto militare. Ad ideare l’operazione sarebbe stato Licio Gelli che si scoprirà essere il capo della loggia massonica P2 anche in seguito al sequestro avvenuto, presso la sua villa, di un elenco contenente 963 nomi di affiliati alla massoneria, tra cui figuravano i già citati ufficiali del SISMI.

Per un verdetto definitivo sulla strage di Bologna, almeno per gli esecutori materiali e per chi ha deviato le indagini su questo crimine atroce, dovranno passare quindici anni. Nello specifico si dovranno attendere cinque gradi di giudizio( dal 1987 al 1995) per accertare la verità.

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Il 23 Novembre 1995, la Corte Suprema di Cassazione, dopo i vari stravolgimenti avvenuti durante il processo di appello, arriva ad una sentenza definitiva confermando quanto stabilito dal primo grado di giudizio. Francesca Mambro e Valerio Fioravanti sono condannati all’ergastolo, in via definitiva, come esecutori della strage. Definitive anche le condanne per i “depistatori”: 10 anni per Licio Gelli, Pietro Musumeci e Giuseppe Belmonte, condannato, infine, nel 2007 il neofascista Luigi Ciavardini ritenuto insieme a Fioravanti e Mambro esecutore materiale della strage viene condannato a 30 anni di carcere.

Nonostante il lungo iter giudiziario, 36 anni dopo la strage di Bologna, la più grave del nostro Paese, restano aperti ancora molti interrogativi circa i mandanti e il reale movente. Nonostante sia stato accertato il depistaggio da parte di alte cariche della P2 e dei servizi segreti, è rimasto indefinito il loro effettivo coinvolgimento.

                                                                                                                                                    Emanuele Cerrito

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