CULTURA

Giove pittore di farfalle, Mercurio e la Virtù

Dossi Giove
Ah Giove, padre mio! Quale fatica per me peggiore, se non questo arduo compito di farti da messaggero vivendo a metà tra il mondo umano e quello divino? Ma io, Hermes, che pure non abito stabilmente l’Olimpo, son divino a tutti gli effetti! E se anche voi mi conoscete semplicemente come messaggero degli Dei, nelle molte epoche che con i miei occhi ho visto scorrere, non sono stato solo un semplice messaggero. L’inno antichissimo a me dedicato, mi definisce divinità “dalle molte risorse, gentilmente astuta, predone, guida di mandrie, apportatore di sogni, osservatore notturno, che fece in fretta a mostrare le sue imprese tra le dee immortali”. E detto tra noi, non per vanteria, molte furono le mie conquiste. La Ninfa dell’Arcadia Penelope, Aglauro sacerdotessa di Atene e persino la più bella di tutte le divinità, Afrodite: caddero tutte ai miei piedi!

E nelle epoche antiche che mi hanno visto protagonista, fui famoso presso molti popoli, i quali, mi venerarono ed attribuirono una vastità di significati e poteri. Fui conosciuto dall’antico popolo egizio col nome di Thot, ben prima di divenire oggetto di culto dei Micenei e successivamente divenni una delle maggiori divinità del Pantheon romano assumendo il nome di Mercurio. E non è forse un caso che il mio nome coincida col nome di quel metallo muta forma che chiamate proprio Mercurio, il quale, ben si presta a simboleggiare i vasti ambiti della mia competenza divina. Tra tutti gli Dei, infatti, differentemente persino dai più nobili e potenti, io fui l’unico a potere operare presso tutti i mondi (quello dei defunti, quello dei vivi e quello degli dei) mutando così la forma delle mie azioni e col mio caduceo, simbolo dell’equilibrio che deve esserci in tutte le cose, mediavo poi le volontà divine con quelle a volte contrastanti degli umani.

Per i molti compiti che mi furono assegnati, sono stato spesso oggetto di raffigurazioni scultoree e pittoriche presso varie epoche ma la mia preferita, cari amici di Metis, è la raffigurazione che di me fece un pittore rinascimentale, Dosso Dossi.
Tale dipinto, un olio su tela di ragguardevoli dimensioni frutto del lavoro di un artista molto attivo in epoca rinascimentale presso le corti del ferrarese, è ancora oggi studiato da molti critici che spesso si recano dove esso è conservato, il Castello di Wawel a Cracovia. In passato, molti artisti compresero la mia bellezza raffigurandomi di bel fisico, giovane ed atletico; ma il Dossi, comprese qualcosa di più; comprese anche, ad esempio, che le mie azioni erano simbolo di questioni non ancora indagate e per certi versi magiche e misteriose. L’artista infatti, nel quadro raffigurante Giove intento a disegnare farfalle, mi ritrae al centro della scena affiancato da due personaggi: alla mia destra Giove, intento a dipingere mentre alla mia sinistra una donna.

Vi svelo un segreto! Questo dipinto, all’apparenza semplice, è ricco di significati allegorici così complessi che ancora oggi molti dei vostri critici non hanno certezza sul suo significato. Indubbiamente, io sono raffigurato al centro della scena coerentemente alla mia funzione di messaggero, che qui svolgo, mediando tra il divino Giove e la donna terrena. Ma v’è qualcosa in più in questo quadro, che rimanda ad un ambito forse meno conosciuto delle mie competenze: quella scienza magica che voi chiamate alchimia della quale, modestamente, sono tra i padri protettori. Con tale quadro allegorico, dunque, il Dossi, volle rappresentare alcuni dei principi di quella scienza magica ed antichissima. Le farfalle, ad esempio, non sono forse animali che mutano la propria forma? Ed il mutare forma alle cose, era tra gli obiettivi principali di quelli scienziati che voi chiamate alchimisti. E nemmeno la presenza della donna è casuale cari amici!

In quell’epoca, infatti, era diffusa la credenza che la vera forza alchemica, in grado di mutare la forma delle cose, era insita  nell’uomo stesso e, sebbene nel quadro sia Giove a procedere alla trasformazione del disegno in una vera farfalla, il significato dell’intera scena sottintende il principio per cui la vera forza motrice del cambiamento è dentro l’anima umana. Quella stessa anima presso la quale, ormai da millenni, svolgo i miei divini servigi recapitando messaggi e fungendo da ponte. E così come il ponte unisce le due sponde di un fiume, io unisco le vostre volontà a quelle divine donandovi, qualora ce ne fosse bisogno, quell’equilibrio insito in tutte le cose e simbolo, tra i tanti, dei miei vasti poteri divini.

Copyright immagine di copertina: https://ilsassonellostagno.files.wordpress.com/2014/07/dosso_dossi_010-1.jpg

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