CULTURA

IL SABBA ITALIANO, STORIA DI UNA TRADIZIONE

Perché ogni donna è una strega nel suo cuore. Abbiamo bandito la scopa, il gatto e gli atti di magia, il Sabba e il patto con Satana, ma il mistero, o l’enigma, è grande quanto mai; nessun essere vivente sa quale sarà il suo esito. Non sono forse gli incantesimi dell’amore di ogni tipo e il godimento della bellezza in tutte le sue forme naturali, misteri, miracoli o magie?

Da Il Vangelo delle Streghe, di Charles Godfrey Leland

Dire cosa sia la tradizione riconducibile alla “stregheria” italiana non è semplice. Persa in secoli di oblio e meccanicamente assoggettata alla tradizione cristiana, la vecchia religione delle streghe italiane perde le sue origini nell’oblio dato dal tempo e dagli uomini. Sicuramente era una religione pagana ad appannaggio femminile e moltissime sono le fonti che nel tempo si sono perse, ma molti altri sono gli studi fatti durante i secoli di rinascita dall’oscurantismo medievale.

La stregheria è una tradizione occulta sviluppatasi attorno al XIV secolo attraverso quelli che sembrano essere gli insegnamenti di Aradia, la Santa Strega. Questa tradizione prende il via da due antiche forme rituali pagane: Ad cursum Dianae (il corteo di Diana) e Dominae Ludum (la signora del gioco). Quest’ultimo, il gioco di Diana, è noto alla tradizione già dal Medioevo, soprattutto dalle carte di processi alle streghe, e si trattava di un rituale a fine orgiastico, riconducibile alla tradizione del sabba.

Ma cosa intendiamo quando parliamo di sabba? Se consideriamo il tempo in maniera lineare e cioè partendo dal passato arrivando al presente e aspettando un futuro, avremo una concezione modernamente cristiano del concetto di tempo. Nell’ambito della stregheria la concezione di tempo è

completamente diversa. Si tratta di un tempo ciclico, dove non esiste passato, presente e futuro, e dove tutto viene ricondotto alla ritualistica tradizionale, che scandisce il susseguirsi delle stagioni. Si parla in questo caso della “Ruota delle streghe”, che sintetizza il tempo in otto diversi punti, cioè otto diversi sabba annuali. I sabba prevedono la divisione di due cicli ben definiti. Il primo è determinato dall’evoluzione solare, attraverso i due solstizi e i due equinozi. Il secondo si può dividere in quattro componenti proprie della vita agreste, e cioè semina, fioritura, maturazione e raccolto. Nella fattispecie, le streghe italiane suddividono le ricorrenze in sabba e feste minori. I sabba o tregende iniziano con i Saturnalia, che segnano l’inizio del nuovo anno, e coincidono con il solstizio d’inverno. Abbiamo poi la Candelora (1/2 Febbraio), Primiera (20/21 Marzo), Calendimaggio (30Aprile/1 Maggio), Le erbe (21 e 24 Giugno), Il Raccolto (31 Luglio/1 Agosto), Secunda (22/23 Settembre), Calenda (31 Ottobre/1 Novembre). Le feste minori, invece sono Mascherata (Carnevale), Mezzestate (15 Agosto), Pallas e cioè il plenilunio, che può avvenire una o due volte al mese.

La tradizione sabbatica, soprattutto evocativa, ma anche parte della teogonia relativa alla nascita della “stregherai” italiana, viene magistralmente riportata in uno studio antropologico di fine ‘800, compiuto dall’inglese Charles Godfrey Leland. Egli che in Italia studiò le antiche pratiche e tradizioni della vecchia religione. Leland ha compiuto i suoi studi principalmente tra l’Emilia Romagna e la Toscana, e ci riporta, nella sua opera intitolata Il Vangelo Delle Streghe, un affresco dettagliato della tradizione folkloristica italiana di quel periodo. Da lui apprendiamo che la “stregherai” italiana deriva dalla figura della dea latina Diana. Ella, signora della luna, accoppiandosi con suo figlio e fratello Lucifero o Splendor, dio del sole, diede vita ad Aradia, la prima e “santa” strega, che fu inviata da Diana sulla terra per insegnare alle donne e solo a loro, l’arte della “stregheria”.

Nel libro di Leland non mancano riferimenti chiari alla commistione tra paganesimo e cristianesimo, in quanto sembra, dalla tradizione, che le due religioni abbiano mutuato molti aspetti l’uno dall’altro.

Interessanti risultano essere alcune curiosità di forte interesse storico-letterario. Un esempio è la connessione della dea Diana con il dio Bacco, anche se nel Dizionario Storico Mitologico di Pozzoli è espressamente affermato che in Grecia il suo culto era associato con quello di Bacco, Esculapio e Apollo. Il nesso che collega questi culti è il corno. In una medaglia di Alessandro Severo, Diana di Efeso porta la cornucopia. Questa rappresenta il corno o le corna della luna nuova, sacri a Diana. Secondo Callimaco, Apollo stesso costruì in onore di Diana un altare costituito interamente di corna.

La connessione del corno con il vino è ovvia. Tra gli antichi Slavi era consuetudine che il sacerdote di Svantevit, il dio del Sole, guardasse se il corno che l’idolo teneva in mano era pieno di vino per predire una buona vendemmia per l’anno successivo. Se il corno era pieno, tutto sarebbe andato bene. Se il corno era vuoto, egli lo riempiva e beveva da esso; poi lo riponeva nella mano dell’idolo e prediceva che alla fine tutto sarebbe andato bene. Non può non sorprendere il fatto che queste cerimonie siano stranamente simili a quelle descritta nella tradizione italiana, con la sola differenza che in una si invoca il Sole per assicurarsi un buon raccolto, e nell’altra la Luna.

Il confine tra realtà e fantasia è sempre molto labile, soprattutto quando si parla di tradizioni che perdono le loro radici nell’alba dei tempi e che non hanno più una fornita documentazione scritta. Oggi sarebbe potuto essere molto interessante procedere ad uno studio approfondito di tutte quelle pratiche rituali e di culto proprie dell’antica tradizione della stregoneria italica. Ma si sa, l’uomo distrugge ciò che egli stesso crea, per paura o superstizione, per voglia di potere o per semplice ignoranza.

 

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