CULTURA

FEDERICO MELLO, UN NERD ROMANTICO

Federico Mello è giornalista e blogger, esperto di media internet e social network, insomma, una persona immersa fino al collo nel nostro mondo iperconnesso, che ha contribuito con i suoi post ad alimentare ulteriormente il connettivismo religioso che caratterizza le nostre vite. Chi meglio di lui, allora, può raccontarci il percorso di razionalizzazione di questa nostra, inconsapevole, schiavitù digitale?

“Oggi per sempre più persone il tempo standard sembra essere diventato la nostra esistenza su Screenlife, di fatto siamo sempre connessi, sempre raggiungibili, always on; di default i nostri inneschi interni ci dicono senza tregua: controlla il telefono, è successo qualcosa? E ora? E ora? E ora? In un loop infinito.” L’autore che connesso lo è stato costantemente negli ultimi anni per passione, lavoro e per dipendenza ci racconta le basi scientifiche di questa prigionia. Dei guru che l’hanno concepita e codificata, ma che mandano i propri figli in scuole digital free, come la Waldorf School of the Peninsula, una vera e propria isola di pace tecnologica, inaccessibile ai più, nel cuore della Silicon Valley.

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Questa è una delle tante contraddizioni digitali contenute nel libro. Chi si aspetterebbe, infatti, di trovare la prole dei manager di Facebook e Google in un istituto dove queste colonne portanti della nostra vita sono assenti? Per l’autore, essere sempre connesse è lo “svantaggio” delle masse, una distrazione continua che porta al pensiero istintivo superficiale e deprimente. Il percorso del libro è sia analisi scientifica di questa dipendenza digitale, dei meccanismi perversi che l’alimentano, che un percorso catartico di liberazione verso una rivoluzione contemporanea e che si batte per la riconquista del proprio tempo biologico.

Nel bel mezzo di questo percorso è incastonata una splendida confessione immaginaria, quella di una della personalità più importanti della nostra epoca, l’imperatore del mondo connesso: Mark Zuckerberg. Un libro prezioso e stimolante che vuole essere un manifesto modesto di una categoria figlia dell’oggi: i nerd romantici!

Andrea Listorti

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