ATTUALITÀ

MARIA RITA D’ORSOGNA: ” A PROPOSITO DI TRIVELLE”

Maria Rita D’Orsogna è un fisico e docente universitario. Vive a Los Angeles dal 1999, dove lavora come professore associato nel Dipartimento di Biomatematica nel prestigioso UCLA. Al di là della sua attività di ricercatrice e di docente, il suo impegno è quello di difendere i paradisi naturali dalla proliferazione di minacciose concessioni petrolifere. È un’attivista di grande spicco contro le trivellazioni petrolifere in Italia. Recentemente, ha guidato la protesta abruzzese che ha portato alla sconfitta di Ombrina Mare, la bocciatura della quale ha gettato le basi per l’instaurazione di una fascia protettiva di 12 miglia attorno ai mari italiani.

Il mezzo principale di questa sua lotta è il web. Molto interessanti e ricchi di informazioni e spunti di riflessione i suoi blog: http://dorsogna.blogspot.it/ e,  per il Fatto Quotidiano, http://www.ilfattoquotidiano.it/blog/mrdorsogna/. È animata da un profondo senso del dovere e da un’evidente aspirazione a una giustizia sociale: anche per questo, ho deciso di intervistarla per Metis Magazine. L’opportunità “rinnovabili” è una delle chiavi di interpretazione del Sud a cui aspiriamo. Per questo, l’intervento della prof. D’Orsogna assume un rilievo particolare nella rubrica Voci Meridiane. Occorre decisamente riflettere sulle sue parole.

D. Per incominciare, vorrei che lei sfatasse un paio di luoghi comuni: Rinnovabili e vita quotidiana: una casa può funzionare adoperando solo energia prodotta sul posto, impiegando energie rinnovabili innovative (fotovoltaico, solare termico e minieolico)?

Certo, già in varie parti del mondo ci sono case totalmente “off-grid” in cui tutta l’energia di cui si può avere bisogno (dal riscaldamento all’aria condizionata) è fornita dalle rinnovabili in loco. Spesso queste abitazioni sono accompagnate a un design intelligente in termini di disposizione dei vani per ottimizzare l’irraggiamento dal sole, hanno sistemi di raccolta e filtrazione dell’acqua piovana, sono dotate di isolamento delle pareti, per ottimizzare il consumo di energia, e magari anche piccoli impianti di compostaggio.

Per ora però i residenti di tali abitazioni sono “pionieri”, che aspirano a vivere in totale indipendenza energetica e in simbiosi perfetta con l’ambiente, come se fosse una sorta di missione personale. Vivere così, in totale autosufficienza, non è facile, perché le nostre case moderne sono disegnate in modo tale da essere una scatola chiusa per molti versi. Si gira una manopola e … voilà, si accende la luce. Le case off-grid, almeno per ora, richiedono molta più cura. Dato che tutto dipende da ciò che è disponibile localmente, spesso, le soluzioni giuste per una casa possono non essere giuste per un’altra; ci vuole molta più conoscenza della tecnologia; a volte, le cose possono non funzionare.  Questo non vuol dire però che non possano esistere le vie di mezzo. Alcune di queste tecnologie off-grid venti, trent’anni fa potevano sembrare fantascienza, oggi però sono ben collaudate e non c’è nessun motivo per cui tutte le case non possano avere il proprio sistema fotovoltaico o il proprio sistema mini-eolico funzionante.

Il punto, però, è che occorre avere degli obiettivi, come persone e come società, e volere aspirare a una vita quotidiana il più possibile alimentata da energia pulita e prodotta sul posto. Occorre lavorare con questo ideale in mente, cercando soluzioni giuste e particolarizzate che possano diventare sempre più “normali” e non eccezionali. Per esempio, esistono varie “cooperative dell’energia” in Nord-Europa, dove le comunità si sono organizzate per generare energia in loco da centrali solari o a vento. In Germania ce ne sono circa 1000, e sono definite “Genossenschaften”. Sono nate, per la maggior parte, negli anni ’90 perché era troppo inefficiente e costoso prodursi energia casa per casa. E così, i cittadini si sono messi assieme, hanno investito in turbine a vento, producendo energia in cooperativa per un numero sempre crescente di famiglie. E da un obiettivo all’altro si cresce e si arriva a risultati sempre più importanti.

D. E le industrie?

Anche qui, si tratta di un processo graduale, che occorre la volontà di percorrere, con soluzioni particolarizzate e con programmazione intelligente. I prezzi delle rinnovabili sono ormai alla pari con quello delle fonti fossili, la produzione di energia dal sole e dal vento è in costante crescita, e cosi pure gli investimenti. Basta solo volerlo. Alcune grandi ditte si sono date l’obiettivo di diventare 100% rinnovabili nel giro di pochi anni: per Google, con uffici, server e personale in tutto il mondo la data è il 2025. Hanno acquistato campi solari in Cile e campi eolici in Svezia. Per la Coca Cola la data è il 2020. Per la ditta svedese di vestiti H&M la data è, invece, “appena possibile”. Nel 2016 erano già arrivati all’80% di energia dalle rinnovabili. Apple, Microsoft, IKEA, Facebook, Amazon, Nike, hanno tutti obiettivi simili e date più o meno ravvicinate. Anzi, esiste un consorzio, detto RE100 in cui vari colossi mondiali si sono presi pubblicamente l’obiettivo di arrivare al 100% rinnovabile. 

Si obietterà che la piccola industria italiana non può fare questo, non ancora. Può darsi, ma, come detto prima, occorre inziare. A mio parere, tutti i tetti residenziali e industriali d’Italia dovrebbero essere coperti da pannelli solari. Ma proprio tutti. E anche se non si arriverà subito al 100%, l’importante è iniziare. Le grandi ditte italiane note a livello mondiale – dalla Ferrero alla Fiat alla Luxottica – invece, non hanno scusanti: dovrebbero anche loro prendersi impegni come quello di chi è iscritto a RE100 e cioè fissare date per arrivare al 100% rinnovabili ed impegnarsi in tal senso. Che io sappia, RE100 non ha nessuna ditta Italiana al suo interno. Anche qui, il cinico medio obietterà che si entra nel club di RE100 per pubblicità e per immagine. Può darsi, ma che sia fatto per business o per amore, non importa, l’importante è che lo si faccia. Il pianeta non può aspettare. L’esempio di Google e degli altri è importante perchè mostra che si può. E noi come consumatori dobbiamo non solo fare pressione affinchè le rinnovabili siamo sempre più diffuse e a portata di tutti, ma anche premiare le ditte attente all’ambiente. Qualche anno fa Sergio Marchionne disse ai californiani di non comprare le 500 elettriche perchè ne aveva prodotte così poche che ogni veicolo era venduto in perdita. Questo è vergognoso.

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D. Mobilità sostenibile: che senso ha proporre sul mercato auto elettriche alimentate con energia prodotta usando il carbone?

Chi ha detto che per forza l’elettricità deve arrivare dal carbone? Perché non dal sole e vento? Questo deve essere l’obiettivo. In più il declino delle centrali a carbone è inevitabile: dal 2010 a oggi per ogni centrale a carbone nuova a livello mondiale due ne sono state cancellate, con un forte calo dell’energia prodotta. Sono certa che il carbone tramonterà a tassi ancora più rapidi negli anni a venire, grazie agli accordi di Parigi, e soprattutto perché nei paesi in via di sviluppo sempre più spesso si passa dall’assenza di elettricità direttamente alle rinnovabili a scala locale. Per loro è molto più facile, capillare, ed economico dotare ogni villaggio ed ogni casa del suo piccolo sistema energetico rispetto all’eventualità di costruire ex novo centrali a carbone o a idrocarburi con tutta l’infrastruttura necessaria, le linee di trasmissione ed i controlli. India, Bangladesh, Kenya, sono tutti piccoli laboratori di rinnovabili a piccola scala.

D. Ci sono nazioni che hanno detto coraggiosi “no al carbone”. Penso all’Uruguay di Pepe Mujica. La politica italiana secondo lei ha il coraggio per fare scelte energetiche in controtendenza e solo apparentemente “svantaggiose”?

L’Italia è da molto che non ha il coraggio di essere pioniere in niente. Giochiamo al catenaccio, in difesa, aggrappandoci allo status quo, non solo a calcio, ma anche nella nostra vita pubblica. Tutti i grandi cambiamenti in Italia, sociali, ambientali, politici, arrivano sempre con almeno venti anni di ritardo. In Germania si è iniziato a parlare di Energiewende, la rivoluzione energetica con cui si programmava la transizione alle rinnovabili, nel 1980. Tutti i governi hanno seguito la strada maestra della Energiewende, con modifiche, miglioramenti, legislazione perché’ hanno tutti capito che non era una questione di politica quanto di proiettare il paese verso il futuro.  In Italia nel 1980 neanche si parlava di rinnovabili e seppure qualcuno del governo A avesse promosso una cosa simile, sarebbero intervenuti i politici del governo B a cancellarla. Si parte sempre dal basso. La democrazia è una cosa meravigliosa, ma funziona solo se tutti sono investiti nel volere il bene comune, dalla gente con le sue azioni quotidiane a chi siede nei piani decisionali. E da questo punto di vista, l’Italia, il paese dei furbi e delle scorciatoie, secondo un diffuso luogo comune, ha solo da imparare dalla pragmatica e concreta Germania.

D.  Il settore costruzioni è detto “del 40%”, in quanto assorbe annualmente il 40% dell’energia in ogni nazione. Penso all’edilizia del nostro patrimonio edilizio esistente e alle passivhaus tedesche. Perché noi no?

Evidentemente manca la volontà, la cultura e la pressione dal basso. Purtroppo, e questo non vale solo per l’ambiente, l’Italiano medio vive ancora adesso la sua democrazia come un fatto personale. La collettività, il fare le cose per il bene di tutti, solo raramente sono di interesse. La maggior parte delle persone cura il suo orticello, e non riesce a guardare al lungo termine, all’orizzonte di tutti. La classe politica non aiuta certo a creare una maggiore coscienza ambientale o civica. Dove sono le campagne pubblicitarie per incoraggiare al risparmio energetico? Ancora adesso abbiamo i palazzinari e le speculazioni edilizie con le stesse vedute e gli stessi modus operandi degli anni settanta. Dovremmo invece inventarci la “speculazione” moderna, dell’abbattimento del brutto, dell’efficienza, dell’estetica, della cura dei dettagli, delle cose fatte bene e proiettati verso il futuro. 

D. Spesso si discute di approvvigionamento da fonti rinnovabili. Quasi mai si parla del fatto che molto si potrebbe fare cambiando il nostro stile di vita. Insegnando già ai bambini come usare acqua ed energia, così come insegniamo loro a non sperperare la paghetta. Il risparmio energetico, insomma. Che ne pensa?

Penso quello che pensa lei. CI tengo sempre a sottolineare che l’ambiente è un corollario delle nostre vite civiche. Il bene comune si protegge sempre, e l’amore per la cosa pubblica dovrebbe essere trasmesso tutto per intero alle generazioni future, che sia eliminare i graffiti sui muri delle nostre città, a non gettare le cicche per terra, a rispettare i limiti di velocità, all’esigere la fattura in ogni transazione, a ripulire il verde pubblico, a non imbrogliare. In una parola, a volere bene a quello che c’è attorno a noi e a curarlo come se fosse nostro. A volerlo vedere più bello. Io spero che le tante lotte ambientali di questi anni contro il petrolio in tutti i nostri angoli d’Italia, facciano innamorare un po’ di più ogni giorno gli italiani del loro paese. Occorre trasmettere alle generazioni future la voglia di difendere e di migliorare lo straordinario patrimonio che abbiamo, ambientale, paesaggistico, storico.  E nel fare questo occorre cercare di trasformare noi stessi e i nostri figli in cittadini onesti ed attivi, che non si rassegnano al “cosi fan tutte” ma che invece sappiano lottare per ciò che beneficia tutti.  E’ più bella la vita così.

D. Energia e innovazione scientifica: ci sono, scalpitanti, in attesa di esser tirati fuori dalla “Valley of Death”, decine di dispositivi innovativi in grado di produrre energia elettrica persino con vetri semitrasparenti, integrando il fotovoltaico nelle facciate di edifici, di schermare la radiazione solare in modo intelligente, riducendo i costi di raffrescamento estivo, di produrre luce artificiale con meno di dieci volt: gli OLED. Perché, secondo lei, non si dà sufficiente impulso allo sviluppo di queste tecnologie rimpiazzando quelle esistenti, assai più energivore?

Ci si arriverà, ne sono certa. È vero: le tecnologie avanzano, l’uomo è intelligente e non ha mai mancato di superare ogni ostacolo che gli si è presentato davanti. Dopotutto abbiamo messo un uomo sulla luna. Sta a noi, elettori, cittadini, consumatori, esigere che questi cambiamenti accadano il più presto possibile. Ogni giorno. E’ questo il prezzo della democrazia: l’impegno quotidiano da parte di tutti.

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