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Portogallo campione d’Europa

Audentes fortuna iuvat, ovvero la fortuna aiuta gli audaci, sembra calzare a pennello al cammino europeo del Portogallo fresco campione d’Europa, la quale, contro ogni pronostico e per la prima volta nella sua storia è riuscita poche settimane fa ad alzare il suo primo trofeo internazionale. Di fortuna peraltro, in quest’ultima manifestazione continentale, il Portogallo sembra averne ricevuta in abbondanza: dal passaggio del turno raggiunto in extremis senza nemmeno una vittoria fino alla collocazione nella parte “facile” del tabellone transalpino, passando poi attraverso le vittorie contro Croazia agli ottavi e Polonia ai quarti entrambe raggiunte dopo due pareggi al termine dei novanta minuti. Ed anche la statistica rivela i segni di una vittoria quantomeno anomala visto che, la nazionale di CR7, è riuscita nell’incredibile impresa di portare il trofeo a casa totalizzando, nei novanta minuti regolamentari, ben sei pareggi in totale ed una sola vittoria, per un totale di 9 punti. Per dare un’idea di cosa significhi, basti pensare che l’Italia, fermatasi due partite prima dei campioni in carica, ha concluso il suo percorso con 3 vittorie, 1 pareggio ed una sola sconfitta, per un totale di 10 punti.

E se l’andamento complessivo del torneo pare assegnare al Portogallo anche il titolo di sorpresa del torneo (assieme alla sorprendente Islanda ed al Galles), come ogni Cenerentola, anche la nazionale lusitana aveva bisogno di un evento che tutto cambia nell’andamento della storia; una sorta di sliding door, in grado di portare a conseguenze inaspettate e mai viste prima. Tale evento, in questo caso, può essere identificato in una modifica al regolamento della competizione che, dopo 14 edizioni, ha innovato il suo format sportivo stabilendo il passaggio agli ottavi di finale, non solo per le prime due classificate di ogni girone, ma anche per le quattro migliori squadre classificatesi terze (e quindi in teoria eliminate) le quali sono state in tal modo ripescate.

E proprio questa modifica, ha consentito alla nazionale guidata da Fernando Santos, di qualificarsi per gli ottavi di finale nonostante la fase di qualificazione a dir poco sottotono e di ascrivere un’altra prima volta all’insieme di prime volte che connotano la sua vittoria. Non era infatti mai accaduto prima, che una squadra si classificasse terza al girone eliminatorio e poi andasse a vincere la manifestazione. Indubbiamente, il merito di tale primato è di una regola che, a tutto beneficio dello spettacolo e della suspance, ha consentito, attraverso la strutturazione di un nuovo meccanismo, di assistere ad una storia, l’ennesima per la verità di questo 2016 ricco di sorprese, per molti versi impronosticabile. Ma proprio la conseguenza positiva di questa modifica regolamentare, in un tempo nel quale il mondo dello sport pare più abituato ad utilizzare norme e regolamenti dopo gli eventi al fine di modificare il corso degli stessi in seguito ad incresciosi fatti antisportivi, rivela connessioni con alcuni eventi del passato dove pure, in qualche modo, è stata una regola a fungere da molla per il successivo trionfo di una squadra.

Europa

Gigi Riva e Albert Shesternev, capitani di Italia e URSS, nella partita poi decisa dal lancio della monetina.
Fonte: http://i.huffpost.com

Solo per limitarci al campo delle nazionali di calcio, si può citare ad esempio, un episodio che riguarda da vicino proprio la nostra nazionale la quale, in occasione dell’Europeo del 1968 giocato in Italia, superò l’Unione Sovietica, guadagnando l’accesso alla finale, dopo un epica semifinale conclusa con il lancio di una monetina. Avete capito bene! Proprio il caso, attraverso il lancio di una monetina consentì a quella nazionale, di superare il penultimo ostacolo verso il titolo consentendole di raggiungere il trofeo, vinto poi al termine di una altrettanto epica finale giocata (peraltro in due tranche) contro la Jugoslavia. Tuttavia, v’è un precedente ancora più recente, e pure legato ad una competizione europea, in cui una regola, e il contemporaneo sopraggiungere di alcuni eventi niente tutt’altro che sportivi, hanno creato un intreccio tanto inatteso quanto sorprendente consegnando alla storia una delle più belle storie che si ricordino.
Europeo 1992, ospitato dalla Svezia: vi partecipano solo otto squadre, compresa la nazione ospitante. Tuttavia, mentre l’Europa si prepara all’avvio della manifestazione calcistica, gli eventi politici che si verificano nei Balcani fanno precipitare la situazione impedendo alla Jugoslavia, ormai prossima alla dissoluzione, di partecipare all’Europeo. Al suo posto, viene ripescata la Danimarca che, pur avendo concluso la fase di qualificazione al secondo posto dietro proprio alla Jugoslavia, non raggiunse la qualificazione giacchè, all’epoca, il format del torneo prevedeva il passaggio alla fase finale solo per le prime classificate dei sette gironi di qualificazione.

Europa

In foto, la nazionale danese campione d’Europa dopo il ripescaggio del 1992
Fonte: http://www.improbabile.it

E l’esito finale di quella manifestazione, fu inatteso e sorprendente visto che, proprio la nazionale danese, uscì vittoriosa laureandosi per la prima volta nella sua storia campione d’Europa e raggiungendo per la prima volta una vittoria internazionale. Esattamente come accaduto al Portogallo di Cristiano Ronaldo che, un po’ per fortuna un po’ per merito di una innovazione regolamentare, ha raggiunto la sua prima affermazione internazionale consegnando agli annali del calcio ed alla memoria degli statistici una vittoria che, al di là delle prime volte che le appartengono, resterà storica per moltissimi altro versi. Proprio come, a loro modo ed in epoche senza dubbio diverse, hanno fatto storia gli episodi di Italia 68 e Svezia 92.
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