STORIA DI UN PIETRIFICATORE: GIROLAMO SEGATO

Qui giace disfatto Girolamo Segato, che vedrebbesi intero pietrificato, se l’arte sua non periva con lui. Fu gloria insolita dell’umana sapienza, esempio d’infelicità non insolito.

E’ l’iscrizione incisa sulla lapide di Girolamo Segato, il misterioso scienziato bellunese, noto per essere riuscito a perfezionare l’arte egizia della mummificazione, dando vita a quel processo noto come pietrificazione e del quale, ancora oggi, non se ne conoscono metodi e segreti.

Personaggio controverso ed eclettico, a cavallo, secondo i suoi contemporanei, tra scienza e stregoneria, Segato morì nel 1836, a soli 44 anni, portandosi nella tomba appunti e segreti delle sue straordinarie scoperte.

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Poco si sa di lui dal punto di vista biografico, così come rare sono le informazioni sulle molteplici attività svolte e che spaziavano dalla cartografia al naturalismo, senza tralasciare un velato interesse per tutte quelle arti “occulte” molto in voga durante il periodo dell’illuminismo.

Da sempre attratto dalla natura, al punto da volerne studiare tutti i suoi più reconditi segreti, fu durante una spedizione in Egitto, compiuta nel 1798, che Girolamo Segato cominciò ad appassionarsi alle tecniche di imbalsamazione e mummificazione. 

E’ di estremo interesse l’aneddoto secondo cui, lo studioso, regalò alla sua futura moglie Isabella, come pegno d’amore, due pesci pietrificati che la donna custodì gelosamente sino al giorno della propria morte, simbolo non solo di una certa precocità scientifica ma anche di una vera e propria ossessione che lo accompagnerà per tutta la vita.

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Non si sa ancora quali fossero le sostanze chimiche che Segato utilizzò per preservare dalle ingiurie del tempo cadaveri e tessuti anatomici ma, ciò che ha destato maggior stupore, fu il grado di perfezione delle sue ricerche, al punto da portare il giovane scienziato a raggiungere l’ambizioso obiettivo di conservare la materia organica senza alcun tipo di variazione, pietrificandola nel tempo e vincendo quasi una metaforica sfida contro la natura.

Vista la fama di scienziato “pazzo” che si era conquistato, molte furono le leggende che vennero costruite attorno a questa particolare figura.

Ne è testimonianza anche il sonetto di Gioacchino Belli, un poeta contemporaneo a Girolamo Segato, il quale scrisse:

Mojje mia Mojje mia che ha rriccontato che ha rriccontato il medico al padrone Niente meno ch’è uscita un’invenzione d’un certo sor Girolimo Segato ha preso tanti pezzi di carne di persone e ci ha fatto a Belluno un tavolone, tutto quanto de marmo lo ha lustrato, Vincenza mia, non lo dì a nessuno, volevo metterci un fardello addosso e zitti zitti annassene a Belluno? Che quel signore non facesse il miracolo più grosso d’impietritte la lingua uguale al core…

Il tavolino di carne umana del quale il Belli racconta è realmente esistito. Infatti, Segato “compose” questo pezzo d’arredamento servendosi di tutti quei tessuti pietrificati e inglobati nel legno che ne avrebbero reso la base molto simile al marmo.

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Questo dono, destinato al Granduca di Toscana, non ebbe, però, l’effetto desiderato, dato che l’uomo, inorridito, lo rifiutò e gli proibì di continuare i suoi esperimenti.

Deluso da questo e molti altri eventi, tra i cui i continui saccheggi e incendi nelle abitazioni nelle quali erano custoditi i preparati da lui creati, Girolamo Segato decise che il mondo non  avrebbe dovuto aver più accesso alle proprie ricerche e bruciò, quindi, tutti i suoi appunti.

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Venne sepolto a Santa Croce a Firenze, città nella quale morì in povertà nel 1836 e dove compì tra Palazzo Ferroni, Casa Fumagalli e i Fondacci di Santo Spirito, tutti i suoi esperimenti.

Un aneddoto narra che, in punto di morte, Segato si pentì di non aver lasciato un proprio testamento scientifico e diede incarico, al proprio avvocato, Giuseppe Pellegrine di trascrivere le “ricette” segrete della pietrificazione.

Purtroppo, però, non ebbe più tempo a propria disposizione, dato che la morte lo colse precocemente, e non riuscì, più, a tramandare gli “ingredienti” dei composti da lui creati.

Nessuno, quindi, potè avere più accesso ai segreti di questo misterioso scienziato, i cui campioni pietrificati sono attualmente conservati nel museo della facoltà di medicina dell’Università degli studi di Firenze, dove, gran parte del materiale venne danneggiato durante l’alluvione del 1966.

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A lungo si è dibattuto sull’utilità scientifica o meno degli esperimenti di Girolamo Segato,  che contemplano uno scheletro ricoperto da vasi sanguigni arteriosi e venosi, mineralizzati e giunto a noi perfettamente intatto.

Teste e arti tagliati e perfettamente conservati sono i lasciti ancora custoditi, per quanti vogliano ancora ammirare la perfezione di una misteriosa tecnica elaborata da un uomo, la cui leggenda è pari alla propria genialità.

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Copyright foto:

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Valentina Nesi

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