VIAGGIO A RENNES LE CHATEAU, CITTA’ DEL MISTERO

Al confine tra Francia e Spagna sorge Rennes-le-Château, piccolo comune francese di soli 87 abitanti sito nel dipartimento dell’Aude.

Nonostante questo minuscolo borgo, composto da un manipolo di case in perfetto stile transalpino, isolato e poco conosciuto, da alcuni anni a questa parte, è meta prediletta dagli amanti dell’occulto e del mistero.

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Simboli massonici dislocati ovunque, una chiesa intitolata a Santa Maddalena e una leggenda, secondo cui, François Bérenger Saunièr, parroco di Rennes-le-Château dal 1885 sino alla sua morte, durante gli scavi per la ristrutturazione della canonica, fosse entrato in possesso di un tesoro dal valore inestimabile, hanno reso la cittadina francese vera e propria calamita per quanti hanno visto in questo luogo il centro di confluenza di misteriose forze esoteriche. Ma da cosa nasce questa leggenda?

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Tutto ebbe inizio quando Bérenger Saunièr, un giovane parroco francese venne mandato, a causa della scarsa disciplina, a Rennes-le-Château, uno dei villaggi più poveri dell’Aude.

Colto e ribelle, conoscitore delle sacre scritture e raffinato teologo, Bérenger Saunièr viveva dignitosamente grazie, soprattutto, alle donazioni dei propri parrocchiani, proprio come costume del tempo.

Nonostante si dedicasse allo studio del greco e dell’ebraico, al fine di comprendere in modo più profondo la bibbia, questo parroco mostrava anche una certa attitudine al gioco, tanto da essere ricordato in paese per le frequenti puntate alla lotteria della casa degli artisti.

La vita a Rennes-le-Château  proseguì in modo umile ma dignitoso per alcuni anni, sino a quando un misterioso evento non ha cambiato le sorti non solo di Bérenger Saunièr, ma anche dell’intera città francese.

Visto che le condizioni nelle quali versava la chiesa locale erano disastrose, tanto che nel periodo invernale i fedeli presenti alla messa erano spesso bagnati dalla pioggia, durante la funzione, a causa di visto lesioni sul tetto, il giovane parroco chiese un prestito per poter ristrutturare quel luogo di culto.

I lavori ebbero inizio nel 1891 e si rivelarono subito molto complicati a causa della presenza di una struttura preesistente e risalente al VII secolo.

La ristrutturazione proseguì senza sosta per alcuni mesi, sino a quando gli appaltatori, una volta giunti all’interno della chiesa, rimossero l’altare.

Questo, era sostenuto da due colonne, all’interno delle quali vennero rinvenute alcune pergamene.

Non è dato sapere cosa vi fosse scritto all’interno di questi papiri, ma ciò che è certo è che, da quel ritrovamento, Rennes-le-Château fu il cardine delle attenzioni del vaticano.

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Saunièr, infatti, si recò a Parigi dal vescovo di Carcassone, con l’intento di mostrargli quanto scoperto, e qui, il curato di campagna, venne accolto con fasti e onori.

Tra i suoi concittadini destò sospetto che, una volta rientrato in paese, il parroco fosse entrato in possesso di un’ingente somma di denaro( che oggi equivarrebbe a oltre 10 milioni di euro ndr) e che servì non solo a migliorare, e di molto, il proprio tenore di vita, ma anche a ristrutturare completamente la chiesa che, da quel momento in avanti, prese il nome di Santa Maddalena.

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Fulcro dell’opera di riqualificazione fu la costruzione della Torre Magdala, nella quale allestì una maestosa biblioteca e la creazione di Villa Betania, che divenne la residenza privato di Saunièr.

Molti erano i simboli di carattere esoterico che il parroco fece inserire, primo tra tutti l’iscrizione: Terribilis est locus iste riferimento, non troppo velato, al versetto 28; 17 della Genesi.

Ma anche l’acqua sartiare sorretta dal demone Asmodeo, le stazione della via crucis poste in senso antiorario, i numerosi teschi, dislocati lungo le arcate della chiesa, e le sette statue fatte installare lungo le pareti della struttura, raffiguranti: Giuseppe e Maria, Sant’Antonio Eremita (tra la II e la III stazione della Via Crucis), Santa Germana (tra la IV e V stazione), San Rocco (tra la X e la XI stazione), Santa Maddalena (tra la XII e la XIII stazione) e Sant’Antonio da Padova (dopo la XIV stazione), che continuano a destare curiosità visto ciò che simbolicamente rappresentano.

Un altro dettaglio molto strano e che venne ricollegato all’abitudine di Saunièr di compiere lunghe passeggiate notturne nei dintorni della chiesa, fu che il parroco, poco dopo la ristrutturazione, fece apporre dei cartelli nei quali veniva indicato il tassativo divieto di scavare nei pressi della chiesa di Rennes-le-Château.

Cosa aveva trovato, quindi, il prelato francese? per quale ragione, finiti i lavori di riqualificazione, avrebbe dovuto impedire che si scavasse nei pressi della di Santa Maddalena?

Sono molte le teorie che sono state fatte a riguardo, alcune delle quali hanno preso spunto dai diari del parroco e dalle lettere che inviava ai suoi amici più stretti.

Secondo alcuni avrebbe trovato il tesoro dei Templari o quello dei Visigoti, c’è chi sostiene che il prelato sia entrato in possesso del Graal o dell’Arca dell’Alleanza, altri, invece, sono sicuri che abbia trovato un luogo di culto segreto, considerato che, nelle decorazioni della chiesa, vi sono simboli, a riguardo, molto eloquenti. La cosa certa è che, da quel momento in avanti, grazie alle straordinarie scoperte fatte, Saunière è come se avesse avuto nelle proprie mani non solo molto denaro ma anche un immane potere.

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Un’altra ipotesi molto discussa, anche grazie alla pubblicazione del best-seller di Dan Browne: Il codice Da Vinci, è che durante i lavori di restauro, tra le tante tombe scoperte, il parroco abbia trovato, non solo il sarcofago di Maria Maddalena, ma anche delle pergamene attestanti l’esistenza di un figlio che la donna avrebbe avuto da Gesù Cristo e che sarebbe stato il capostipite della dinastia Merovingia.

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Storia, leggenda o fantasia, quel che è certo è che il comportamento di Saunière, con il passare degli anni, divenne sempre più bizzarro, tanto da portare il vescovo, nel 1911, a svolgere delle indagini nei confronti del prelato che però non portarono ad alcun risultato.

Sospeso con l’espediente del traffico di messe, venne riabilitato nel 1915 riuscendo a preservare il suo segreto.

Nel 1917, François Bérenger Saunièr venne sorpreso da un colpo apoplettico mentre si trovava nella biblioteca della torre Magdalena.

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Spaventato, fece chiamare l’abate Riviere in modo da potersi confessare, ma al termine di un colloquio, durato molte ore, non ebbe l’assoluzione.

Sulla sua lapide, Saunièr, farà incidere l’inscrizione INRI con la N al contrario che, secondo uno scrittore catalano, porterebbe ad un cambio repentino di significato in Hterazan che, in ebraico antico trasformerebbe la frase in: “Io so dove è la camera misteriosa del Re dei Giudei”.

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Un altro particolare inquietante fu che, dal momento della morte di Saunièr, parecchi suoi conoscenti che, presumibilmente erano al corrente di quanto scoperto dal prelato, morirono in modo misterioso.

Infatti, all’abate Gélis, suo amico fraterno, verrà fracassata la testa, la nipote di Marie Dénarnaud, la quale aveva regalato al parroco dei gioielli appartenenti alla oreficeria visigota, verrà assassinata dal membro di una setta segreta. Louis Saint-Maxent e Gaston De Koker sono stati trovati impiccati il 6 marzo 1967 e il cadavere di Pierre Feugere verrà rinvenuto il giorno successivo. Tutti, come affermato in precedenza, avevano avuto un qualche contatto con Rennes-le-Château.

Se queste morti siano avvenute per pura coincidenza o per un disegno più grande non è dato saperlo, ciò che però pare essere certo è che, quanto scoperto da François Bérenger Saunièr durante i lavori di restauro della chiesa a Rennes-le-Château, dovesse avere un’importanza campale, non solo per il Vaticano.

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Valentina Nesi

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