CULTURA

1968, L’ANNO DELLA PRIMA RIVOLUZIONE TELEVISIVA

Il Sessantotto è l’anno della rivoluzione, degli scontri, delle occupazioni, del tentativo di stravolgere l’ordine sociale, è l’anno della Guerra in Vietnam e dei movimenti studenteschi, è l’anno dell’innovazione tecnologica, è l’anno dell’uccisione di Martin Luther King.

Dal punto di vista giornalistico e dell’informazione italiana, il 1968 è simbolo dei grandi cambiamenti e delle innovazioni: proprio in questo anno, infatti, avviene la prima rivoluzione televisiva, con la nascita del telegiornale delle 13:30, condotto da un giornalista e non più da uno speaker, innovazione che si rivelerà importantissima per il futuro dell’informazione mediatica.

La prima edizione delle 13:30 racconta del terremoto nella terra siciliana di Belice: la scelta di affidare la conduzione del notiziario ad un giornalista assicurava maggiore indipendenza e autonomia all’informazione, oltre che una maggiore precisione.

Altra grande innovazione riguardava le immagini frutto del lavoro di inviati e corrispondenti, il che rendeva il tutto più professionale e maggiormente credibile per il pubblico.

Durante il 1968, la televisione italiana non può che raccontare il fervore del mondo studentesco in Italia e nel mondo, fervore che influirà notevolmente sullo sviluppo dell’informazione: il grande merito del telegiornale è quello di dare un carattere meno conformista al movimento di contestazione giovanile rispetto all’informazione della carta stampata, proprio mentre in Francia si verifica il così detto ‘’Maggio Francese’’, in cui il movimento studentesco sembra mettere in crisi le fondamenta della Quinta Repubblica. Lotte, disordini, scontri con le forze dell’ordine vengono raccontati dal telegiornale con forti perplessità, visto che gli studenti puntavano comunque ad uno stravolgimento dell’ordine sociale.

Un altro tema molto caldo nella televisione del 1968 è la Guerra in Vietnam, raccontata in tutta la sua drammaticità e con immagini suggestive e mai scontate, frutto del lavoro di veri e propri operatori del cinema, un valore aggiunto importante e singolare per la televisione italiana che poteva contare su veri e propri professionisti del settore.

La posizione dell’informazione televisiva sulla Guerra in Vietnam resta equidistante e riflette gli orientamenti critici molto diffusi nel Paese, non solo da parte delle opposizioni di sinistra e dei movimenti studenteschi,  ma anche del Vaticano e dello stesso Governo, con Aldo Moro che definisce la guerra “come una scelta non di civiltà”.

Il telegiornale della RAI inizia a sfruttare l’innovazione tecnologica per creare un’informazione quanto più possibile a contatto con il mondo e l’occasione si presenta con la Guerra israeliana dei Sei Giorni, raccontata attraverso collegamenti diretti con il Medio Oriente e riprese coraggiose.

L’informazione televisiva italiana avviene almeno inizialmente su canale unico: perciò i giornalisti coinvolti nei telegiornali della RAI avevano una responsabilità enorme, quella di informare l’intero Paese sulle vicissitudini internazionali. E proprio su questo tema ritorna Arrigo Levi, storico giornalista della RAI insieme a Piero Angela, Andrea Barbato, Ruggiero Orlando e altri: il giornalista modenese, nel programma di Rai Storia dedicato allo sviluppo del giornalismo italiano, spiega il suo personale punto di vista sulla televisione:

“Mi ricordo quanto raccontavo ai miei colleghi americani che a me era stato concesso di realizzare cinque puntate sugli equilibri strategici mondiali: ricordo le loro facce stupite e invidiose per un tale spazio. Sono convinto, infatti, che la concorrenza non abbia contribuito a migliorare la televisione italiana”.

Andrea Cignarale

Foto Copertina ( Mario Pastore, volto del primo Tg2)

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