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La guerra Sky-Mediaset

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In foto, i protagonisti della guerra aziendale del piccolo schermo: Pier Silvio Berlusconi e la famiglia Murdoch (Fonte: dagospia.com)

Che tra Sky e Mediaset, principali broadcaster del mercato televisivo a pagamento di casa nostra, sia ormai guerra aperta, è un dato acquisito ed anche da abbastanza tempo. Perlomeno da quando, complice l’asta per l’assegnazione dei diritti televisivi del calcio, le due aziende hanno cominciato ad innescare una guerra a suon di esclusive, e ripicche di ogni genere, che rischia di disorientare e non poco i molti clienti coinvolti.
Numeri alla mano, infatti, la fetta di italiani che popola il mercato delle pay-tv è ragguardevole: 4,8 milioni per Sky contro i poco più di 2 milioni di abbonati di Mediaset per un totale che, dunque, si avvicina ai sette milioni di abbonati (fonte: linkiesta). Ed i numeri, che pure negli ultimi anni raccontano di uno stop significativo per le pay-tv causato con tutta probabilità dall’intreccio di vari fenomeni (dalla pirateria streaming fino alla perdita di attrattività di molti degli eventi proposti) non raccontano però che una parte della storia che intreccia i destini di queste due aziende, votate entrambe alla conquista del settore in cui operano.

L’incrocio è potenzialmente di quelli titanici visto che, sul terreno della tv a pagamento, si scontrano la più grande emittente commerciale italiana ed un colosso mondiale da fatturati a molti zeri. A questo punto, sarebbe niente affatto enfatico, dire che ne resterà soltanto uno visto che, basta qualche rudimento di “teoria dei giochi” per rendersi conto che un qualsiasi duopolio, senza un accordo tra competitor, rischia di essere lesivo per entrambi e dannoso non solo per i fatturati ma anche per gli abbonati. Ma andiamo con ordine e riprendiamo dall’inizio le fila di questa guerra in salsa zapping che, vista la trama intricata e fitta di avvenimenti, ben potrebbe essere oggetto di una qualche serie tv di grido.

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Qualche numero dell’asta sui diritti televisivi del calcio (fonte: calcioefinanza.it)

Tutto comincia quando, ormai un anno e mezzo fa, Sky e Mediaset incrociano le loro strade, sul terreno delle aste di assegnazione dei diritti televisivi del campionato di calcio di Serie A. Mediaset, con la volontà di provare a scalfire lo strapotere di Sky, mentre Sky dal canto suo con i soliti ingenti capitali da destinare al pallone. L’asta fu vinta, manco a dirlo, da sky ma con una manovra che tutt’oggi è sotto indagine della Procura di Milano, una parte dei diritti furono comunque assegnati a Mediaset, la quale non restò a bocca asciutta.

Qualche mese più avanti, poi, i due colossi si scontrarono sempre per il calcio ma stavolta sul terreno dei diritti televisivi per la trasmissione della Champions League. In tale occasione, fu però Mediaset a spuntarla: offerta faraonica da 230 milioni all’anno per tre anni di esclusiva e un esborso totale di quasi 700 milioni di euro. Per dare un’idea dell’azzardo, pensate che Sky, aveva comprato fino all’anno prima lo stesso pacchetto di diritti per 130 milioni e che il numero uno di Mediaset, Fedele Confalonieri, peraltro, bollava tale cifra come indecente in un mercato libero e concorrenziale.

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Settembre scorso: Mediaset decide di far pagare Sky la messa in onda dei suoi canali sul satellite. Sky non accetta e li oscura provocando a mediaset una piccola emorragia di ascolti. Solo una delle innumerevoli ripicche tra le due emittenti (fonte: digital-news.it)

Di qui, una lunghissima trafila di piccole e grandi ripicche, che ha fatto seguito all’incrinarsi dei rapporti tra le due aziende, sempre più sul piede di guerra ed ai ferri corti. Dagli spot vezzeggiativi, alla pubblicità assordante infilata qua e là in qualsiasi tipo di programma, tutto è presto culminato in una rissa televisiva che al consumatore ha lasciato in dote poco o nulla.

Ma per quanto può proseguire questa situazione? Che prospettive hanno le due aziende in questo momento?

Da un punto di vista puramente economico, Mediaset sembra aver risentito del dissanguamento da 700 milioni di euro servito per accaparrarsi i diritti della UEFA Champions League ed ora, al secondo anno di esclusiva si appresta a riorganizzare la sua azione. L’obiettivo dichiarato dalla società di Cologno Monzese, infatti, era quello di ammortizzare nei primi due anni l’esborso e cominciare a generale utili nei successivi due, incrementando nel frattempo la propria quota di mercato almeno a due milioni di abbonati, probabilmente per poi cedere il comparto premium. Unica condizione da rispettare, era il prezzo di vendita che, per non generare perdite, doveva mantenersi tra 21 e 24 euro per abbonamento.

Ma la verità, allo stato attuale, è che l’esplosione sperata da Mediaset nei numeri degli abbonamenti non c’è stata e, se anche il fatidico numero dei due milioni di abbonati è stato raggiunto, il prezzo cui i pacchetti sono stati venduti non è nemmeno vicino a quello di 24 euro per pacchetto che era preventivato per rientrare dell’investimento. Quanto alla cessione, invece, il risultato fatidico dei due milioni di abbonati, serviva proprio a cedere il comparto e di fatto, la cessione si è prontamente verificata una volta raggiunta tale cifra, con la definizione dell’accordo di cessione del comparto premium al gigante francese Vivendi.

Da sinistra gli attori Marco D'Amore, Salvatore Esposito, Maria Pia Calzone, Marco Palvetti e Fortunato Cerlino, posano per i fotografi durante il photocall di "Gomorra. La serie" al Cinema Moderno The Space in Piazza della Repubblica. Roma 29 aprile 2014. ?Gomorra ? la serie? debutterà, a partire dal 6 maggio, sul nuovo canale satellitare Sky Atlantic. ANSA/ANGELO CARCONI

Gomorra La Serie, uno dei programmi di punta di Sky. Record di ascolti nelle scorse due stagioni televisive (fonte: ilmattino.it)

E sky, invece? Il colosso di Murdoch non è nel frattempo rimasto a guardare ed ha ammortizzato il colpo puntando su un offerta di programmi che, anche senza l’apporto del calcio, è in grado ai attrarre abbonati da ogni fascia di mercato grazie ad una maggiore varietà di contenuti. E così, prima i diritti in esclusiva per la seconda grande competizione calcistica annuale, l’Europa League, e l’ampliamento del settore talent con l’aggiunta di X-factor e Italia’s Got Talent, poi il fenomeno Gomorra hanno consentito a Sky di non risentire affatto della perdita di una parte della sua offerta calcistica rimanendo regina indiscussa delle pay tv italiane. Senza contare poi che, le risorse a disposizione del magnate australiano per fronteggiare una rappresaglia da parte di Mediaset, sono così ingenti da garantire già di per sé un ottima corazza difensiva.

Il futuro della guerra commerciale tra Sky e Mediaset dunque, quando ormai all’orizzonte si palesa l’inizio della nuova stagione televisiva ed in particolare di quella calcistica, sembra non lasciare molte speranze alla tv di casa Berlusconi che,  se da un lato è stretta dalla supremazia di Sky, dall’altro lato, con la sua Infinity, è stretta dalla concorrenza di Netflix nel settore dei contenuti on demand. E se non bastasse la concorrenza spietata dei competitors, Mediaset comincia a risentirsi di una offerta a trazione troppo calciofila e che, nel comparto dei canali in chiaro, comincia a risentire di una certa vecchiaia, se è vero come è vero che, le punte del palinsesto sono ancora tutt’oggi i vari Amici, Grande Fratello e Le Iene.

Il tempo dirà, se il guanto di sfida lanciato da Mediaset-Vivendi  sarà in grado di indebolire il monopolio di Sky, ma fin qui, alla fine del primo tempo di una partita da milioni di euro, Mediaset conta i danni e Sky incassa. Nulla esclude, ovviamente, che ci siano sorprese ad invertire la rotta e le sorti di questa guerra tra broadcaster, ma prevederne gli esiti adesso è cosa ardua. La certezza è che il pallone sarà ancora una volta al centro del campo, padre padrone di molte delle ricchezze e delle sorti di due aziende che, con lo stesso calcio, hanno costruito grossa parte del loro impero televisivo.

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Copyright immagine di copertina: calcioefinanza.it

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