LA TV E LA MANIPOLAZIONE DELLE MENTI

E’ un dilemma che ciclicamente ritorna e che, come un boomerang, attanaglia le menti non solo di psicologi e sociologi ma anche di tutti quei curiosi che, dietro la televisione, non vedono, solo, un mezzo di puro intrattenimento: quanto e quando il piccolo schermo è in grado di influenzare le nostre menti?

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Seducenti, accattivanti e con dei format che, il più delle volte risultano essere attraenti solo esteticamente, la maggior parte delle emittenti televisive dei Paesi industrializzati, già da un paio di decenni a questa parte e, soprattutto con l’avvento massiccio della televisione commerciale, hanno dato il via ad un vero e proprio processo d’involuzione tale da far storcere il naso a quanti, in tempi non sospetti, vedevano nel piccolo schermo un mezzo per ampliare le proprie conoscenze e scoprire cose nuove.

programmazione-mentale

Invece, con l’avvento dei tanti reality e talent e dopo la creazione di una miriade di format televisivi, quasi sempre incentrati sulle relazioni sentimentali, e in generale di programmi che spettacolarizzando in modo narcisistico e a tratti morboso, la vita del comune essere umano, rendendo l’anonimo spettatore quasi una star, la televisione pare aver perso il piccolo ruolo di guida culturale che si era ritagliata, ed ha assunto una valenza molto diversa.

Con il passare degli anni, poi, politici, imprenditori e in generale chiunque dovesse arrivare al grande pubblico, ha cominciato a studiare e carpire la portata di un mezzo che, vista anche la sua diffusione, pare essere strabiliante quando si tratta di trainare il telespettatore verso un determinato fine o scopo, tanto da portare a dire, senza molti giri di parole che, la televisione è uno dei più potenti mezzi di manipolazione delle menti.

Precursore, a riguardo, fu lo statunitense Walter Lippmann che studiò, a partire dalla Prima Guerra Mondiale l’effetto della propaganda nei regimi, pubblicando nel 1922 un testo cardine: L’opinione pubblica, nel quale sosteneva che, visto il grado di complessità raggiunto dalla società a lui contemporanea, l’uomo era costretto a fare affidamento a degli pseudo-ambienti che, più semplici di quelli reali e alimentati dai mezzi di comunicazione di massa, potevano manipolare il messaggio trasmesso a favore di una determinata politica.

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Successivamente, con l’aumento della complessità sociale cresce, proporzionalmente, anche il grado di manipolazione e le tecniche si assottigliano sempre più. 

Ma quali sono le principali strategie alla base di questo fenomeno?

DISTRAZIONE

Una strategia che si potrebbe quasi definire atavica e che consiste nello spostare l’attenzione del pubblico verso fatti meno importanti attraverso un bombardamento di contenuti insignificanti.

Ciò impedisce allo spettatore di focalizzarsi su una notizie essenziale proprio perché “circondato” da stimoli che gli impediscono la concentrazione.

EMOTIVITA’

Sfruttare l’impatto emotivo e inondare la televisione di contenuti che mettono al centro, solo, emozioni e sensazioni permette al messaggio che si vuol trasmettere di insinuarsi nell’inconscio dello spettatore e di instillare in lui ansie e paure.

AUTOCOLPEVOLEZZA

Lo spettatore viene portato a credere di essere la sola causa di un determinata disgrazia, ciò inibisce le sue azioni e lo porta ad avere un carattere più remissivo e mansueto.

MEDIOCRITA’

Probabilmente la più potente tra le strategie di manipolazione delle menti. Il pubblico deve essere totalmente incapace di comprendere messaggi complessi e, trasmettendo mediante la televisione, solo stimoli e contenuti semplici e poco impegnativi, lo spettatore sarà portato a concentrarsi sempre meno sui fatti importanti, ritenendoli anche poco “allettanti” e a focalizzarsi sempre più su fatti di poco conto.

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Valentina Nesi

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