ATTUALITÀ

TELEDIPENDENZA: UN PRIMATO TUTTO ITALIANO

“La televisione è un apparecchio che ha trasformato il cerchio familiare in un semicerchio”.

L’affermazione è di Gigi Proietti e racconta una realtà inconfutabile: la TV non viene considerata dall’uomo un elettrodomestico, ma un vero e proprio componente della famiglia che consiglia, tiene compagnia e, perché no, impartisce ordini.

Si trova in ogni casa, senza fare distinzioni di classi sociali e troneggia nei salotti o nelle cucine, spesso persino nelle camere da letto.

Nata come mezzo di comunicazione di massa, la TV, ha saputo trasformarsi in una sorta di dama di compagnia. La si accende in modo sempre più automatico per riempire gli spazi vuoti della giornata.

Sarebbe stato proprio il processo di “umanizzazione della televisione” secondo gli esperti a creare il problema, sempre più dilagante, della teledipendenza.

La “prodigiosa scatola” racconta storie vicine alla quotidianità, permettendo al telespettatore di riconoscersi nelle vicende narrate e cercarvi una nuova chiave di lettura per affrontare la realtà personale. Mostra luoghi lontani e culture diverse, accattivando la curiosità e saziandola con immagini vivide, quasi tangibili. Offre modelli di vita e comportamentali che, tuttavia, non sono sempre condivisibili e opportuni. Di fatto si è sostituita ai vecchi educatori: la “sua parola” viene ritenuta spesso più corretta degli insegnamenti fruiti dagli istituti scolastici, una sorta di verità assoluta ed inconfutabile.

E’, dunque, una dama di compagnia astuta: nell’adempiere il suo compito di intrattenitrice riesce a rendere omaggio al suo unico padrone -il Potere- distraendo il popolo che altrimenti potrebbe ostacolarlo nel conseguimento dei suoi interessi. Perché cercare di cambiare il mondo quando si può cambiare canale, restando comodamente sul proprio divano?

La teledipendenza allenta anche i rapporti sociali, appagando con i suoi film, documentari e programmi d’opinione il bisogno di contatto umano. Una condizione più frequentemente riscontrabile tra gli adolescenti e i soggetti appartenenti alla terza età: per i primi costituisce un modello per costruirsi un’identità all’interno della comunità, offrendo i campioni di popolarità come miti da emulare; i secondi ritrovano nella Tv un mezzo per riempire la propria solitudine e inoperatività lavorativa da pensionati, trasformandola in un vero e proprio surrogato della vita sociale.

Lo stesso principio coinvolge nella teledipendenza gli innumerevoli disoccupati in cerca di un diversivo dalle proprie ansie. Paradossalmente il disturbo raggiunge anche chi, dopo intense ore di lavoro e stress, per riposare vuole isolarsi e limitarsi a contemplare le immagini che scorrono sullo schermo. Secondo uno studio condotto nel 2014 dalla “Ihs Tecnology”- società di ricerca angloamericana con sede negli Stati Uniti- l’Italia è il paese con il più alto grado di teledipendenza in Europa.

Ben 8000 ricercatori, supportati dalla “Tv media Intelligence Service”, hanno analizzato il mercato televisivo in 70 paesi del mondo. Secondo il rapporto stilato sulla base dei dati ottenuti ogni italiano trascorre circa 4 ore e 20 minuti alla Tv. Tra le cause considerate determinanti per una così tanto diffusa dipendenza dall’elettrodomestico si annoverano: l’alto tasso di disoccupazione che affligge la nazione; l’invecchiamento della popolazione, dovuto all’innalzamento delle aspettative di vita; gli interessi politici del duo polo Rai-Mediaset che hanno reso i propri canali mezzi d’indottrinamento di massa, ostacolando a tal proposito la diffusione del satellite e restando ancorati alla tv tradizionale; la lentezza della rete internet nel Bel Paese che rende tutt’oggi l’approccio alle web tv un’esperienza di nicchia. Sono due i tipi di approccio comportamentale del teledipendente: il “tele abuso” che riguarda l’utilizzo sistematico, quotidiano ed eccessivo del dispositivo e la “telefissazione” che consiste nella contemplazione anomala del televisore, in stanze semibuie, restando fermi ed in silenzio davanti allo schermo, da soli o ignorando le persone nella stanza.

Tra le capacità della televisione c’è quella di “ipnotizzare” lo spettatore.

Disponendo d’immagini, suoni e colori riesce a saturare tutti i sensi e le aspettative del cervello, catturando totalmente l’attenzione. In questo processo fa leva sull’emisfero destro del cervello, quello destinato alla funzione emotiva, tendendo a assopire il sinistro, abilitato alle analisi razionali.

Il pericolo in cui s’incorre è quello d’immagazzinare informazioni senza il dovuto filtro del raziocinio, rischio tanto più grande quando lo spettatore è stanco o assume l’atteggiamento della ” Fissazione anomala”, cioè, guarda la tv mentre svolge altre attività intellettuali. Tale operazione impegna la sezione raziocinante del cervello in altro, permettendo al messaggio televisivo di arrivare al soggetto senza la resistenza della logica e rendendogli più facile il suo compito d’indottrinamento.

Antonella Fortunato

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