ATTUALITÀ

L’orizzonte del “Big One”

Il terremoto più grande e distruttivo di tutti i tempi, non è più, ormai, una questione di “se” ma di quando. Noto come The Big One (traducendo dall’inglese: quello grande), questo sisma, sul quale molta parte della scienza e della fantascienza moderne hanno provato ad indagare sarebbe, secondo gli studiosi, il più forte mai verificatosi con un’intensità pari o superiori a 7,5 gradi della scala Richter.

La zona interessata dal sisma, sarebbe la California ed in particolare, la parte meridionale della nota Faglia di Sant’Andrea ovvero in prossimità di quella faglia, geologicamente detta trascorrente, che percorre la California stessa per 1300 km.

Tale faglia, non solo è divenuta famosa per il frequente verificarsi di terremoti nell’ultimo secolo e non solo, ma sarebbe essa stessa, in grossa parte, la causa del temuto Big One.

La faglia, infatti, costituisce il punto in cui si incrociano la placca nordamericana e quella pacifica ed il movimento trascorrente di queste due che costituisce normale attività del movimento tettonico di quelle placche, avrebbe, secondo i sismologi americani, accumulato una tale quantità di energia la quale, se sprigionata, darebbe luogo ad un terremoto di proporzioni mai viste.

In particolare, secondo gli studi eseguiti dal geologo Julian Lozos (California State University di Northridge), l’incredibile forza si svilupperebbe perché, se normalmente in caso di placche trascorrenti, il terremoto origina dal movimento di una delle due, in questo caso, sarebbe certo che entrambe potrebbero muoversi liberando così una quantità di energia idonea a scatenare un terremoto di proporzioni molto grandi.

Ma come prevedere un evento sismico di questo tipo? E’ possibile? Come con tutti i terremoti, una volta comprese le possibili cause che li possono originare, il vero punto cruciale diventa capire se, coerentemente alle tecnologie esistenti ed al progresso del momento in cui si effettuano le ricerche, sia possibile andare a stabilire con la maggiore certezza possibile una serie di fattori. Dove si verificherà, con quale forza e se possono individuarsi dei segni premonitori sono, ad esempio, comuni obiettivi che qualsiasi ricerca geologica che tenda in tal senso deve necessariamente porsi.

Tuttavia, non essendo possibile al momento prevedere con certezza questi fattori vista la rara attività sismica di una certa entità, non si può avere alcuna certezza sulla datazione temporale del Big One.

Quel che risulta, invece, abbastanza certo, è che il terremoto interesserà la parte meridionale della California ed in particolare una tra San Francisco (già peraltro soggetta a notevole attività sismisca) e Los Angeles.

Un ulteriore criterio per provare a prevedere il terremoto, potrebbe invece essere quello di considerare la verificazione episodica di fenomeni di attività sismica registrandoli e cercando, tramite calcoli, di calcolare una qualche periodicità. Una ricerca, effettuata sul finire del secolo scorso, aveva ad esempio predetto sbagliando, un sisma di intensa magnitudo per il 1993, basandosi proprio sull’intervallo temporale dei precedenti passati (1857, 1881, 1901, 1922, 1934, 1966). Il calcolo effettuato dagli studiosi, portò ad affermare che in quella zona il terremoto sembrava prodursi ogni 22 anni. Certo, la previsione fu errata; ma l’intensità e la zona in cui sarebbe dovuto avvenire il sisma fu esatta visto che esso, con magnitudo pari a 6,6 gradi secondo la scala Richter, si verificò nel 2004.

Con queste premesse, pare dunque molto difficile prevedere quando e come il Big One si verificherà. Ciononostante, studiosi e geologi di tutto il mondo continuano ad indagare il fenomeno sismico generato dalla faglia di Sant’Andrea mentre tutt’intorno, appassionati e curiosi, immaginano e riflettono sugli effetti di un sisma che pare presentarsi come devastante indipendentemente dal tempo in cui esso si verificherà. E proprio il tempo, potrebbe in realtà giocare un ruolo fondamentale visto che, sebbene è vero che il suo passare ci avvicina ineluttabilmente al momento del verificarsi del sisma, allo stesso tempo il passare del tempo porterà con se (si spera) nuove tecnologie sia per prevedere i terremoti che per costruire edifici il più possibili immuni alle conseguenze degli stessi. Perciò, è proprio il caso di dirlo, “chi ha tempo non aspetti tempo”. E men che meno aspetti, un sisma.

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Copyright immagine di copertina: http://image.3bmeteo.com/

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