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Amianto, il killer silenzioso ed invisibile

Si nasconde, silenzioso ed invisibile ad occhio nudo, nei luoghi più banali ed inaspettati delle nostre realtà: scuole, tubature, pavimentazioni, materiali e molto altro ancora. E silenzioso conserva, già nell’etimologia del suo nome scientifico, gran parte della sua essenza dannosa per la salute umana. Parliamo dell’amianto, scientificamente conosciuto col nome di asbesto che deriva dal greco “amiantos” e si ricollega ai significati di incorruttibile, inestinguibile, perpetuo.

Dal punto di vista scientifico, si tratta di un minerale naturale appartenente alla classe chimica dei silicati e alle serie mineralogiche del serpentino, che si ottiene da attività di natura estrattiva e che, per le sue caratteristiche, ha fatto in fretta a divenire fondamentale e diffuso in molti settori del nostro apparato produttivo.

L’amianto, infatti, ha tra le sue caratteristiche principali e più interessanti, l’elevata resistenza al calore, agli agenti biologici, alla trazione ed all’usura; e tutti questi fattori, unitamente a costi relativamente bassi di produzione ed estrazione, ne hanno fatto esplodere, intorno alla metà del secolo scorso, la diffusione. In totale, sarebbero ad oggi più di tremila i prodotti piccoli e grandi, a base di amianto e suoi derivati, non limitati semplicemente agli ambiti professionali di alcuni settori.

Ciò che all’epoca del suo massiccio utilizzo non si sapeva però, era che l’amianto fosse potenzialmente dannoso all’organismo umano e colpevole di moltissimi effetti nefasti quali l’insorgere di malattie respiratorie, mesoteliomi e cancri di vario genere.

Basti pensare, per rendere l’idea della gravità dei suoi effetti e della sua diffusione, che il 75% di tutto l’amianto usato nei periodi in cui esso non era ancora vietato, è concentrato nel settore delle costruzioni e dell’edilizia e che, stando a quanto riporta l’ ISPEL (Istituto Superiore per la Prevenzione e la Sicurezza sul Lavoro ndr) circa il 54% dei tumori professionali, i quali trovano la loro origine nella professione svolta spesso per una vita, sono legati al contatto con l’amianto.

Ma perché questo materiale, che pure è elemento naturale e non un composto chimico di laboratorio, è dannoso per il nostro organismo? La risposta, risiede nella struttura scientifica di base dell’amianto il quale, si costituisce di moltissime fibre sottilissi tanto che, in un solo centimetro, si stimano esserci circa 335.000 piccole fibrille. Per rendere comprensibile questo dato, potreste pensare a 250 capelli, tutti raccolti in un centimetro. Già dalla struttura è quindi possibile rendersi conto di quanto volatile ed impercettibile al contatto sia l’amianto il quale, una volta inalato, non viene smaltito dal nostro organismo che non riesce ad agire su quella struttura molto resistente.

D’altronde, abbiamo già detto che, proprio questa caratteristica, ha fatto dell’amianto un inarrestabile potenza in cui settori dove una maggiore resistenza a qualsiasi tipo di agente è richiesta. Proprio questa qualità, rende più complessa e quasi impossibile la sua eliminazione ed anzi, quando il corpo prova ad eliminare tale sostanza, finisce col liberare sostanze cicatrizzanti che, se da un lato inibiscono l’amianto, dall’altro provocano accumuli nei polmoni di quelle sostanze atte a combatterlo. Per tale via, dunque, si producono ad esempio i problemi respiratori e polmonari per cui l’amianto è divenuto tristemente famoso.

Come noto, l’amianto oggi non è più utilizzato in alcun settore visto che, già dal 1992 esso è bandito dalla nostra legislazione. Ma nonostante la reazione legislativa, permangono molti problemi in relazione a questo materiale che, pur se bandito, continua in larghissima parte ad essere ben presente. Ad aggravare poi l’ardua lotta agli effetti dannosi dell’amianto, vi sono anche fattori medici: è certo infatti che, per le malattie che si ricollegano ad amianto, la manifestazione dei sintomi si produce normalmente con una latenza media di 10-15 anni rendendo di fatto alla vittima impossibile accorgersi prima di questo tempo di ciò che gli sta capitando e rendendo impossibile qualsiasi tipo di attività preventiva che non sia la totale rimozione del materiale dalle nostre città. Nonostante le difficoltà dovute a questo aspetto comunque, negli ultimi anni, la lotta all’amianto si è intensificata soprattutto nel segno di bonificare le zone nelle quali lo si produceva o veniva di volta in volta rinvenuto. Tuttavia, le cifre delle morti di amianto restano molto allarmanti se è vero, come lo stesso ISPEL testimonia che, ogni anno, sarebbero in tremila almeno a morire per patologie legate all’amianto. In positivo, si può ricordare però la moltitudine di condanne emesse dai nostri tribunali contro molte di quelle società che utilizzavano l’amianto senza predisporre adeguate precauzioni per chi lo lavorava, alle quali hanno poi fatto seguito ingentissimi risarcimenti per le vittime, ormai comunemente ricondotte alla categoria delle “vittime del dovere”.

Certamente la lotta all’amianto, intesa sia come battaglia alle patologie ad esso legate che come opera di bonifica delle aree che possono essere inquinate dallo stesso, sarà una lotta lunga che potrebbe ed anzi dovrebbe impegnare il Governo e gli enti sanitari preposti per molto tempo ancora. Ma la strada intrapresa non solo con il bando della sostanza dal sistema produttivo, ma anche con la condanna a quelle aziende che hanno colposamente causato l’infettarsi dei propri dipendenti, sembra potersi dire positiva. Nella speranza che, un giorno non troppo lontano, l’amianto e le patologie ad esso collegate possano raccontarsi come un mero ricordo. Nella speranza di smentire quell’etimologia di matrice greca della parola amianto, che resta li a ricordarci la durezza e la resistenza di un nemico tanto invisibile quanto forte.

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