BASILICATA: TRA ESTRAZIONI PETROLIFERE E IMPATTO AMBIENTALE

E’ il più grande serbatoio petrolifero d’iItalia, definito, da molti, il Texas del Bel Paese: stiamo parlando della Basilicata, vera e propria panacea per i colossi delle estrazioni.

In media, in questa piccola regione, si estrae circa il 70% del petrolio made in italy mentre, secondo le stime del British Petroleum, la Basilicata ha una capacità produttiva pari a 1.4 miliardi di barili.

E infatti, in uno scenario naturalistico mozzafiato, tra il Parco nazionale del Pollino e il santuario della madonna nera di Viggiano(Pz), nella zona della Val’d’Agri, non è difficile imbattersi in uno dei tanti pozzi che paiono caratterizzare l’area.

Sono 27 quelli presenti in questa zona e dai quali, l’Eni, riesce ad ottenere il 30% della produzione petrolifera italiana.

L’inconfondibile puzza di petroli sembra caratterizzare un piccolo angolo d’Italia a vocazione, quasi interamente turistica e agricola.

Ciò che preoccupa, quindi, oltre allo sfruttamento selvaggio del sottosuolo è anche  l’impatto che queste estrazioni provocano sull’ambiente e, soprattutto, il tipo di conseguenze che hanno per una regione come la Basilicata.

image

Da quello che è stato definito il più grande campo on-shore in Europa, la regione pare che abbia intascato, secondo i dati di Lifegate, oltre 60 milioni di euro nel solo 2012.

L’ Eni, inoltre, ha dichiarato di aver pagato, in 15 anni, 1.16 miliardi e di aver elargito al solo comune di Viaggiano circa 11 milioni di euro l’anno.

Cifre esorbitanti se si pensa che, la Basilicata, non solo risulta essere una delle regioni più povere d’Italia, ma anche quella con il maggior tasso di disoccupazione.

Anche la questione ambientale lucana è sotto la lente d’ingrandimento.

Le estrazioni, infatti, non solo hanno deturpato e danneggiato il territorio lucano ma hanno anche provocato gravi danni alla salute dei cittadini.

Da tempo, l’incidenza delle patologie tumorali in Val d’agri, viene monitorata portando gli esperti a chiedersi con sempre maggiore insistenza se, l’alto tasso di malattie neoplastiche nella zona, in particolare tra i giovani, non sia dovuto, proprio, alle continue estrazioni.

Oltre al centro Olio di Viggiano, destano preoccupazione i pozzi di Tempa rossa, balzati agli onori della cronaca a causa dello “scandalo Guidi” e la diga del Pertusillo nella quale, il grado di inquinamento è tale che non è difficile imbattersi in intere distese di pesci morti a causa dei continui sversamenti.

pesci morti

Le analisi, poi, hanno mostrato la presenza di metalli pesanti in un bacino idrico che, andando ad alimentare l’acquedotto pugliese, rende le acque di Basilicata e Puglia altamente inquinate.

Ed effettivamente, nell’ambito dell’inchiesta Tempa rossa, vi sono stati 6 arresti e 60 indagati per gestione illecita di rifiuti. Questa “cattiva condotta” che ha generato per il territorio lucano gravi danni, ha portato ad un notevole risparmio ( si parla di 110 milioni di euro l’anno ndr) per  le compagnie petrolifere.

Anche le emissioni “in aria” risultano essere ben al di sopra della norma, infatti, secondo alcune informazioni emerse, i vertici del centro Olio, per mascherare l’inefficienza dell’impianto, erano soliti celare il superamento dei parametri.

Alcuni esperti, poi, lamentano la presenza di pozzi in aree nelle quali vengono raccolte le acque piovane che alimentano la falda acquifera, generando enorme preoccupazione in chi vede nelle estrazioni selvagge il principale pericolo per la Basilicata.

image3

Secondo l’associazione medica per l’ambiente, infatti, il tasso di mortalità per malattia dell’apparato respiratorio è aumentato del 23% nella zona della Val d’Agri, mentre nella provincia di Potenza il tasso di ospedalizzazione per neoplasie maligne è aumentato del 48%.

Altro dato allarmante risulta essere quello della disoccupazione, un vero e proprio paradosso per una regione che, almeno sulla carta, dovrebbe fare incetta di royalties, anche se il settore petrolifero è noto per la scarsa occupazione che genera in relazione ai lauti investimenti.

Quindi, mentre la sede Eni di Milano vanta una miriade di ingegneri e addetti ai lavori, in Basilicata la percentuale degli impiegati nella filiera petrolifera è di gran lunga inferiore.

Un ossimoro dato che, a conti fatti, i cittadini lucani debbono accettare, in toto, i diktat  delle multinazionali petrolifere, in materia di estrazione, pur non traendo da questo comparto alcun vantaggio. 

Resta da chiedersi come mai, quindi, parte dei ricavati delle royalties, non vengano impiegati dalla regione Basilicata per garantire occupazione a tutti quei giovani che, nonostante tutto, decidono di non fuggire e cercano di dare un apporto costruttivo alla propria terra d’origine.

[responsivevoice_button voice=”Italian Female” buttontext=”Ascolta questo post”]

Copyright foto:

espresso.repubblica.it

omissisnews.com

popoffquotidiano.it

 

Valentina Nesi

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...