ATTUALITÀ

LA CINA E L’INQUINAMENTO

Vedere il sole, a Pechino, è ormai diventato un miraggio e non a causa di nuvole e maltempo ma per colpa dello smog.

Oltre alla capitale, in Cina, sono moltissime altre le città che superano abbondantemente i limiti accettabili d’inquinamento, anche se a Pechino risultano essere a dir poco terrificanti.

160950981-0cba8f5b-488a-44e1-9fb3-321bcdc4ac7e I dati ufficiali cinesi parlano di 400 microgrammi di particolato (inquinamento da particelle ndr), mentre quelli emessi dal sistema di rivelazione dell’ambasciata americana parlano, addirittura, del doppio, pur considerato che il limite massimo dovrebbe essere di 25.

Infatti, secondo l’Oms, con 100 microgrammi l’aria non è salubre e a 300 anziani e bambini non dovrebbero uscire di casa.

Questa grave contaminazione dell’aria è dovuta a progetti industriali ad alta intensità produttiva che, in Cina, si traducono nel bruciare carbone più di quanto facciano l’Unione Europea, gli Stati Uniti e il Giappone messi insieme.

Tutto ciò sta determinando rischi disastrosi per la salute della popolazione tanto che l’incidenza di cancro ai polmoni, anche tra i non fumatori, a Pechino, negli ultimi anni, è raddoppiata.

La transizione cinese dall’economia di Stato a quella di mercato, con una produzione sempre maggiore e sempre più a basso costo, non ha prodotto solo problemi di inquinamento dell’aria, ma a preoccupare molto gli ambientalisti è anche l’esaurimento di sorgenti d’acqua non riciclabile.

Basti pensare che, ad oggi, più della metà della popolazione cinese non ha un accesso diretto a questo bene di prima necessità.

Questo avviene perché, negli ultimi 30 anni, la Cina, ha distrutto le sue sorgenti acquifere e le conseguenze di queste azioni scellerate hanno portato a intere zone agricole ridotte a deserto.

Nel prossimo futuro si pensa che la scarsità di acqua verrà avvertita anche nelle grandi città.

 

Le industrie cinesi producono, ogni giorno, una grandissima quantità di acqua di scarico inquinata che si riversa, poi, nei fiumi sempre più carichi di sostanze chimiche molto pericolose e cancerogene.

Secondo l’OECD (The Organisation for Economic Co-operation and Development), tre quarti dell’acqua potabile cinese non rispetterebbe gli standard internazionali e quella presente nei sette bacini fluviali risulta essere sempre più inquinata.

fiume_03_941-705_resizeIl fiume delle Perle, bacino idrico che attraversa la provincia del Guangdong, ogni anno produce quattro miliardi di acqua inquinata e di questa, solo una piccolissima percentuale viene trattata e pulita.

Il territorio cinese, inoltre, è utilizzato anche come area di smaltimento illegale, di rifiuti industriali.

A quanto pare, infatti, trasferire i monitor dei computer in Cina affinché vengano distrutti, conviene dieci volte di più che farlo nel proprio Paese.

Ovviamente, i rischi per chi vi lavora e i danni all’ambiente sono elevatissimi, mentre il traffico tossico prodotto è illegale e bandito dagli standard delle norme internazionali.

Tutto questo accade nonostante le importazioni di rifiuti solidi siano state bandite in Cina nel 1996.

Questo succede perché le leggi cinesi in materia risultano essere poco rigide.

Tra le industrie pesanti, le più inquinanti, sono in maggioranza sotto il controllo del governo centrale e possono beneficiare di molti privilegi quali ingenti prestiti, energia a basso costo e, ovviamente, pochi controlli.

Di contro, la popolazione cinese sta prendendo sempre più coscienza riguardo alle problematiche ambientali, sono sempre di più le comunità che si ribellano e protestano contro l’uso incontrollato del territorio da parte delle entità produttive e che va a vantaggio solo di alcuni devastando la possibilità di vita per l’intera popolazione.

 

 

 

 

 

 

 

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