ATTUALITÀ

La battaglia delle pale eoliche

Nel mondo delle energie alternative ad ogni costo, senza se e senza ma, sempre più spesso capita di imbattersi, valutando la possibilità di far ricorso a questo tipo di energie, in un annoso dilemma: meglio il paesaggio o la produzione di energia alternativa?

Il contrasto, che ormai anima sempre più e sempre in più parti d’Italia il dibattito, origina da una serie di fattori che rendono apparentemente incompatibili le due possibilità di scelta.

Gli strumenti necessari per produrre energia alternativa (indifferentemente da che si tratti di energia solare o di energia eolica) sono normalmente di notevoli dimensioni e, soprattutto quando l’energia da sfruttare è quella eolica, il rischio che essi creino quantomeno disagio al paesaggio circostante è ben più che un semplice sospetto. Basta infatti già considerare che una pala eolica, per potere produrre energia adeguatamente, non può trovarsi che in altura o comunque in parti di territorio che sono esposte all’azione del vento. Ed ovviamente questa circostanza, genera un corto circuito tra la preservazione del paesaggio e lo sfruttamento degli elementi naturali ed energetici di cui questo è dotato. A ciò si aggiunga, magari, anche la poca attrattività stilistica delle stesse pale e la bagarre è presto servita.

Certo, poi, gli enti e i cittadini ci mettono inevitabilmente del loro per rendere la discussione e la diatriba ancora più aspra: è noto infatti che, sia da parte di privati che di enti pubblici, lo sfruttamento delle energie alternative è spesso posto in essere non tanto per potere provvedere in modo migliore al fabbisogno proprio o del territorio ma più semplicemente per i numerosi ritorni economici in termini di contributi e agevolazioni che sovente vengono erogati in favore di chi sceglie l’energia alternativa.

A ciò si aggiunga inoltre che le pale eoliche, oltre alle ormai canoniche accuse di deturpazione del paesaggio devono affrontare anche un’altra accusa che proviene dai detrattori. Sin dal famigerato impianto di Altamont Pass in California negli anni ’80 è infatti noto che le turbine eoliche sono un pericolo per gli uccelli vista l’altezza ragguardevole che le stesse pale raggiungono. E se si considera lo sviluppo selvaggio dell’eolico, a volte spinto persino in zone di chiaro interesse non solo paesaggistico ma anche faunistico, il danno potrebbe essere inevitabile.

Le pale eoliche finiscono cosi per costituire una fonte di pericolo soprattutto per i grandi veleggiatori, i rapaci, le gru, le cicogne. Seguono i piccoli migratori (tutti, ma in particolare rondini e rondoni) e i pipistrelli.

E allora, come risolvere il problema? E’ possibile? Probabilmente, una vera conclusione a questa disputa non può raggiungersi senza considerare adeguatamente la natura dei luoghi in cui le pale eoliche vengono installate. Una considerazione, questa, che dovrebbe non soltanto prendere in analisi il profilo strettamente paesaggistico ma anche i profili delle caratteristiche di flora e fauna del luogo nonché dell’attrattività turistica della location. Se infatti il paesaggio costituisce volano per le economie di molti territori del nostro Paese, non dovrebbe ritenersi anti economico installare delle apparecchiature che, sebbene consentono un ritorno economico dal punto di vista energetico, poi finiscono col rovinare l’attrattività turistica dello stesso luogo? Ed al contempo, magari, aiuterebbe educare la stessa popolazione ad un uso più razionale delle stesse energie rinnovabili che, troppo spesso, diventano solo una fonte di arricchimento. Infine, potrebbe essere utile alla risoluzione della disputa anche costruire le strutture eoliche in modo più stilisticamente integrato col paesaggio circostanze cosi che, sebbene non si riesca ad eliminare la contaminazione innaturale di queste nei luoghi, quantomeno tale contaminazione diverrebbe armonizzata allo stesso paesaggio.

Certo, ciascuna valutazione dovrebbe essere fatta caso per caso: se in molti casi le turbine deturpano il paesaggio, in altri, non troppo rari, esse si integrano perfettamente col paesaggio e donano anche un aspetto particolare allo stesso o semplicemente ne spezzano la monotonia. In fin dei conti, in molte parti del mondo le energie rinnovabili hanno trovato la loro collocazione in armonia col paesaggio circostante, in qualche caso divenendone valore aggiunto e comunque senza deturparlo più di tanto.

Probabilmente, quindi, non sono tanto le turbine eoliche o i ben noti pannelli solari a deturpare il paesaggio: ma, più semplicemente, è forse l’opera dell’uomo, nell’installarli in quei luoghi selvaggiamente, la vera azione che deturpa qualsiasi paesaggio

Copyright immagine di copertina: http://www.ilgiornale.it/

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