Scienze & Tech

LA CENTRALE DI CERANO E L’IMPATTO AMBIENTALE

Quattordici milioni di tonnellate di anidride carbonica, pari a 120 milioni di metri cubi, cioè il volume di aria respirato da un uomo in trentamila anni, questo è il contributo annuale alla nostra atmosfera da parte della centrale termoelettrica a carbone di Cerano (Brindisi), il sito industriale o energetico con la più alta produzione di anidride carbonica in Italia.

Oltre l’anidride carbonica questo impianto produce considerevoli quantità di gas inquinanti come NOx, SOx e particolato sottile (PM10) in aggiunta a residui solidi ad concentrazione di metalli pesanti fra i quali: Arsenico, Nichel, Piombo, Mercurio, Cadmio e altre sostanze. Questi numeri e questi nomi hanno un impatto devastante sul territorio circostante e sulle persone che lo popolano.

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Il mare davanti all’impianto non è balneabile per chilometri. Il territorio fertile, famoso una volta per la qualità dei carciofi prodotti, è stato dichiarato inadatto alla produzione vegetale. La nube tossica, soprattutto per la presenza d’inquinanti secondari e le polveri sottili, hanno effetti devastanti per le persone.

Un recente studio ha quantificato questi effetti: nelle province di Brindisi, Lecce e Taranto si registrano fino a 44 decessi all’anno per tumori all’apparato respiratorio direttamente imputabili all’impianto di Cerano.

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Nonostante questo disastro e l’impegno costante di molte associazioni di cittadini brindisini nulla o pochissimo è stato fatto per rimediare a questa situazione.

Attualmente è in corso l’installazione di misure di contenimento, in particolare è in fase di copertura il nastro lungo 14 kilometri che attualmente trasporta il carbone, esponendolo ai forti venti della zona, dal porto di brindisi alla centrale. Queste misure di contenimento sono state salutate da una “certa stampa”, come misure innovative atte a sdoganare Cerano verso una produzione di energia “Pulita”.

Carbone pulito come nucleare sicuro sono ossimori scientifici. Chi li pronuncia ha l’intento di provocare ironia, straniamento o confusione. Infatti, non esiste il carbone pulito come non esiste il nucleare sicuro.  E’ possibile ridurre la quantità di inquinanti emessi dalle centrali termoelettriche a carbone mediante tecnologie di abbattimento, ma non è possibile eliminare l’impatto nocivo che questa tecnologia ha sull’ambiente circostante.

Questo fenomeno è legato principalmente al tipo di combustibile usato nelle centrali, il carbone, che è fra le fonti primari più inquinanti esistenti e nel disegno di una società contemporanea queste situazioni non sono più accettabili.

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Quando queste centrali o simili siti industriali dall’impatto devastante (vedi ILVA ndr) sono state concepite, negli anni 60-70, non si conoscevano del tutto gli effetti che questi mostri venuti dal futuro avrebbero generato. La povertà e l’ignoranza diffuse nel Paese hanno portato a disastri ambientali di proporzioni immani. Oggi, tuttavia, le condizioni sono molto cambiate, o avrebbero dovuto mutare. Conosciamo gli effetti di questi siti produttivi, come possiamo accettare la loro esistenza senza un dibattito pubblico condiviso e trasparente, che coinvolga anche medici scienziati ed ingegneri oltre che economisti e costruttori? Come possiamo accettare che a decidere su questi temi così importanti siano delle persone scarsamente preparate? Come possiamo accettare di barattare la nostra salute, quella dei nostri territori, quindi le opportunità delle future generazioni, in cambio di lavoro, per pochi, e ricchezza per pochissimi? Purtroppo abbiamo recentemente assistito alle gesta di una classe dirigente arrivista, sedotta delle potenti lobby dell’energia, in occasione del recente referendum sul petrolio. Questa, andrebbe sconfessata ogni giorno se si vuol tornare ad avere speranze in una società sostenibile e in equilibrio con l’ambiente. 

                                                                                                                  Andrea Listorti

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