LE CITTA’ CHIUSE

Fil di ferro, posti di blocco e alte recinzioni. E’ come appaiono dall’esterno le 49 città chiuse presenti nell’Europa dell’est.

Legalizzate da un decreto del 1996 ma un tempo veri e propri conglomerati fantasma visto il loro status di centri strategico-militari, le città chiuse, tutt’oggi, continuano ad essere sistematicamente rimosse dai documenti statali.

Fondate nel 1940, nel periodi in cui l’Unione Sovietica era interessata dalla Seconda Guerra Mondiale, a queste città, in principio, venne attribuito l’emblematico nome di caselle postali, in riferimento alle modalità attraverso le quali veniva inviata la posta a loro diretta.

Infatti, il governo sovietico, per impedire l’esatta localizzazione delle città chiuse, dislocava delle caselle postali in centri limitrofi, smistando, solo successivamente, le missive.

Veri e propri centri fortificati ma dallo status giuridico ben definito, in piena Guerra fredda dire ad alta voce il nome di una di queste città poteva costare, addirittura, il carcere.

Selezionate sulla base della conformazione geografica del luogo, quasi sempre scelte tra la Siberia e gli Urali, la Russia è la nazione che vanta, in assoluto, più città chiuse.

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Sono 42, infatti, i centri fortificati presenti in questa nazione con una popolazione complessiva di oltre 1.5 milioni di abitanti ma, anche Ucraina, Estonia e Kazakistan hanno questo tipo di città sul proprio suolo.

Anche se in questi luoghi non hanno sede né basi militari né uffici governativi, le città chiuse rivestono un’importanza campale per gli stati nei quali si trovano. Qui, infatti, sono stati allocati importanti poli chimici e nucleari, fondamentali per la ricerca e per la creazioni di sofisticate armi.

La loro inaccessibilità e segretezza, quindi, dipende proprio da questo e dal timore che eventuali ingressi possano avvenire per carpire segreti militari.

Nei pressi di Zagorsk, in Russia, città nota per le sue bellezze sia naturalistiche che architettoniche, sono sorte due città chiuse: Zagrosk-6 e Zagrosk-7.

In queste, non solo sono state sviluppate armi nucleari e batteriologiche ma, attorno al 1960, venne creata una pericolosa e potente arma biologica che prese forma partendo dai virus del vaiolo, dell’ebola e di altre malattie presenti, in particolare, nel continente africano.

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Per chi non è nato in una città chiusa, entrarvi è un’impresa quasi impossibile.

Infatti, viene richiesto un particolare permesso attraverso il quale, il governo, svolge un vero e proprio lavoro d’investigazione sulla genealogia del richiedente.

I residenti, poi, possono allontanarsi dalle rispettive città chiuse solo se muniti di appositi lasciapassare e, per i non residenti, richiedere il permesso d’ingresso è un’impresa molto ardua: bisogna, infatti, che siano imparentati con almeno un residente e che le informazioni a loro riguardo, in possesso del governo, siano le il più esaustive possibili.

A Zheleznogors, in Siberia, ha sede un’altra importante città chiusa. Qui è allocata l’Iss, azienda di sistemi satellitari che offre lavoro a oltre 8000 persone, impresa fondamentale per il rilancio della tecnologia made in Russia e nella quale, si dice, lavorino i migliori ingegneri del Paese.

In piena Guerra fredda, risiedere in una città chiusa rappresentava una sorta di status-simbol dato che, gli abitanti, non solo venivano meticolosamente selezionati e avevano il privilegio di abitare in case sfarzose ma, i loro figli potevano frequentare scuole d’eccellenza e i residenti avevano accesso a beni alimentari, spesso, introvabili nel resto del Paese.

Attualmente, invece, a spingere i giovani Russi verso le città chiuse, sono gli stipendi, molto al di sopra rispetto la media nazionale e la qualità del tenore di vita che pare essere molto più lussuoso rispetto quello dei residenti in città “normali”.

Tuttavia, il vivere in unità territoriali nelle quali, quasi tutto ruota attorno a industrie chimiche e nucleari, nuoce non solo all’ambiente ma anche alla salute dei cittadini.

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Non è un caso, infatti, che le sperimentazioni nucleari vengano fatte in zone dalla bassissima densità abitativa e dove, in caso di fuoriuscita, i danni, non solo sarebbero contenuti, ma si potrebbe facilmente preservare la segretezza dell’incidente.

A Novouralsk, situata sull’alto corso del fiume Nejva, città chiusa specializzata nell’arricchimento dell’uranio, la popolazione invecchia più velocemente rispetto la norma, i tumori paiono essere più diffusi e il malcontento per una vita vissuta, sempre, sotto la lente d’ingrandimento, serpeggia soprattutto tra i più giovani.

Un’altra, importante, città chiusa è Arzamas-16, oggi nota come Sarov. Qui, negli anni ’50 venne costruito un impianto nucleare segreto per la fabbricazione della prima bomba atomica.

Sottoposta a un regime restrittivo tra i più rigidi, Arzamas-16 continua a essere, tutt’oggi, sotto il controllo del governo federale e quindi resta, a tutti gli effetti, città chiusa.

La segretezza su quanto fatto in questi centri, quindi, sembra essere tutt’ora prioritaria, al punto da generare timore in quanti pensano che, attraverso la convulsa sperimentazione chimica e atomica si possa arrivare alla creazione di un vero e proprio arsenale apocalittico.

Resta, quindi da chiedersi, cosa, in questo preciso momento storico, si stia studiando in queste particolari e segrete unità territoriali e, se gli esperimenti qui condotti siano atti alla creazioni di armi, talmente pericolose, da mettere a rischio l’esistenza del genere umano. 

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Valentina Nesi

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