ATTUALITÀ

IL FEMMINISMO SI FA BAMBOLA

Negli ultimi anni si sente parlare sempre più frequentemente di parità di sesso, diritti delle donne e pari opportunità: sono tutti obiettivi del femminismo, ossia quel movimento che si batte per la difesa delle donne e rivendica la parità dei diritti tra i sessi in ambito sociale, economico e politico.

Dai tempi della Rivoluzione Francese, culla del femminismo, tuttora non si è conclusa la battaglia contro i pregiudizi di una società patriarcale, nella quale l’evoluzione professionale e culturale sembra essere permessa soltanto a chi possiede il cromosoma Y.

Nonostante siano stati fatti alcuni passi avanti verso una di uguaglianza di genere: da un punto di vista formale il ruolo della donna rimane ancora circoscritto a quello di sposa e madre oltre che, nel peggiore dei casi, a quello di oggetto.

Un concetto che al giorno d’oggi passa attraverso molti canali, dai mass media alla moda, passando persino attraverso i giocattoli. Ne sono l’emblema le Barbie o le Bratz, da sempre al centro di polemiche: la bambola dal seno sodo e prosperoso, il vitino di vespa e le gambe chilometriche o quella dai labbroni “a canotto”, il trucco pesante e i vestiti alla moda costringono le bambine in stereotipi di genere, privandole di esprimere la loro libera identità e promuovendo l’immagine di una donna irreale.

La conseguenza più rischiosa è che le bambine crescano con una percezione sbagliata della realtà, aspirando ad ottenere un corpo “perfetto” con il quale poter esser felici, secondo il binomio magrezza/bellezza. È un ragionamento che, portato alle estreme conseguenze, potrebbe condurre a buchi neri come depressione o anoressia, nella speranza di raggiungere un aspetto “da bambola”, ma umanamente impossibile.

In una società dominata dalla globalizzazione e sempre più attenta alle differenze, è sintomatico che molte case produttrici di giocattoli abbiano cominciato ad ascoltare la voce delle consumatrici più infuriate, lanciando sul mercato quelle che possiamo chiamare bambole pro-femminismo. Insomma, “vere bambole per ragazze vere”.

È questo il proposito, per esempio, dell’OHC GROUP CLL, che nel 2004 ha disegnato la linea The Only Hearts Club, promuovendola con lo slogan “real dolls for real girls”: si tratta di sette bambole con un aspetto e un abbigliamento più simile a quello delle bambine, che polemizzano implicitamente con i modelli sbagliati proposti dalle Bratz e Winx.

Tuttavia, uno sforzo è stato fatto anche da parte della MGA Entertainment, casa produttrice proprio delle Bratz che, in collaborazione con l’artista Wendy Tsao, ha “struccato” le sue it-dolls, per dargli il volto di icone femminili come Frida Kahlo, J.K. Rowling e Malala Yousafzai, al fine di inspirare le sue piccole consumatrici.

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Persino la Mattel, casa produttrice della Barbie, la bambola “perfetta” per eccellenza, ha mostrato di essere sensibile al tema della parità di genere e ultimamente, il 28 gennaio scorso, ha lanciato sul mercato la linea Fashionistas 2016, ovvero un nuovo esercito di bambole dall’aspetto “più sano e reale”: 3 diverse corporature, curvy, petite e tall, 7 tonalità di carnagione, 19 nuovi colori d’iride e ben 20 acconciature.

Ma la ciliegina sulla torta arriva da parte della Lego. L’azienda danese è stata bacchettata da una bimba di sette anni, Charlotte, che in una lettera lamentava l’assenza di giochi per ragazze della famosa serie. “Non mi piace che ci siano più Lego maschili e quasi nessuno femminile” ha scritto la piccola. “In un negozio ho visto i Lego divisi in due sezioni: rosa e blu. Tutte le ragazze sono sedute in casa, vanno in spiaggia o fanno shopping, ma non hanno nessun lavoro. I ragazzi invece vanno all’avventura, lavorano, salvano persone e nuotano anche con gli squali!” Alla fine arriva la richiesta, secca e precisa: “Fate più Lego per ragazze e lasciatele andare all’avventura e divertirsi. Ok?! Grazie.”

Le parole della piccola Charlotte devono essere state incisive se l’azienda danese ha deciso di mettere in vendita la linea Research Institute: così anche la Lego ha il suo istituto di ricerca con tre scienziate donna, una paleontologa, un’astrofisica e una chimica.
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Probabilmente si tratta soltanto di mosse prettamente di marketing, con le quali le famose case di produzione sperano di conquistare la simpatia delle consumatrici e continuare a vendere. Tuttavia è fondamentale che queste mosse siano state compiute, in quanto sono sintomo di una crescente attenzione nei confronti della voce delle donne. Di quelle stesse donne che da bambine giocavano con la Barbie, che da adolescenti e probabilmente anche da adulte si sono sentite svalutate per il proprio corpo, e nonostante tutto oggi sono insegnanti, avvocati, medici, dirigenti e soprattutto mamme, ricoprendo un ruolo fondamentale nella società.

Sara Di Leo

 

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