ATTUALITÀ

FEMMINISMO 2.0

C’è femminismo e femminismo, un po’ come d’altronde può esserci cultura e cultura. Ciò vale in particolar modo per la nostra televisione che, con l’evolversi dei costumi propri e della società che rappresentava, ha finito con il creare un proprio e particolare mondo dove i valori alle volte vengono ad essere offuscati in ragione degli ascolti. E tra le tante innovazioni negative, al netto delle quali la televisione è e resta sempre un mezzo di comunicazione tra i più importanti per efficacia e diffusione, la più discussa e critica riguarda forse la figura della donna troppo spesso ridotta, nel contesto televiso, a bambola ed oggetto del desiderio dell’ascoltatore.
Il corpo della donna attrae e ciò non è certo una scoperta di qualche direttore marketing o di qualche dirigente televisivo ma è da sempre verità assoluta. Semmai, la vera scoperta, sta nell’aver capito che si poteva usare quello stesso desiderio che da secoli muove l’uomo e le sue azioni verso il gentil sesso, per implementare gli ascolti di un dato programma generando così maggior introiti pubblicitari e facendo parlare di sè, che poi non guasta mai. Il primo fu, in questa come in altre cose affini alla tv di casa nostra, Silvio Berlusconi che, già a metà degli anni ’80, proponeva attraverso le sue reti uno streotipo della donna che, se in parte si rifaceva a ciò che proveniva dall’America, d’altro canto non vedeva di cattivo occhio il desiderio dell’ascoltatore e la bellezza stessa della donna. Trasmissioni come “Colpo grosso” o “Drive In”, fecero così da apripista ad un certo lassismo dei costumi della donna morigerata e ben vestita (sopratutto vestita) che aveva accompagnato le epoche precedenti e le trasmissioni dell’unica emittente allora possibile, la RAI. Ed allo stesso tempo, quell’azzardo morale che piacque così tanto all’italiano medio, ripagò le emittenti che ben presto divennero di costume, anche se di costumi e vestiti in realtà le donne ne portavano pochi. Di li a poco Veline e Letterine, assieme a molte altre tipologie di vallette, showgirl e pseudo assistenti divennero una costante in molti dei programmi di punta ed anche mamma Rai, da sempre ben più morigerata, si adeguò ben presto ai nuovi costumi. Ma quanto sottile può essere la linea tra la volgarità e la sensualità? E sopratutto, siamo così certi che il pubblico televisivo ripudi la volgarità sic et simpliciter e non abbia, invece, nei confronti della donna e del suo corpo, un atteggiamento intimamente voglioso? Certo, il limite he divide la sensualità e la bellezza, dalla ben più diffusa volgarità, è un limite molto sottile e che spesso la nostra televisione tende a superare con buona pace del gusto e del valore principe dell’eleganza. Ma che i nostri ascoltatori siano così rammaricati dal godere di tali intermezzi durante la visione dei loro programmi preferiti, resta a dire il vero che gli ascolti non paiono evidenziare cali legati all’assenza di moralità.

Sta di fatto che ad oggi, a secondo millennio ben inoltrato e a quasi 50 anni dalle prime rivolte femministe, tutto sembra tacere a difesa delle donne del piccolo schermo le quali, un po’ consapevolmente un po’ perchè la scelta non dipende da loro, si ritrovano ancora a seguire il desiderio dell’uomo come in un eterno gioco della lepre con l’agnello che imperituramente si ripropone. Ciò, nonostante in molti ormai sottolineino come il corpo e la dignità delle donne, si siano degradati oltre ogni modo e limite con l’evolversi del mezzo televisivo. Eppure siamo sempre lì, di fronte a quel piccolo schermo a scegliere di guardare questo o quel programma, a volte, solo per chi lo conduce o magari per la sua avvenenza e tante altre volte a soffermarci ad ascoltare, solo per sbirciare l’intermezzo pseudo erotico o godere della sensualità di qualche showgirl. Probabilmente, i nostri telecomandi, non sono ancora pronti a cambiare canale scegliendo, tra tutti, quei contenuti che maggiormente paiono rispettosi della dignità e del corpo della donna il quale, a sua volta, resta ancora inprigionato pur avendo cambiato contenitore di riferimento, nel desiderio dell’uomo. Storia di secoli che si ripropone anche in quel secolo che, in ossequio alle lotte degli anni passati, avrebbe dovuto consegnare alla donna ben altro e che, invece, ci porta ancora a porci alcuni interrogativi circa l’immagine pubblica della donna ed il suo ruolo nella nostra società. Con l’ombra che, il male di una donna davvero considerata solo come oggetto e mera bambola da salotto, non sia ancora del tutto estirpata e forse non completamente estirpabile per qualche anno ancora.

Copyright immagine di copertina: http://curiosando708090.altervista.org/wp-content/uploads/2015/07/drive_in_massimo_boldi_ragazze_fast_food_trasmissione.png

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