FRANZ KAFKA E LA BAMBOLA DI STEGLITZER

E’ un Franz Kafka per certi versi inedito quello raccontato da Dora Diamant, l’insegnante e attrice polacca della quale lo scrittore ceco si innamorò poco prima morire, e che nonostante la grande differenza d’età( lui aveva 40 anni e lei 25 ndr), gli stiede vicino durante gli ultimi mesi della sua vita.

I due si conobbero quando Kafka era già affetto da tubercolosi, dopo essersi innamorati follemente fecero piani per per il futuro, viaggiarono tra la Cecoslovacchia, la Polonia e la Germania e si illusero di poter trascorrere trascorrere un avvenire lungo e felice.

E fu proprio in Germania, precisamente allo Steglitzer Park di Berlino, in una delle tante avventure che i due vissero insieme, che Dora si rese conto dell’unicità di Franz Kafka e di quella bontà d’animo che lo scrittore troppo spesso celava agli occhi anche degli amici più intimi.

Una mattina, infatti, i due incontrarono una bambina in lacrime e lo scrittore, dopo averle asciugato le lacrime, le chiese cosa fosse successo.

La piccola dopo aver raccontato loro di aver perduto la sua amata bambola, scoppiò nuovamente in lacrime, così Kafka per placare il suo dolore inventò subito una scusa plausibile.

Le disse che la bambola era partita per un viaggio, cosa della quale era venuto a conoscenza da una lettera che lo stesso pupazzo si era preoccupato di inviare allo scrittore, in modo che facesse da tramite tra lui e la bambina.

Nonostante in un primo momento la ragazzina fosse molto diffidente, Kafka le promise di farle leggere, l’indomani, la lettera che la bambola gli aveva inviato e recatosi in fretta e furia nel suo appartamento berlinese si mise subito a lavoro.

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Sarà proprio Dora a raccontare della passione e della serietà che l’autore ceco mise nella redazione della missiva, tanto che il giorno successivo, puntuale come non mai, dopo aver trasformato quella missiva in un vero e proprio capolavoro letterario, in modo da rendere la finzione realtà ed evitare che la ragazzina potesse restare delusa, si recò allo Steglitzer Park pronto ad incontrare la bambina.

La piccola lesse con interesse la lettera che la bambola le aveva inviato e nella quale le spiegava che pur provando un autentico e profondo affetto nei suoi confronti era stufa di vivere sempre nello stesso posto. Le promise, però, di scriverle ogni giorno e di raccontarle in modo dettagliato tutte le sue peripezie.

Ed effettivamente Franz Kafka mantenne la promessa. Per oltre tre settimane scrisse alla bambina una lettera al giorno, nella quale le raccontava con ironia e accuratezza ogni dettaglio della nuova vita del suo pupazzo.

La bambola poi, pur cercando di rassicurare la bambina e affermando di continuare a provare un profondo affetto nei suoi confronti, le disse anche che la sua vita, così profondamente complicata, non gli permetteva di potersi riunire e la pregava di riflettere sulla complessità dell’esistere.

C’è molto di Kafka in questo modo di concepire la vita, gli affetti e l’esistenza e, soprattutto, c’è molto dell’autore ceco in questo “disperato” tentativo di consolare e prepara alla vita una bambina, quindi una volta resosi conto che la piccola sarebbe stata pronta alla separazione definitiva decise che, per la bambola, fosse giunta l’ora di sposarsi.

Con dovizia di particolari descrisse il futuro marito del pupazzo, la festa di fidanzamento e la cerimonia nuziale.

La bambola di Steglitzer dopo aver raccontato alla piccola della sua nuova abitazione, con malinconia le spiega di come da quel momento in avanti sarà veramente impossibile, per loro, potersi ritrovare.

La bimba, senza batter ciglio, comprese ciò che la bambola le disse e dopo aver salutato Kafka e Dora continuò felice a pensare al radioso avvenire del suo giocattolo.

kafka

Fu così che lo scrittore ceco, adoperando la sua sensibilità e il suo talento fece superare ad una bambina quello che sarebbe potuto diventare un trauma impartendole anche, in modo diretto e ironico, dei grandi insegnamenti sulla vita.

Un modo intenso e originale di combattere le avversità che l’esistenza riserva con l’arte e che, sicuramente, sarà rimasto per sempre impresso nella mente di una bambina che ha avuto la fortuna di avere come “compagno di giochi” un maestro dell’esistenzialismo: Franz Kafka.

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Valentina Nesi

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