CULTURA

LE BAMBOLE NEL MONDO ANTICO

L’ attività ludica svolge un ruolo fondamentale nella vita dei bambini.

Albert Spencer, filosofo britannico e teorico del darwinismo sociale ipotizzò la teoria del surplus di energia, secondo cui i bambini necessitano dei giochi per scaricare quelle energie in eccesso che altrimenti non riuscirebbero ad espellere.

Altri studiosi compresero a pieno l’importanza delle funzioni ludiche, necessarie per lo sviluppo delle attività motorie e mentali dell’individuo. Attraverso i giochi il bambino inizia a comprendere il mondo che lo circonda, a conoscere gli oggetti e a sviluppare le funzione intellettive e psicologiche.

Che queste siano teorie recenti non potremmo metterci la mano sul fuoco, poiché, gli antichi, in un certo qual modo, erano a conoscenza di quanto fondamentale fosse l’attività ludica nella vita dei bambini per lo sviluppo delle loro funzioni.

Numerose sono le testimonianze giunte fino a noi attraverso i ritrovamenti archeologici e alle preziose fonti letterarie ed artistiche.

Nel mondo antico, dai sumeri agli egizi, dai greci ai romani, i bambini utilizzavano giochi e giocattoli molto simili a quelli di oggi. Probabilmente il giocattolo più antico della storia è proprio la bambola. Ne sono state rinvenute alcune nelle tombe egizie risalenti al 2000 a.C.

Nell’ Antico Egitto venivano fabbricate in terracotta, avorio ma anche in stoffa. Anche in Grecia erano costruite con gli stessi materiali e, addirittura, alcune di queste erano snodabili;  avevano arti snodabili che potevano esser sostituiti in caso di rottura. Ovviamente, avevano un prezzo più elevato rispetto quelle semplici ed immobili.

Le bambine greche ma anche quelle romane potevano giocare con le loro bambole fino alla vigilia del matrimonio che, come sappiamo, avveniva prematuramente. La fine dell’infanzia era segnata da una particolare cerimonia in cui le fanciulle dovevano donare le loro bambole agli Dei, come un’offerta propiziatoria per l’inizio della loro vita da adulte.

A differenza delle bambole moderne, quelle dell’antichità non avevano lineamenti di infanti ma, invece, venivano riprodotte con le sembianze degli adulti, dotate di gioielli e vestiti. Questo succedeva perché il modello educativo imposto era quello secondo cui le fanciulle avrebbero dovuto prendere esempio da un soggetto adulto. Non a caso spesso le bambole rappresentavano le divinità.

Dalle antiche tombe romane gli scavi hanno riportato alla luce bambole di legno, di osso e di avorio. Celebre, tra queste, “La Crepareia”, così denominata perché rinvenuta, assieme con preziosi monili, nel sarcofago della giovinetta Crepareia Tryphaena, morta nel secondo secolo dell’Era Volgare. Questa bambola alta 23 centimetri, con la testa ed il busto in avorio e le braccia articolate, è oggi conservata ai Musei capitolini a Roma.

crepareia

Tantissime sono le bambole pervenute nelle tombe di giovani fanciulle.

Nell’antichità seppellire una bambola accanto al cadavere di una giovane significava che questa era morta vergine. Infatti, se nell’antica Grecia il passaggio dalla pubertà all’altare diventava tale con la consacrazione delle bambole alla Dea Artemide, a Roma le bambole venivano consacrate alla Dea Venere, dopo la cerimonia nuziale, sintomatico del termine della purezza.

Ma la bambola nel mondo antico non era solamente uno strumento per l’attività ludica dei giovani. Quest’immagine antropomorfa, replica più o meno fedele dell’essere umano, ha ispirato persino filosofi e poeti.

Callimaco, ad esempio, poeta e filosofo greco dell’età ellenistica, scrive un Inno a Cerere, utilizzando l’immagine di una bambola di cera come emblema della fragilità umana:

… Uno la sposa conduceva a nozze:

Fu colpito Erisíttone da un disco,

o Dal carro è caduto, o Sta a contare

sopra l’Otris i greggi. E tutto il giorno

quello a mensa, nel fondo della casa,

mangiava all’infinito. E più mangiava

più il ventre gli balzava orribilmente.

Si versavano tutte le vivande

inutilmente, senza alcun piacere,

come nella voragine del mare

ed egli, come neve sul Mimante,

come al sole una bambola di cera,

e di più, si struggeva. Sventurato,

finché fu pelle e ossa sopra i nervi.

Era in pianto la madre, tristemente

le due sorelle, chi lo tenne al seno

e molte volte anche le dieci serve

mandavano lamenti e Triopa stesso,

si portava le mani al bianco capo,

invocando in tal modo Poseidone

che non l’udiva: Falso genitore,

ecco qui tuo nipote, se davvero

nacqui da te e da Canace di Eolo,

e da me questo povero fanciullo

fu generato. Almeno le mie mani

l’avessero sepolto, fatto segno

della mira di Apollo…

Copyright foto copertina:

https://tonykospan21.wordpress.com/tag/bambola-di-crepereia/

 

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