ATTUALITÀ

LE VETRINE DELLE BAMBOLE

Di giorno tele bianche a coprire quelle vetrine che, all’ignaro passante, sembrano solo semplici finestre aperte di un negozio qualsiasi. Di notte, invece, tutto si trasforma e lontani dal candore di quelle tende bianche subito si palesano sotto di esse le tinte forti dei neon rossi e le donne, più o meno giovani, che entro quelle vetrine espongono il proprio corpo.
Amsterdam, è anche questo: la sua doppia personalità e quel contrasto chiaro come la differenza tra giorno e notte che, proprio guardando alla città nei due momenti della giornata, si palesa più forte. La capitale olandese (è innegabile) da molti anni non esercita più fascino soltanto per i caratteristici canali, per le bellezze artistiche e per la relativa tranquillità che contraddistingue la sua vita. Essa è ormai divenuta nota, anche per gli “eccessi” (se così si possono definire) e per i fenomeni di costume cui ha dato origine negli anni. In primis, la discussa legalizzazione della marijuana, con l’apertura degli arcinoti coffee shop nei quali si potevano liberamente consumare un vasto numero di droghe leggere. Unitamente al fascino esercitato dalle droghe leggere, larga parte del fascino intrigante di questa capitale, è dovuto al suo celebre “Red Light District” nel quale si concentrano, com’è noto, numerose attività nelle quali si offre sesso a pagamento. Ma al di là delle valutazioni che possono farsi sulla opportunità di legalizzare la prostituzione, a colpire di primo acchitto il passante che si trova in quel quartiere sono indubbiamente le tante vetrine nelle quali vengono ad esporsi donne che offrono, secondo veri e propri tariffari, il proprio corpo.
D’altronde non è un mistero che nella capitale olandese la mercificazione del corpo sia perfettamente legittima e che, tale provvedimento, sia stato preso con tutte le cautele e gli studi del caso e ben lungi dall’essere improvvisato. Le lavoratrici, ad esempio, non sono semplici prostitute ma vere e proprie professioniste (assunte con contratto e controllate sia dalle autorità sanitarie che dai datori di lavoro) e le zone nelle quali è possibile praticare la prostituzione professionale sono solo quelle determinate dal Comune di Amsterdam e quindi autorizzate a questo specifico scopo.
Ma magari, osservando meglio quelle stesse vetrine, la domanda potrebbe sorgere spontanea: era davvero necessario consentire, oltre all’esercizio del mestiere, anche la possibilità di esporre le lavoratrici come vera e propria merce o come manichini pronti ad animarsi al minimo cenno del desiderio dei passanti? Certo, il marketing fa come sempre il suo sporco lavoro nel momento in cui si osserva che, questa tecnica di pubblicizzazione, ha importato sicuramente un boom del fenomeno sia da parte di chi vi presta la propria opera sia da parte di chi in quella zona si reca per potere acquistare le prestazioni sessuali. Ma comprendere se il marketing e la legalizzazione della possibilità di disporre del proprio corpo possano bastare per giustificare questa vetrinizzazione, è cosa ardua. Tra le fazioni opposte che, come sempre, si fronteggiano sul tema, a maggior ragione reso ostico proprio dalla esposizione del corpo da mercificarsi, c’è grande varietà di argomenti: c’è infatti chi sostiene che la libertà di disporre del corpo integri anche la possibilità di metterlo in vetrina e chi invece ne fa una questione di ordine pubblico e decoro della zona della città dedicata al mercato del sesso; c’è chi accetta la prostituzione legale ma rifiuta moralmente di vedere le donne esposte come se fossero bambole e chi invece le ritiene libere di scegliere il metodo più idoneo der pubblicizzare ed attrarre verso il servizio che essere offronto e che niente altro è che la loro professione.
Certamente Amsterdam, fa parlare e continuerà a far parlare di se anche per questi eccessi e per le drastiche scelte che in essa si compiono e che coinvolgono anche il mercato del sesso e le sue lavoratrici le quali, probabilmente, non smetteranno di essere in vetrina a pubblicizzare il proprio corpo attirando su di se gli sguardi curiosi e colpiti dei passanti. E forse, è proprio questo il senso ultimo di quelle vetrine che, sebbene apparentemente sembrano degradare la dignità della donna, ad unno sguardo più attento potrebbero essere lette come una più forte affermazione di dignità. Quella stessa dignità che probabilmente, se si impedisse a quelle donne consapevoli e libere di esporsi in vetrina, sarebbe violata assieme alla libertà di disporre del proprio corpo realizzando così la più grave delle azioni indegne: negare la libertà ad una persona.

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