ATTUALITÀ

LIBERO SGUARDO IN LIBERO PROFILO

Che Internet fosse un posto libero, anche troppo a dire il vero, era probabilmente lampante ben prima che, grazie ed a causa di esso, cominciassero a perpetrarsi le prime violazioni della privacy degli utenti ed i primi incresciosi fatti di cronaca. Non si scopre dunque granchè, nel constatare che il progresso tecnologico, col suo complesso di acount, drive e password spesso troppo blande, ha importato oltre a numerosissimi lati positivi una gran serie di lati negativi che rischiano di porre a rischio non solo la privacy degli utenti ma finanche la loro stessa vita.
E’ in questo contesto che va inquadrata la morte di una giovane ragazza dell’interland napoletano, divenuta virale per via di un video hard che la ritraeva e che non ha tardato a diffondersi facendo il giro del web. Fin qui, per quanto grave possa essere il gesto di condividere del materiale privato o addirittura privatissimo e personale, siamo comunque nell’alveo dei soliti incresciosi episodi che, spesso e volentieri, si perpetrano a mezzo di internet. Tuttavia, la storia non è finita con la diffusione del video, la quale pure ha causato notevoli problemi alla ragazza (che volutamente non nomineremo in questo articolo per non infangarne la memoria ndr): infatti, dopo la diffusione della stesso la ragazza ha dovuto abbandonare il proprio posto di lavoro e rifugiarsi in Toscana, dove a cominciato ad esercitare il proprio “diritto all’oblio” ovvero la pretesa, giuridicamante non troppo tutelata a dire il vero, di ottenere la cancellazione del video dai motori di ricerca e dai siti internet che avevano “hostato” (diffuso ndr) il contenuto. Nel frattempo, però, la situazione diventava sempre più insopportabile e pesante fino al punto di spingere la giovane donna a chiedere al proprio comune di residenza il cambio della propria anagrafe cosi da non potere più essere associata a quell’episodio così imbarazzante. E sebbene internet, come sempre accade con i fenomeni che crea, aveva gia in breve tempo portato nel dimenticatoio quel video, i danni che la sua diffusione continuava a causare a quella donna erano sempre presenti: così tanto da spingerla a tentare una prima volta il suicidio senza riuscirci e poi una seconda volta, stavolta purtroppo riuscendoci.
Troppo pesante vivere col pensiero del fardello di quell’imbarazzante episodio che, nella mente della ragazza, era già negli occhi di chiunque persona incontrasse. Troppo pensate, l’impresa di liberarsi dalla morsa stretta della gogna mediatica che immediatamente si era innalzata contro di lei. Quella stessa gogna mediatica che, non soltanto non ha accennato a fermarsi nemmeno dopo la sua morte, ma che, pochi giorni dopo la morte della giovane donna, tirava nella sua morsa due donne illustri del piccolo schermo: Diletta Leotta, giovane presentatrice di Sky e la sorella di Cristina Buccino, nota showgirl italiana. Singolare, come sempre accade in casi del genere, il rammarico di quanti fino a qualche tempo prima avevano preferito la risata al rispetto, l’insulto alla comprensione; proprio ome singolare e del tutto contraddittorio appare notare che, pochi giorni dopo il cordoglio, la rete ci è ricascata tornando ad accendersi per quelle foto osè diffuse in pochi minuti e tornando a chiudere gli occhi di fronte a quella privacy la cui gravità della violazione, aveva forsee cominciato a comprendere dopo la morte della ragazza napoletana. In questi termini si palesa in tutta la sua negatività la eccessiva fluidità di internet, anche e sopratutto quando si parla di valori. Come può la morte di una ragazza, causata dagli effetti negativi di una gogna mediatica fin troppo eccessiva, essere recepita dal pubblico ed interiorizzata salvo poi tornare, nemmeno qualche giorno dopo, a ricadere nel medesimo errore?
Evidentemente, all’evolversi ed lala diffusione dei social network, non ha seguito una pari evoluzione dei valori che, nonostante siano ben noti nella vita reale, spesso in rete vengono ad essere sepolti da pensiero dell’eccessiva libertà da cui si è subito catturati. Ed è questo, forse, uno dei controsensi maggiori in cui si rischia di incorrere nel momento in cui si dimentica che, sebbene si tratti di un mondo virtuale, le persone che lo popolano sono esattamente le stesse che popolano il mondo reale e come tali mosse dagli stessi valori di quel mondo reale che abbandonano momentaneamente per diventare virtuali.

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